Da Amazon al falso olio extravergine, dai famigerati wine kit made in USA al biologico contraffatto: sono solo alcune delle operazioni effettuate dall’ICQRF, il reparto Repressione Frodi del Ministero delle politiche agricole, che ha da poco pubblicato il rapporto sulle attività svolte nel 2016. Il nucleo ha effettuato oltre 48 mila controlli (quasi 39 mila ispezioni e più di 9 mila analisi), su più di 53 mila prodotti e 25 mila operatori, che hanno portato al sequestro di oltre 13 mila tonnellate di prodotti alimentari per un valore di 12,5 milioni di euro. Il settore che ha subito il maggior numero di controlli è quello vitivinicolo (oltre 15 mila), seguito dal comparto oleario (circa 7 mila) e dal lattiero-caseario (5 mila).
La lotta alle contraffazioni
Il report dà grande risalto alle operazioni condotte contro prodotti contraffatti e italian sounding venduti all’estero e via web, per un totale di 971 casi individuati, di cui 202 su eBay, 148 su Amazon e 33 su Alibaba. Ad essere maggiormente penalizzato da prodotti italian sounding o che usurpano il nome di un’eccellenza nostrana è il settore vitivinicolo con i suoi 350 casi di contraffazione di prosecco venduto alla spina o in lattina e 259 wine kit evocativi di vini italiani. Segue l’imitatissimo Parmigiano Reggiano, con i suoi 183 casi individuati nel 2016 di prodotti come “parmesan”, “parmi” o addirittura “prosociano”.

Non è solo su internet che si svolge il lavoro di difesa dei prodotti di alta qualità, ma anche sul territorio nazionale. Anche in questo caso il settore dei vini Docg, Doc e Igp è il più controllato con oltre 6 mila ispezioni su più di 10 mila prodotti, di cui il 23,6% è risultato irregolare, come i 130 mila litri di Pinot grigio spacciato per Igp “Puglia”. Per quanto riguarda invece i prodotti agroalimentari con certificazioni Dop, Igp e Stg, sono stati effettuati oltre 3 mila controlli su 4 mila prodotti, di cui il 22,9% era irregolare. Va meglio il settore del biologico, dove a fronte di 2.700 controlli sono state individuate irregolarità solo nel 5,7% dei casi.
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