Una tassa del 20% sulle bevande zuccherate potrebbe ridurre anche i casi di parodontite e perdita dei denti. La sugar tax ha già mostrato effetti sulla salute orale in altri Paesi.
In Australia una tassa sulle bevande zuccherate (sugar tax) che prevedesse un aumento del prezzo del 20% potrebbe evitare milioni di casi di malattie del cavo orale. Lo suggerisce uno studio cooordinato dai ricercatori della Griffith University di Gold Coast, che hanno lavorato su modelli matematici per comprendere l‘effetto di una tassazione di quel tipo in particolare sulle patologie odontoiatriche, di cui si parla di meno rispetto ad altre strettamente associate all’eccesso di zucchero, ma che ne sono una delle conseguenze più comuni.
In Australia quasi una persona su tre dai 15 anni in su soffre di carie non trattate, e sono diffuse anche la parodontite e la perdita dei denti dovuta a patologie non curate, mentre nel mondo le malattie del cavo orale interessano circa tre miliardi e mezzo di persone: il problema di come ridurre queste cifre è dunque pressante, e poiché poiché le bevande zuccherate sono tra le principali fonti di zuccheri liberi e contribuiscono al rischio di carie, è corretto e razionale pensare di intervenire su di esse.

Le stime per la salute orale
La ricerca, pubblicata sul British Medical Journal Public Health, ha utilizzato un modello basato sulla popolazione adulta australiana del 2019, che comprendeva 31 patologie non orali e al quale i ricercatori hanno aggiunto tre patologie del cavo orale: carie, parodontite ed edentulia, cioè la perdita completa dei denti. I risultati dello studio hanno mostrato che, se si applicasse una sugar tax del 20%, ipotizzando che l’aumento fosse trasferito interamente sul prezzo di vendita, si potrebbero evitare, nei successivi 25 anni, circa 3,7 milioni di casi di carie e 191 mila casi di parodontite. I casi di edentulia dovuta alla carie diminuirebbero di circa 76 mila, mentre quelli provocati dalla parodontite calerebbero di circa 39 mila.
Perché tassare le bevande zuccherate
Gli australiani, come molti altri popoli, hanno in generale una salute orale non soddisfacente, a causa delle molte patologie non trattate, anche per le difficoltà di vario tipo nell’accesso alle cure. Tra i principali fattori di rischio per la carie, lì come in tutto il mondo, c’è un consumo elevato di zuccheri liberi, al punto che, oltre a dichiarare le patologie dentali una priorità di salute pubblica, nel 2022 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sollecitato l’adozione di una tassazione specifica, per contenere questi e altri effetti negativi sulla salute derivanti da tali prodotti. Anche altri studi di modellizzazione hanno suggerito possibili vantaggi di una sugar tax in paesi come il Regno Unito, i Paesi Bassi, la Germania, la Thailandia e la stessa Australia, come hanno ricordato gli autori.

Sugar tax, i risultati in Inghilterra e a Filadelfia
Inoltre, i dati derivanti da studi reali hanno più volte confermato che una sugar tax, se impostata correttamente, ha effetti positivi misurabili. Per esempio, In Inghilterra la Soft Drinks Industry Levy, annunciata nel 2016 ed entrata in vigore nel 2018, ha già portato a benefici significativi tra i bambini, con un netto calo dei ricoveri per estrazioni causate da carie, particolarmente gravi a quell’età. Anche a Filadelfia, l’introduzione della tassa è stata collegata a una diminuzione delle carie tra gli adulti e tra i bambini a basso reddito.
Oltre a tutto ciò, gli autori suggeriscono che le entrate fiscali assicurate dalla tassa potrebbero essere impiegate per migliorare l’assistenza odontoiatrica pubblica, in modo che più persone abbiano accesso alle cure di cui hanno bisogno ed evitino di perdere i denti.
La sugar tax nel mondo
Nel mondo più di cento Paesi e territori hanno introdotto una sugar tax in varie forme, anche se struttura e finalità delle misure variano notevolmente. L’Italia non è tra questi: il nostro Paese ha introdotto la sugar tax per legge nel 2019, ma ne ha rinviato più volte la sua entrata in vigore, attualmente prevista per il 1° gennaio 2027, salvo ulteriori rinvii.
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Giornalista scientifica