Farmacologia e obesità: oltre le banalizzazioni social, cosa dicono le evidenze scientifiche sull’efficacia a lungo termine, le reazioni avverse e la rimborsabilità delle nuove terapie in Italia
Mounjaro e gli altri farmaci GLP-1 fanno riprendere peso non appena si interrompe la cura? Causano davvero una perdita di massa muscolare? Il Guardian ha fatto il punto su alcune delle convinzioni e delle speculazioni più diffuse attorno a queste terapie. Abbiamo verificato i dati citati attingendo alla letteratura scientifica più recente e integrato l’analisi con il quadro normativo ed economico italiano. L’articolo originale, firmato da Isabelle Aron e pubblicato sul Guardian l’11 settembre 2026, s’intitola “Sorting science from hype about weight loss drugs“.
Sopprimono l’appetito in modo da non avere mai fame
FALSO. I farmaci GLP-1 riproducono e potenziano l’azione di un ormone prodotto naturalmente dall’intestino e coinvolto nella regolazione dell’appetito. Non cancellano la fame, ma fanno sì che il senso di sazietà arrivi prima e duri più a lungo.
Normalmente il GLP-1 naturale viene rilasciato dopo l’ingestione di cibo e rimane attivo per un periodo molto breve. I farmaci utilizzati contro diabete e obesità hanno invece un’azione molto più prolungata. Il risultato è una riduzione dell’appetito e, di conseguenza, dell’introito calorico. Ma la fame non scompare: semplicemente viene attenuata.
Possono causare problemi intestinali
VERO. Nausea, stitichezza, diarrea, gonfiore addominale e vomito sono tra gli effetti indesiderati più conosciuti. Tendono a comparire soprattutto nelle fasi in cui la dose viene aumentata e, in molti casi, diminuiscono con il tempo. Può essere utile consumare pasti più piccoli, bere a sufficienza e non eccedere con gli alimenti molto grassi. Anche partire da una dieta con una buona presenza di vegetali e fibre può aiutare. Un altro aspetto importante è non continuare a mangiare dopo avere raggiunto la sazietà: questi farmaci rallentano lo svuotamento dello stomaco e pasti abbondanti possono accentuare nausea e pesantezza.

Possono causare carenza di nutrienti
VERO. Quando l’appetito cala molto, si riducono le quantità di cibo e quindi anche l’apporto di nutrienti. Il problema diventa più importante quando la dieta di partenza è poco equilibrata. Gli studi hanno richiamato l’attenzione soprattutto sul possibile apporto insufficiente di proteine, vitamina D, vitamina B12, ferro e calcio. Non basta quindi mangiare meno: conta molto cosa si mangia. Una terapia di questo tipo deve essere supervisionata da un nutrizionista e accompagnata da un’alimentazione adeguata e dall’attività fisica, soprattutto quando la perdita di peso è importante. Insomma non basta fare un’iniezione o una pillola e sperare che vada tutto bene , occorre considerare la dieta e fare esercizio fisico.
Se smetti di usarli riprendi peso?
PARZIALMENTE VERO. L’obesità è considerata una patologia cronica e recidivante. Quando il trattamento farmacologico viene interrotto, i meccanismi che regolano fame e sazietà tendono progressivamente a tornare alle condizioni precedenti e il recupero di peso è frequente. Uno studio dell’Università di Oxford pubblicato sul British Medical Journal nel gennaio 2026, ha analizzato 37 studi e oltre 9.300 pazienti. Secondo il report dopo l’interruzione dei farmaci la ripresa è di circa 0,4 kg al mese. Secondo i ricercatori, il ritorno al peso iniziale potrebbe verificarsi nell’arco di 1,5-2,0 anni (per semaglutide e tirzepatide la stima è intorno a un anno e mezzo). Questo non significa che tutti recuperino gli stessi chili né con gli stessi tempi, ma come avviene per i medicinali utilizzati per altre patologie croniche (ipertensione), bisogna sapere che per molte persone il trattamento può essere di lunga durata. Se si interrompe la cura, i livelli ormonali tornano quelli di partenza e il senso di fame si ripresenta prima.”
Ti fanno perdere muscoli ?
VERO. Quando si dimagrisce non si perde soltanto tessuto adiposo. Una parte del calo riguarda inevitabilmente la massa magra, che comprende muscoli, ossa e altri tessuti. Nel caso della semaglutide, alcune analisi indicano che circa il 40% del peso perso può essere costituito da massa magra, anche se le percentuali variano molto; altre ricerche collocano la quota indicativamente tra il 25 e il 40%. Per limitare questa perdita sono particolarmente importanti un adeguato apporto proteico e l’attività fisica costante. Il punto non è quindi soltanto quanti chili si perdono, ma anche da quali tessuti proviene la perdita di peso. Insomma la pillola non è così miracolosa ma bisogna affiancare un certo impegno costante.
Non tutti rispondono allo stesso modo
VERO. L’effetto dei GLP-1 varia notevolmente da persona a persona. Una parte dei pazienti ottiene riduzioni di peso consistenti, mentre altri rispondono poco. Negli studi clinici una quota indicativamente compresa tra il 5 e il 20% delle persone perde meno del 5% del proprio peso iniziale e risponde poco al trattamento. Le ragioni non sono ancora completamente chiarite e sono oggetto di ricerca.
Li possono usare tutti ?
