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Buoni, denaro o cibo: qual è il programma di assistenza alimentare migliore?

soldi carrelloCosa funziona meglio nei programmi di assistenza alimentare? I pacchi di cibo, i soldi oppure i buoni per l’acquisto di prodotti? Se lo è chiesto un gruppo di ricercatori dell’IFPRI, Istituto internazionale di ricerca sulle politiche alimentari, che ha condotto un vero e proprio esperimento in alcune comunità di rifugiati colombiani in Ecuador. Arrivando alla conclusione che, se si considera il rapporto costo-efficacia, i buoni sembrano la soluzione per migliore. Anche se molto dipende dalla condizioni in cui il programma di aiuti è attuato e dagli obiettivi che si intende raggiungere.

 

I partecipanti allo studio, distribuiti in alcuni centri urbani nella regione settentrionale dell’Ecuador, sono stati suddivisi in quattro gruppi: una volta al mese, per sei mesi, alcuni hanno ricevuto un cestino di cibo (riso, lenticchie, olio e sardine in scatola), altri del denaro, altri ancora buoni per l’acquisto di particolari alimenti in supermercati convenzionati (cerali, frutta, verdure, patate, legumi, carne, pesce, latticini e uova). Il denaro, come il valore dei buoni e dei cestini, era pari a 40 dollari al mese. Un ultimo gruppo, infine, non ha ricevuto nulla, funzionando come controllo. Il programma, inoltre, prevedeva la partecipazione a una serie di incontri mensili di sensibilizzazione sui temi della nutrizione e la distribuzione di materiale informativo ai singoli partecipanti e nei punti vendita.

 

bambini carrello spesaIn generale tutti gli approcci hanno funzionato, portando a un aumento della qualità e della quantità di cibo consumata. Guardando nel dettaglio i risultati, però, sono emerse alcune differenze significative. Nel caso del trasferimento diretto di cibo, per esempio, sono aumentate soprattutto le calorie introdotte (provenienti in particolare dai cereali), mentre con i buoni è migliorata molto la varietà della dieta, con consumo regolare di verdura, uova, carne e latticini. Un effetto forse dovuto ai limiti imposti dai voucher stessi. Anche il gradimento dei partecipanti è stato differente: la soluzione cash è risultata la preferita. Del resto, è quella che dà maggiore autonomia ed è anche meno visibile all’esterno: i beneficiari non sono riconosciuti come i partecipanti di un programma di assistenza alimentare. La soluzione con buoni, invece, è stata la meno gradita.

 

pacco alimenti aiutoVa detto che anche i costi per implementare il programma di aiuti variano a seconda della strategia: la distribuzione diretta di cibo, per esempio, costa circa 11 dollari per unità, contro i 3 dollari della distribuzione di denaro o i 3,30 dollari della distribuzione di buoni spesa. «Combinando tutti questi fattori, emerge chiaramente che i voucher sono in generale la soluzione più efficiente e la distribuzione di cibo quella meno efficiente» scrivono gli autori. Attenzione, però: questo non significa che i buoni siano sempre la soluzione migliore. In situazioni di estrema povertà e disagio, per esempio, la donazione diretta di prodotti alimentari è probabilmente più adatta, perché è quella che ha l’impatto più immediato e importante sulla quantità di cibo consumata. Se invece l’obiettivo del programma è migliorare nel complesso la qualità della vita, potrebbe essere meglio la donazione di denaro.

 

I ricercatori dell’IFPRI, comunque, tengono a precisare che il loro studio ha riguardato condizioni di vita urbane: in ambiente rurale i risultati ottenuti potrebbero non essere più validi.

 

Valentina Murelli

Foto: Photos.com

  Valentina Murelli

Valentina Murelli
giornalista scientifica

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