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Innovazione e reti di solidarietà per la salute dei neonati più fragili: dalla lezione del Brasile alla situazione italiana, la mappa delle banche e le nuove linee guida dell’OMS.

Dal modello sviluppato in Brasile alla rete italiana, oggi composta da 44 banche, il sistema delle banche del latte materno donato ha conosciuto una progressiva organizzazione. Per i neonati più fragili, soprattutto per quelli con peso molto basso alla nascita, è una risorsa davvero preziosa ma la disponibilità non è ancora uniforme sul territorio e, nel 2024, ha raggiunto solo un neonato su tre con peso inferiore a 1.500 grammi.

Il caso virtuoso del Brasile

La storia delle banche del latte umano in Brasile comincia nel lontano 1943, quando viene istituita presso l’allora Instituto Nacional de Puericultura di Rio de Janeiro la prima banca del latte del Paese con l’obiettivo di raccogliere e distribuire latte materno soprattutto ai neonati in condizioni particolari, come i prematuri e i bambini con problemi nutrizionali. Con il tempo le banche del latte sono diventate anche centri di promozione, protezione e sostegno dell’allattamento e, a seguito dell’introduzione da parte del Ministero della Salute di norme sanitarie e tecniche specifiche per il loro funzionamento, la Rete del Brasile delle Banche del Latte Umano è stata integrata progressivamente nelle politiche pubbliche per la salute materno-infantile.

Biberon pieno di latte su uno sfondo rosa latte materno
Il latte materno donato è sempre una risorsa preziosa

Il risultato è una delle più grandi reti organizzate di banche del latte al mondo. Tra il 2000 e il 2022, il numero delle banche brasiliane è passato da 109 a 227, affiancate da 234 punti di raccolta. Nello stesso periodo, circa 3 milioni di donne hanno donato latte, per un totale di 3,4 milioni di litri raccolti, che hanno permesso di alimentare circa 3,5 milioni di neonati.

Il latte materno donato diviene sempre più una sorta di «oro bianco»: una risorsa preziosa, soprattutto per i neonati prematuri e con basso peso alla nascita, che possono godere del beneficio di un alimento importante di vera e propria sopravvivenza. La rete delle banche del latte infatti, insieme al miglioramento delle condizioni socioeconomiche, l’ampliamento dell’accesso ai servizi sanitari, gli interventi di salute materno-infantile, le vaccinazioni, la promozione dell’allattamento e altre politiche pubbliche ha determinato una marcata diminuzione della mortalità infantile nel Paese.

Nuove indicazioni OMS per garantire sicurezza e qualità

Anche nel caso di neonati prematuri, il latte materno è un alimento importante: fornisce nutrienti essenziali e contiene numerose componenti bioattive e immunologiche che contribuiscono alla protezione e allo sviluppo. Se il latte della madre non è disponibile, la soluzione può arrivare dalle banche del latte che funzionano grazie alla disponibilità di mamme che scelgono volontariamente e gratuitamente di donare il latte in eccesso, dopo essere state sottoposte a un percorso di selezione e informazione. La loro partecipazione, tuttavia, è legata alla durata dell’allattamento e alle condizioni personali di ciascuna donna: per questo la continuità della raccolta richiede un ricambio costante delle donatrici e una capacità organizzativa in grado di intercettarle, accompagnarle e facilitare concretamente la donazione.

Anche l’OMS* ha recentemente rafforzato l’attenzione su questo tema: nel 2026 ha pubblicato, per la prima volta, standard globali specifici per la gestione del latte umano donato e delle banche del latte. Le indicazioni riguardano l’intero percorso, dalla selezione e dal supporto alle donatrici fino alla raccolta, alla conservazione, al trattamento, ai controlli microbiologici e alla tracciabilità, con l’obiettivo di garantire sicurezza e qualità e favorire un accesso equo al latte umano donato.

Il latte materno ancora non arriva a tutti

In Italia le Banche del Latte Umano Donato (BLUD) rappresentano ormai una realtà consolidata, anche se permangono differenze territoriali nell’organizzazione della rete e nella disponibilità del servizio. L’ultima indagine nazionale del Ministero della Salute, relativa al biennio 2023-2024, ha censito 44 banche sul territorio italiano. Nel 2024 le donatrici sono state circa 1.520 e il latte raccolto ha superato i 9.600 litri, destinati a migliaia di neonati, in particolare prematuri e con basso peso alla nascita. Un recente studio pubblicato sulla rivista Nutrients ha analizzato l’attività delle banche italiane, registrando una crescita, tra il 2023 e il 2024, sia del numero di donatrici sia del volume di latte raccolto, ma anche differenze nei servizi e nella capacità di garantire la raccolta e la distribuzione del latte.

neonato bambini infanzia
Con il tempo le banche del latte sono diventate anche centri di promozione, protezione e sostegno dell’allattamento

Disuguaglianze regionali

Le 44 banche italiane non funzionano tutte nello stesso modo. Esistono modelli organizzativi differenti, che riflettono anche le caratteristiche dei territori. Un esempio particolarmente interessante è quello della Toscana, dove dal 2008 opera la ReBLUD, la prima rete regionale italiana, che riunisce sette banche coordinate dal Meyer di Firenze e punta a uniformare le procedure e ottimizzare la distribuzione del latte donato. Un altro esempio arriva da Torino, dove la Banca del Latte degli ospedali Regina Margherita e Sant’Anna ha sperimentato un sistema di pastorizzazione per piccoli volumi, Lo.V.Milk, pensato per trattare quantità ridotte di latte umano e preservarne maggiormente le caratteristiche. L’obiettivo è ottenere un latte trattato più vicino, per caratteristiche, al latte materno fresco, limitando il trattamento necessario quando le quantità sono molto piccole.

