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Allergie alimentari: un farmaco riduce il rischio di shock anafilattico in bambini e ragazzi. Lo studio dell’ospedale Bambino Gesù

allergia allergeniUn farmaco può ridurre il rischio di shock anafilattico nelle allergie alimentari. È quanto hanno scoperto i ricercatori in allergologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù, che hanno osservato le reazioni a vari allergeni alimentari di alcuni bambini e ragazzi durante la terapia con un farmaco per l’asma allergica, l’omalizumab. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Allergy and Clinical Immunology: In Practice.

Le allergie alimentari colpiscono il 5% dei bambini, con un picco nei primi tre anni di vita, e sono scatenate dalle proteine contenute in alcuni cibi, come uova, latte, frumento e nocciole: basta l’ingestione, il contatto o l’inalazione di una piccolissima quantità dell’alimento allergizzante per scatenare sintomi come orticaria, gonfiore, prurito, tosse e crollo della pressione del sangue. Lo shock anafilattico è la manifestazione più grave di queste patologie ed è 10 volte più frequente in età pediatrica che tra gli adulti.

Lo studio ha coinvolto 15 tra bambini e ragazzi di età compresa tra i 6 e i 18 anni, che soffrono di allergie alimentari complesse, cioè a due o più cibi contemporaneamente, e di asma allergica. E proprio a causa dell’asma, i partecipanti hanno iniziato la terapia con l’omalizumab: nei tre anni dello studio, i ricercatori hanno preso nota di tutte le reazioni al cibo occorse per verificare se il farmaco potesse essere utile anche contro le allergie alimentari.

E così è stato. Dai risultati dello studio è emerso un aumento della tolleranza agli allergeni e una riduzione del rischio di shock anafilattico: durante lo studio, infatti, sono stati osservati solo due reazioni allergiche ad assunzioni involontarie degli allergeni, contro le 47 registrate in precedenza. Grazie al farmaco è stato anche possibile reintrodurre nella dieta dei bambini il 70% degli alimenti testati, senza bisogno dell’immunoterapia orale, migliorando così la qualità della vita dei bambini.

Sulla base di questi risultati molto incoraggianti, si potrebbe aprire la strada a un uso di questo farmaco per il trattamento delle forme più gravi di allergia alimentare, anche in assenza di asma, ma solo dopo studi più approfonditi.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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