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Consumo di alcol in gravidanza, un progetto pilota per conoscere e combattere le conseguenze

Alcol, donna che beve un bicchiere di vino con dietro una tavola imbandita Il 9 settembre è la giornata mondiale della sensibilizzazione sulla sindrome fetoalcolica Fas (Fetal alcohol spectrum) e sul suo spettro Fasd (Fetal Alcohol Spectrum Disorder). Si tratta di patologie determinate dal consumo di alcol in gravidanza, che producono disabilità permanenti di tipo fisico, mentale e comportamentale con implicazioni a lungo termine. In Italia però questi problemi sono ancora poco conosciuti. Nel Paese non esistono infatti dati significativi, né una cultura circa l’incidenza e la gravità del problema.

Per superare questa mancanza, il Ministero della salute ha affidato al Centro nazionale dipendenze e doping dell’Iss (Istituto superiore di sanità) un progetto pilota sviluppato in cinque regioni (Lazio, Marche, Sicilia, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia). L’iniziativa, denominata Prevenzione, Diagnosi precoce e trattamento mirato di Fas e Fasd, è stata avviata nel 2019 e si concluderà alla fine del 2021. Gli obiettivi del progetto sono tre: monitorare il consumo di alcol in gravidanza, informare sui rischi e formare operatori sanitari e assistenti sociali sulla prevenzione, la diagnosi e il trattamento.

alcol, donna incinta gravidanza
Prevenire, diagnosticare rapidamente e trattare adeguatamente, sono questi i principali obiettivi del progetto dell’Istituto superiore di sanità

Il monitoraggio dei consumi sta avvenendo tramite la determinazione del biomarcatore dell’alcol etilglucuronide (EtG) nei capelli delle gestanti e nel meconio neonatale, consentendo una valutazione certa e misurabile. La parte del progetto relativa all’informazione prevede poi interventi brevi (possibilmente in presenza del partner) sulle donne gravide o che desiderano avere un figlio e interventi mirati sulle bevitrici. In particolare il Centro nazionale dipendenze e doping ha curato due opuscoli. Il primo Pensiamo ai bambini, fa il punto su come diagnosticare la Fas, mentre il secondo, Sindrome fetoalcolica. Responsabilità fin dall’inizio, è uno strumento per illustrare a coloro che entrano in contatto con persone affette da Fas come aiutare chi ha questo tipo di problema. Infine, sul fronte della formazione, sono stati finora erogati due corsi a distanza: uno sui rischi del consumo di alcol e l’altro sugli interventi da mettere in atto nei confronti dei neonati esposti. Una specifica formazione sul tema verrà inoltre rivolta a circa 2 mila assistenti sociali e associazioni che si occupano di adozioni, affinché conoscano il problema, lo sappiano individuare nei bambini e sappiano fornire un’informazione corretta alle famiglie adottive su eventuali percorsi da seguire.

Dai dati più recenti raccolti in Italia, relativi a uno studio condotto nel 2011 su 607 bambini in sette ospedali diversi, emerge un’esposizione dei feti all’etanolo del 7,9%. Il confronto tra neonati esposti e non esposti realizzato a Roma, evidenzia una compromissione significativa dei primi nello sviluppo motorio cognitivo e nelle capacità adattive. A livello mondiale i dati disponibili stimano che i bambini colpiti da Fas e da Fasd siano circa 15 su 10 mila, mentre la media di donne che assume alcol in gravidanza si aggira intorno al 10%. In particolare, un rapporto dell’Oms del 2018 evidenzia che in Europa tale media sia più alta e si aggiri intorno al 25%. Si trovano infatti proprio nel nostro continente alcuni paesi, come Irlanda, Danimarca, Regno Unito e Russia, che registrano i tassi di consumo di alcol in gravidanza più alti del mondo (Lancet Global Health).

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

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    In gravidanza la mamma non deve mai assumere né alcool, né farmaci, né sigarette ..Ciò infatti potrebbe creare danni al futuro nascituro. E ‘un atto di responsabilità verso il proprio bambino o bambina che verrà al mondo.

  2. Avatar

    Articolo del 13 luglio 2014
    http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=22606
    Sindrome feto-alcolica. Ne soffrono 1,2 bambini ogni 1.000 nati vivi. Le raccomandazioni del ministero
    ——–L’incidenza salirebbe al 6% ( sei x 100 )nel caso di espressioni parziali della sindrome——-. Le stime dal ministero della salute, che alla problematica il ministero della Salute dedica il suo ultimo dossier online. Tra il 4 e il 40% delle donne che bevono troppo in gravidanza partorisce bambini affetti da danni alcol correlati.
    “La sindrome feto-alcolica (Fetal Alcohol Syndrome-FAS) è la più grave disabilità permanente che si manifesta nel feto esposto, durante la vita intrauterina, all’alcol consumato dalla madre durante la gravidanza. Oltre alla FAS, che è la manifestazione più grave del danno causato dall’alcol al feto, si possono verificare una varietà di anomalie strutturali (anomalie cranio facciali, rallentamento della crescita, ecc.) e disturbi dello sviluppo neurologico che comportano disabilità comportamentali e neuro-cognitive, queste alterazioni si possono presentare con modalità diverse tali da comportare un ampio spettro di disordini che vengono ricompresi nel termine FASD (Fetal Alcohol Spectrum Disorder-FASD)”………
    LE FAQ DEL MINISTERO
    Domanda:Non bevo molto, ma non rinuncio al mio bicchiere di vino a pasto o all’happy hour del fine settimana con gli amici. Dal momento che decido di avere un figlio devo smettere del tutto?
    Risposta:Assolutamente si. Poiché qualsiasi quantità di alcol ingerito dalla madre giunge direttamente al feto, il rischio di danneggiarlo è in ogni caso possibile
    Domanda:Se mi astengo dall’alcol nel primo trimestre di gravidanza, posso poi bere moderatamente?
    Risposta:No, l’alcol danneggia il feto e soprattutto il suo sistema nervoso centrale in ogni momento della gravidanza, dal primo al nono mese.
    Domanda:Ho bevuto alcol fino a poco prima di sapere che ero incinta. Il mio bambino è comunque a rischio?
    Risposta:Il rischio esiste anche se si è bevuto alcol nelle prime settimane della gravidanza, quando ancora la donna non sa di essere incinta.

    Nel ( nostro ) Paese non esistono infatti dati significativi, né una cultura circa l’incidenza e la gravità del problema?

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    Buongiorno Gianni.. Hai fatto benissimo a pubblicare il link per avvisare tante mamme in attesa del possibile rischio e pericolo.

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    Nella mia limitata esperienza con moglie e altre conoscenti in stato di gravidanza, nessuna fumava o assumeva alcol.

    Tra l’altro è la prima cosa che dicono i ginecologi alle future mamme.

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      Le future mamme non dovranno assumere neanche farmaci. A meno che non ci sia una prescrizione medica dove il medico si assume le responsabilità di prescrizione,altrimenti meglio non prendere nulla.

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    In effetti le informazioni ci sono già e vengono sicuramente diffuse per chi le vuole seguire, il problema è che si corrono rischi anche assumendo la sostanza mesi prima del concepimento.
    Essendo questa data non sempre programmabile meglio sarebbe, se si è consumatori, iniziare a purificarsi prima possibile, perchè servono appunto alcuni mesi per annullare questo rischio.
    Questo è il messaggio giusto da seguire.

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