FALSO. I farmaci GLP-1 sono nati per il trattamento del diabete di tipo 2 e alcuni principi attivi sono stati successivamente autorizzati anche per l’obesità o per il sovrappeso associato a specifici fattori di rischio o patologie. Questo è molto diverso dall’utilizzo per perdere in poco tempo chili per ragioni puramente estetiche. Un dimagrimento rapido e non adeguatamente seguito da un professionista può comportare anche una perdita significativa di massa muscolare. “Quando si interrompe la cura e si cominciano a recuperare i chili è più facile recuperare il grasso che i muscoli, quindi alla fine ci si potrebbe trovare con una maggiore massa grassa rispetto a prima”.

Possono favorire l’alito cattivo
SERVONO ANCORA RICERCHE. In rete si trovano moltissime testimonianze su questo problema ma mancano ancora studi epidemiologici in grado di stabilire quanto questi fenomeni siano frequenti e quanto siano provocati dai farmaci. Un possibile meccanismo riguarda la secchezza della bocca, favorita da disidratazione o vomito: meno saliva può significare una maggiore proliferazione batterica e quindi alito cattivo.
… e la caduta dei capelli?
VERO. Una perdita di peso importante e relativamente rapida può rappresentare uno stress e provocare una forma di caduta diffusa dei capelli che può verificarsi anche dopo diete molto drastiche, malattie o altri eventi stressanti. Il fenomeno non sembra necessariamente legato a un effetto negativo del farmaco sul capello, ma può essere associato al dimagrimento, alla riduzione dell’introito calorico e a eventuali carenze nutrizionali. Su questo punto il Guardian sottolinea che «la buona notizia è che questo tipo di perdita di capelli è reversibile».
I lineamenti del viso cambiano?
VERO. Quello che sui social viene spesso chiamato “Ozempic face” non sembra essere un effetto specifico del farmaco. È piuttosto una conseguenza possibile di una perdita di peso marcata e rapida. Il grasso sottocutaneo contribuisce a sostenere i tessuti del volto. Se diminuisce tanto in poco tempo, la pelle può apparire meno tesa, più rugosa o svuotata, soprattutto nelle persone meno giovani o dopo dimagrimenti consistenti.
Altri benefici….
SERVONO ANCORA RICERCHE. Gli studi sui GLP-1 stanno progressivamente andando oltre l’effetto sul peso corporeo. Una ricerca presentata da Penn Medicine su oltre 111 mila donne ha osservato nelle utilizzatrici una riduzione del rischio di tumore al seno nell’ordine del 30-35%. Un altro studio, condotto su oltre 10 mila pazienti oncologici, ha riscontrato associazioni tra uso di questi farmaci e minore progressione metastatica, con risultati diversi a seconda del tipo di tumore: circa -50% per il polmone, -43% per il seno, -38% per il fegato e -31% per il colon-retto. Bisogna però interpretare questi risultati con cautela. Dimagrire riduce di per sé diversi fattori di rischio e l’obesità è associata a una maggiore probabilità di sviluppare numerose forme di tumore. Separare l’eventuale effetto diretto del farmaco da quello prodotto dalla perdita di peso è quindi molto difficile.
Sul fronte cardiovascolare le evidenze sono già più solide. Nei pazienti obesi senza diabete, lo studio SELECT con semaglutide ha rilevato una riduzione di circa il 20% degli eventi cardiovascolari maggiori. Rimane però aperta la domanda su quanto di questo beneficio dipenda direttamente dal GLP-1 e quanto dalle modificazioni del peso e del metabolismo.
Il contesto italiano e i costi
In Italia, farmaci come Wegovy e Mounjaro sono regolarmente prescrittibili con ricetta medica (non rimborsabile) per la gestione dell’obesità e del sovrappeso. In particolare, la prescrizione di Mounjaro e degli altri GLP-1 è indicata — in associazione a una dieta ipocalorica e all’attività fisica — negli adulti con un indice di massa corporea (IMC) iniziale pari o superiore a 30 kg/m² (obesità), oppure compreso tra 27 e 30 kg/m² in presenza di almeno una patologia correlata al peso, come ipertensione, dislipidemia, apnee notturne, malattie cardiovascolari, prediabete o diabete di tipo 2.
Tuttavia, quando Mounjaro viene prescritto per la sola indicazione del controllo del peso o dell’obesità, la spesa resta interamente a carico del paziente. Il trattamento con Wegovy (a base di semaglutide, ma a dosaggi specifici per l’obesità) comporta una spesa mensile compresa tra i 220 e i 380 euro a seconda della dose. Per quanto riguarda Mounjaro (tirzepatide), il costo mensile per il paziente varia da circa 346 a 485 euro.
La rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale (SSN) è prevista esclusivamente per l’ambito diabetologico: Mounjaro e la semaglutide nella formulazione Ozempic sono infatti coperti dal SSN per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 (secondo i criteri della Nota AIFA 100). Chi acquista privatamente Ozempic per un uso off-label legato al dimagrimento affronta una spesa di circa 100-150 euro a confezione.
In sintesi, trattamenti come Mounjaro e Wegovy rappresentano strumenti efficaci, ma devono essere utilizzati sotto stretto controllo medico all’interno di un percorso multidisciplinare (che coinvolga specialisti quali il medico di medicina generale, l’endocrinologo, il dietista o lo psicologo). Mounjaro non costituisce una scorciatoia, bensì un farmaco potente pensato per la gestione di una patologia complessa.
© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos
giornalista redazione Il Fatto Alimentare


