CALORIE counting counter application Medical eating healthy Diet concept

Il conteggio energetico tradizionale è superato: un nuovo modello matematico calcola l’effettivo assorbimento dei nutrienti grazie al microbiota.

L’indicazione delle calorie associate a un certo alimento fornisce una stima molto approssimativa e limitata di ciò che il singolo consumatore assorbe realmente. Questo è noto da tempo, e viene spesso ribadito dagli esperti che ritengono che quella misurazione, introdotta ormai più di un secolo fa e basata su calcoli adeguati per l’epoca, ma oggi decisamente grossolani, andrebbe superata. Tuttavia, per il momento persiste, soprattutto grazie alla mancanza di alternative più efficaci e attendibili.

Ora però i ricercatori dell’Università del Texas hanno messo a punto un nuovo modello matematico che fornisce risultati molto più aderenti alla realtà, e ne hanno confermato le potenzialità in una ricerca su volontari, pubblicando poi quanto osservato su PLOS ONE.

Il modello DAMM

Il principio da cui sono partiti chiama in causa anche il metabolismo e, soprattutto, il microbiota di ciascun indivuduo che, a sua volta, influenza il livello di trasformazione e assorbimento dei nutrienti e spiega perché, a parità di cibo consumato, l’energia che una persona ne ricava può essere diversa da quella di un altro individuo.. Il modello, chiamato DAMM (da Digestion, Absorption and Microbial Metabolism, cioè digestione, assorbimento e metabolismo microbico), tiene conto non solo delle calorie formalmente assunte, ma anche del percorso del cibo, di ciò che accade nel colon e poi nel retto e di ciò che viene escreto. Il modello segue quindi il cibo lungo il tratto digestivo: dopo il passaggio nello stomaco e l’assorbimento principale nell’intestino tenue, ciò che resta arriva nel colon, dove il microbiota inizia a scomporlo rilasciando acidi grassi a catena corta che possono essere assorbiti.

L’energia dai batteri

La sintesi e l’assorbimento di questi acidi grassi proseguono poi lungo i tratti successivi del colon e del retto. La loro concentrazione, dopo un pasto, dipende però anche dalla quantità di fibre assunte e dai batteri presenti. In ogni caso vanno a costituire una fonte energetica accessoria, che il conteggio calorico puro non tiene in considerazione in alcun modo, ma che ha un suo peso complessivo non irrilevante: secondo i calcoli effettuati, ogni giorno gli acidi grassi derivanti dai batteri fornirebbero ben 140 calorie, pari al 7,4% del totale dell’energia utilizzabile. La quasi totalità di questo apporto (circa l’85%) deriva dalla fermentazione nella porzione principale del colon, mentre la quota restante viene completata nei tratti terminali dell’intestino crasso.

Il DAMM, inoltre, valuta l’escrezione di ciò che non viene affatto assorbito e tiene conto anche dei batteri intestinali che producono metano, chiamati metanogeni.

A parità di alimenti assunti, i due metodi danno quindi risultati diversi, più precisi, completi e attendibili nel DAMM rispetto al conto calorico classico.

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Il microbiota di ciascun individuo influenza il livello di assorbimento dei nutrienti

Lo studio su volontari

Un modello resta pur sempre uno schema matematico, fino a quando non lo si mette alla prova nella realtà. Per questo gli autori hanno selezionato una ventina di persone e hanno chiesto loro di seguire una tra due diete per 11 giorni, intervallate da due settimane di pausa: una che aumentava la quantità di fibre, chiamata Microbiome Enhancer Diet (MBD), con alimenti integrali, amidi resistenti (più difficili da scomporre, raggiungono il colon in misura maggiore rispetto a quelli classici) e pochissimo processati, studiata per aumentare la sintesi di acidi grassi a catena corta dall’intestino, e una di tipo occidentale, piena di cibo industriale, con pochissime fibre e amidi.

I ricercatori hanno formulato le due diete — teoricamente equivalenti se valutate solo con le calorie — in base al dispendio energetico dei partecipanti. Tuttavia, il calcolo delle calorie ottenuto applicando i criteri DAMM ha messo in evidenza la differenza: nella dieta MDB in media ogni volontario ha assorbito 116 calorie in meno al giorno rispetto agli altri, senza avere più fame. La quantità di energia effettivamente ottenibile da un certo alimento dipende quindi non solo dal tipo di cibo, ma anche dalla sua lavorazione e dal microbiota.

Cosa cambia per la nutrizione

Lo studio ha almeno due tipi di conseguenze. Innanzitutto conferma le perplessità di molti esperti sul conteggio classico, suggerendo che le calorie indicate sulle confezioni siano da considerare per quello che sono, e cioè indicazioni piuttosto rozze, sulle quali non fare troppo affidamento. Poi però lascia intravvedere la possibilità di calibrare le diete sulla propria situazione (dal punto di vista del microbiota) e sul tipo di alimento, sia nelle persone che vogliono solo perdere peso sia in alcune tipologie di malati, per esempio i diabetici o gli obesi. Infine, individua un possibile ambito per nuove terapie, incentrate sia sul microbiota che sugli acidi grassi prodotti dall’intestino e sul loro assorbimento.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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