caffè, cestino pieno di capsule usate

Con l’entrata in vigore del regolamento PPWR, capsule e cialde di caffè diventano imballaggi. Cosa cambia nella raccolta differenziata.

Dal 12 agosto di quest’anno cambia il modo in cui i consumatori sono chiamati a gestire capsule e cialde del caffè dopo il loro utilizzo. Con l’applicazione del nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, il cosiddetto PPWR, questi prodotti rientrano nella categoria degli imballaggi e cambia la gestione sulla raccolta differenziata e sulle informazioni da fornire ai consumatori.

La novità riguarda anche le cialde di caffè che sono silenziosamente entrate a far parte della quotidianità di milioni di italiani. I numeri sono impressionanti. Secondo un comunicato di Biorepack diffuso a TriestEspresso Expo 2024, in Italia si consumano ogni anno circa 2,8 miliardi di capsule: il 72% sarebbe realizzato in plastica, il 22% in alluminio e solo il 6% in materiali compostabili. Un universo fatto di gesti ripetuti ogni giorno, ma anche di un impatto ambientale sempre più al centro del dibattito.

La classificazione ufficiale di imballaggio contribuisce a superare l’ambiguità che per anni ha accompagnato questi prodotti. Una capsula usata non è semplicemente un residuo di caffè né un generico rifiuto domestico, ma un imballaggio composto da uno o più materiali, da avviare al circuito di raccolta appropriato. Il riconoscimento mette ordine sul piano normativo, ma lascia aperta la questione più complessa: come fare il recupero di miliardi di capsule di piccole dimensioni che comunque rappresentano una delle frazioni più difficili da intercettare, raccogliere e riciclare.

Una questione complessa

Il regolamento europeo non introduce una raccolta unica e identica in tutti i territori. La destinazione dipende dal materiale della capsula e dall’organizzazione locale della raccolta differenziata. In linea generale, quelle in plastica devono essere conferite nel circuito indicato dal Comune o dal gestore locale per gli imballaggi in plastica, mentre quelle in alluminio vanno destinate alla raccolta degli imballaggi metallici, spesso insieme alla plastica o nel multimateriale. Le capsule compostabili possono essere conferite nell’organico soltanto se sono certificate come tali e se il sistema di raccolta locale accetta quel tipo di prodotto. Le cialde morbide, invece, devono seguire le indicazioni riportate sulla confezione e quelle fornite dal gestore della raccolta. La scelta finale, quindi, non deve essere fatta in base all’aspetto della capsula, ma al materiale di cui è composta e alle istruzioni riportate.

Caffè espresso da macchinetta nella tazzina, con capsule per caffè sullo sfondo
Dal 12 agosto 2026 è cambiato il modo in cui sono gestite capsule e cialde del caffè dopo il loro utilizzo

Svuotare le capsule oppure no?

Per quanto riguarda i residui di caffè, le capsule non devono necessariamente essere aperte o svuotate prima di essere gettate. In molti casi possono essere conferite intere, con il caffè ancora all’interno, nella raccolta prevista per quel materiale. È però fondamentale verificare il simbolo o il codice del materiale presente sulla confezione e confrontarlo con le indicazioni del gestore della raccolta differenziata. In alcuni territori ci possono essere sistemi dedicati alla raccolta delle cialde o dei singoli formati.

Il PPWR rafforza anche gli obblighi a carico dei produttori. Gli imballaggi dovranno fornire informazioni più chiare sulla composizione e sulla gestione del fine vita. Per capsule e cialde vuol dire intervenire sulle diciture in etichetta riportando istruzioni chiare per il consumatore.

La dicitura “compostabile” non è sufficiente: servono certificazioni riconosciute e la compatibilità con il sistema locale di raccolta e trattamento dell’organico. Il regolamento lascia inoltre agli Stati membri la possibilità di introdurre requisiti specifici per la compostabilità delle capsule in plastica, quando esistono strutture adeguate alla raccolta e al trattamento del caffè rimasto nella cialda.

Riciclare le capsule di caffè resta difficile

Pur rappresentando una novità di rilievo, l’inquadramento nella raccolta differenziata non risolve automaticamente le difficoltà tecniche del riciclo. Le capsule in plastica tradizionale sono spesso piccole, leggere e contaminate dai residui di caffè, caratteristiche che possono renderne complessa la selezione negli impianti. Per affrontare il problema in Italia sono state avviate alcune sperimentazioni. Nell’area di Lecco e Monza Brianza, per esempio, sono raccolte insieme agli altri imballaggi e successivamente selezionate negli impianti dedicati al multimateriale.

Anche i consorzi di filiera sono chiamati a organizzare soluzioni adeguate. Per le capsule compostabili, Biorepack ha sviluppato attività e progetti collegati alla raccolta dell’organico e al recupero della caffè esaurito rimasto nelle capsule. Per quelle in plastica e alluminio, la sfida consiste nel rendere economicamente e tecnicamente sostenibile la selezione di oggetti di piccole dimensioni.

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Per le capsule di plastica e alluminio, la sfida è rendere economicamente vantaggioso il riciclo di imballaggi piccoli, leggeri e contaminati da residui

Il risultato dipenderà dalla progettazione, dalla chiarezza delle informazioni in etichetta e dalla capacità degli impianti di trattare flussi di rifiuti urbani sempre più complessi. La nuova disciplina europea rappresenta dunque un passo avanti sul piano normativo, ma non elimina la necessità di infrastrutture adeguate. Indicare al consumatore dove conferire una capsula è indispensabile, ma garantire che venga poi effettivamente recuperata è il passaggio successivo.

Come conferire correttamente capsule e cialde di caffè

Per chi utilizza capsule o cialde, la prima regola è verificare sempre il materiale di cui sono composte e le indicazioni riportate sulla confezione. Le istruzioni del produttore, tuttavia, devono essere lette insieme alle disposizioni del Comune o del gestore locale della raccolta, che possono prevedere modalità di conferimento specifiche. In caso di dubbi, è consigliabile consultare il sito, l’app o la guida ai rifiuti del proprio territorio, dove sono riportate le regole aggiornate per ciascun materiale. In alcune aree possono inoltre essere attivi sistemi dedicati alla raccolta delle capsule.

In pratica, né le scritte presenti sulla confezione né il contenuto residuo della capsula bastano da soli a indicare il corretto conferimento. Una capsula compostabile deve essere effettivamente compatibile con il sistema locale dell’organico, mentre una capsula in plastica o alluminio non cambia destinazione perché contiene fondi di caffè. Per lo stesso motivo, non è sempre necessario aprirla o svuotarla prima di gettarla.

La raccolta differenziata funziona soltanto se il prodotto è progettato per essere recuperato, se il sistema dispone degli impianti necessari e se le informazioni arrivano al consumatore in modo comprensibile.

In definitiva, il nuovo regolamento chiarisce dove comincia e dove finisce la responsabilità di ciascuno: al consumatore spetta conferire correttamente la capsula, alle aziende progettare imballaggi realmente recuperabili e ai sistemi di raccolta garantire che quei materiali possano essere effettivamente avviati al riciclo o al recupero organico. La sostenibilità di una capsula, infatti, non dipende soltanto dal materiale con cui è realizzata o dalle indicazioni riportate sulla confezione. Conta soprattutto ciò che accade dopo l’utilizzo: la presenza di una filiera capace di raccoglierla, trattarla e trasformarla in una nuova risorsa.

© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock, Depositphotos

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