Al Policlinico di Milano, la Banca del Latte Umano Donato della Mangiagalli è integrata nella struttura ospedaliera. La banca fornisce alle donatrici tiralatte e contenitori e organizza il ritiro a domicilio. La struttura destina il latte raccolto principalmente ai neonati prematuri ricoverati nella Terapia intensiva e sub-intensiva neonatale dello stesso ospedale.

Il modello “Allattami”: sinergia tra sanità e impresa

A Bologna, dalla collaborazione tra l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola, Granarolo e l’associazione Cucciolo, che riunisce i genitori dei bambini nati pretermine, nel 2012, è nata la Banca del Latte Umano Donato “Allattami”. L’obiettivo iniziale del progetto era creare una rete di donatrici disponibili a mettere a disposizione il latte in eccesso per i bambini ricoverati nelle Terapie intensive neonatali. “Il servizio, inizialmente rivolto al solo Policlinico Sant’Orsola – spiega Piccoli di Granarolo in un’intervista – si è progressivamente ampliato, coinvolgendo l’Ospedale Maggiore di Bologna, il Policlinico di Ferrara e l’Ospedale di Parma e nel 2026 è entrato nella rete anche l’Ospedale di Bentivoglio, con un contestuale ampliamento del territorio interessato dalla raccolta delle donazioni.

Allattami è un caso particolare nel panorama italiano delle banche del latte, un esempio particolarmente significativo di collaborazione tra un’istituzione sanitaria e un’impresa privata, un modello unico in Europa, i cui costi di gestione sono peraltro interamente sostenuti dall’azienda. Il funzionamento di Allattami è organizzato come una vera e propria filiera: le donne selezionate dal personale sanitario ricevono le indicazioni necessarie per la raccolta e la conservazione del latte. Il personale raccoglie il latte direttamente a domicilio e lo trasferisce alla banca, dove lo sottopone a pastorizzazione e lo conserva fino alla distribuzione agli ospedali.

La tracciabilità del biberon

La banca traccia ogni biberon lungo l’intero percorso, dalla consegna alla donatrice fino alla somministrazione al neonato. Dalla sua apertura, la struttura ha coinvolto circa 500 mamme donatrici e ha raccolto circa 45.000 biberon, equivalenti a quasi 5.500 litri di latte. Luigi Corvaglia, direttore della UOC di Neonatologia e Terapia intensiva neonatale e responsabile sanitario del progetto, riferisce che grazie a questo latte materno donato i medici hanno assistito oltre 1.200 neonati prematuri nell’arco di vent’anni, dimezzando l’incidenza dell’enterocolite necrotizzante (NEC) — una grave patologia intestinale potenzialmente fatale per i nati pretermine — dal 14% al 7,2%.  Corvaglia collega questo andamento positivo alla strategia nutrizionale adottata nel reparto, basata sull’incremento dell’utilizzo di latte esclusivamente umano, sia materno sia donato, nel contesto più ampio degli interventi assistenziali rivolti ai neonati prematuri.

Cosa raccomandano OMS e UNICEF sull’allattamento

L’OMS e l’UNICEF raccomandano che i bambini inizino l’allattamento al seno entro la prima ora dalla nascita e siano allattati esclusivamente al seno per i primi 6 mesi di vita – il che significa che non devono essere somministrati altri alimenti o liquidi, compresa l’acqua.
A partire dai 6 mesi di età, i bambini dovrebbero iniziare a consumare alimenti complementari sicuri e adeguati, continuando ad essere allattati al seno fino ai due anni di età o oltre.
Il latte materno è l’alimento ideale per i neonati. È sicuro, pulito e contiene anticorpi che aiutano a proteggere da molte malattie infantili comuni. Il latte materno fornisce tutta l’energia e le sostanze nutritive di cui il neonato ha bisogno nei primi mesi di vita e continua a soddisfare fino alla metà o più del fabbisogno nutrizionale del bambino durante la seconda metà del primo anno di vita e fino a un terzo durante il secondo anno di vita.
I bambini allattati al seno ottengono risultati migliori nei test di intelligenza, sono meno inclini al sovrappeso o all’obesità e meno soggetti al diabete in età adulta. Le donne che allattano al seno presentano inoltre un rischio ridotto di tumori al seno e alle ovaie.

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