Due grandi studi di popolazione in Giappone e Norvegia smentiscono i falsi miti: il latte materno migliora il sonno dei neonati e riduce il rischio di ADHD.
In Giappone come in Norvegia, i bambini allattati al seno sono più tranquilli, riposano meglio e sono meno soggetti ai disturbi dell’attenzione/deficit da iperattività (ADHD) rispetto a quelli alimentati con latte artificiale. Lo suggeriscono due grandi studi di popolazione, condotti appunto sui neonati di quei due paesi, che giungono a conclusioni analoghe, anche se analizzano aspetti specifici diversi: il latte materno esercita anche un effetto calmante, oltre ai molti altri già noti.
In Giappone
Anche se in generale è noto che l’allattamento al seno assicura una serie di benefici rispetto a quello con latte artificiale, è anche relativamente diffusa una credenza errata, ossia che il primo abbia effetti negativi sul sonno, e che i neonati che sono alimentati con esso si sveglino più spesso durante la notte per mangiare. Per verificare la fondatezza di questa idea, i ricercatori dell’Università di Toyama hanno analizzato i dati di circa 83.000 coppie madri-bambini giapponesi partecipanti allo studio di popolazione Japan Environment and Children’s Study (JECS); in questo ambito, le madri hanno compilato questionari specifici sul tipo di alimentazione (a sei mesi) e sul sonno (nel primo anno).
I ricercatori hanno suddiviso i bambini in quattro gruppi in base al tipo di alimentazione: lattanti nutriti solo con latte artificiale; neonati nutriti al seno ma per meno di sei mesi; bambini alimentati al seno per i primi sei mesi, ma anche con integrazioni con il latte artificiale; neonati allattati in modo esclusivo al seno. Lo studio ha preso come riferimento le linee guida della National Sleep Foundation americana, definendo a rischio di “sonno corto” (short sleep duration) i bambini che a un anno di età dormivano complessivamente meno di 11 ore al giorno.
Il sonno migliora
Come hanno poi riferito sulla rivista del gruppo Nature European Journal of Clinical Nutrition, tutti i neonati che ricevevano latte materno hanno avuto una qualità del sonno migliore, con una probabilità inferiore di avere un sonno insufficiente: il rischio era del 12,2% per i lattanti alimentati solo con latte artificiale e del 10,2% per quelli nutriti con latte materno ma per meno di sei mesi. Il rischio, per quelli con allattamento al seno per sei mesi integrato, era ancora più basso, e pari al 9,7%, mentre per quelli con allattamento esclusivo scendeva all’8,8%.

Tra le cause biologiche ipotizzate c’è la composizione dinamica del latte materno che, a differenza della formula che è fissa, varia seguendo i ritmi circadiani della madre. Durante la notte, il latte materno presenta concentrazioni più elevate di melatonina e di triptofano (un amminoacido essenziale precursore della serotonina e della melatonina stessa), sostanze fondamentali per la costruzione del ritmo sonno-veglia che il neonato non è ancora in grado di produrre autonomamente in quantità adeguate. Viene inoltre citato il ruolo dell’asse intestino-cervello, poiché il latte materno favorisce lo sviluppo di un microbiota intestinale ottimale, capace di influenzare positivamente il sistema nervoso e il riposo.
La credenza secondo la quale i neonati allattati solo al seno dormano peggio ne esce quindi ribaltata, e la raccomandazione dell’OMS rafforzata*.
In Norvegia
I ricercatori dell’Università di Bergen, in Norvegia, hanno invece indagato l’associazione tra la durata dell’allattamento nei primi 6 mesi di vita e la presenza di sintomi di ADHD valutati nelle successive fasi dello sviluppo, a 3, 5 e 8 anni. Lo studio ha attinto ai dati di 37.643 bambini (e oltre 18.000 triadi madre-padre-figlio dotate di dati genetici) all’interno del monumentale studio di coorte Norwegian Mother, Father and Child Cohort Study (MoBa).
La ricerca, accettata per la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Biological Psychiatry , ha evidenziato che ogni mese in più di allattamento pieno (esclusivo o predominante) è associato a una riduzione significativa dei punteggi relativi ai sintomi di ADHD a tutte le età considerate (3, 5 e 8 anni). Il rischio più elevato di manifestare sintomi pronunciati è stato riscontrato proprio nei bambini che avevano ricevuto meno latte materno (allattamento parziale inferiore a 4 mesi o nessun allattamento) rispetto a quelli allattati pienamente per 6 mesi o più.
Allattamento al seno e benefici
Il valore scientifico dello studio: genetica e fratelliIl vero punto di forza di questa ricerca risiede nella sua rigorosa metodologia statistica, pensata per superare i limiti dei passati studi osservazionali. I ricercatori sono riusciti a isolare l’effetto biologico dell’allattamento al seno controllando tre fattori cruciali:
- La componente genetica ereditata: Per la prima volta sono stati utilizzati i punteggi di rischio poligenico (PRS) per l’ADHD non solo del bambino, ma di entrambi i genitori. Questo ha permesso di escludere che il legame fosse dovuto semplicemente al fatto che le madri con tratti di ADHD tendono a mostrare una minore propensione o maggiori difficoltà ad allattare.
- Il confronto tra fratelli: Gli autori hanno condotto un’analisi specifica su oltre 5.200 coppie di fratelli con esposizioni discordanti all’allattamento (es. un fratello allattato a lungo e l’altro no). Anche all’interno della stessa famiglia, il fratello allattato più a lungo ha mostrato meno sintomi di ADHD, un dato che supporta fortemente l’ipotesi di un rapporto di causa-effetto.
- I fattori socioeconomici: Il modello ha tenuto conto dell’istruzione e dell’età materna, elementi che in contesti benestanti influenzano fortemente sia la scelta di allattare sia lo sviluppo infantile.
La composizione del latte
Sul piano biologico, l’effetto protettivo del latte materno potrebbe essere legato alla presenza di nutrienti chiave per lo sviluppo cerebrale (come gli oligosaccaridi del latte umano, tra cui il sialillattosio, l’amminoacido triptofano, acidi grassi a catena lunga e componenti immunitarie) e ai benefici psicologici derivanti dal contatto pelle a pelle, che favorisce un attaccamento sicuro.
Pur trattandosi di variazioni numericamente piccole su una scala continua, i risultati confermano su base di popolazione che l’allattamento pieno e prolungato nei primi sei mesi può fungere da fattore protettivo ambientale per il sistema nervoso.
* “I neonati dovrebbero essere allattati esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita, al fine di garantire una crescita, uno sviluppo e uno stato di salute ottimali. Successivamente, per soddisfare le loro mutevoli esigenze nutrizionali, i neonati dovrebbero ricevere alimenti complementari nutrizionalmente adeguati e sicuri, continuando al contempo ad essere allattati al seno fino a due anni o oltre.” Fonte: OMS.
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