Primo piano di un uomo anziano appoggiato al bastone

Un lungo studio del Karolinska Institutet conferma il legame tra alimentazione e prevenzione del declino cognitivo nei soggetti ad alto rischio.

Le demenze in generale e quella di Alzheimer in particolare si possono prevenire, almeno in parte. Come ha illustrato nel 2024 un articolo frutto del lavoro di una specifica commissione di esperti, pubblicato su Lancet, ci sono 14 fattori che possono modificare il rischio e che, nel loro insieme, lo abbassano del 50%. Anche se non molte persone lo sanno, alcune voci riguardano l’alimentazione, che ha una grande influenza sia per quanto riguarda il peso, che non dovrebbe eccedere i limiti, sia per i livelli di grassi nel sangue, sia per l’equilibrio del microbiota intestinale. E ora una nuova conferma arriva da uno studio pubblicato su JAMA Network Open dai neurologi del Karolinska Institutet di Stoccolma.

Un’indagine durata quindici anni

Gli autori hanno condotto lo studio su poco meno di 1.900 persone che, al reclutamento in una coorte chiamata Swedish National Study on Aging and Care in Kungsholmen (tra il 2001 e il 2004), avevano sessant’anni o più, non avevano una demenza in generale o una di Alzheimer conclamata; tuttavia, in base a una serie di marcatori del sangue specifici, erano ad alto rischio di sviluppare una neurodegenerazione. Nel tempo i partecipanti sono stati esaminati fino a sei volte dal momento del reclutamento e seguiti fino al periodo compreso tra il 2016 e il 2019. I ricercatori hanno poi analizzato i dati raccolti tra il 2024 e il 2025, con un’ultima revisione statistica nella primavera del 2026.

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Avere una dieta sana aiuta ad allontanare il rischio di sviluppare una demenza.

Per comprendere il ruolo della dieta nel suo insieme, evitando di concentrarsi solo su singoli alimenti o nutrienti, i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in tre tipologie di alimentazione (pattern): una chiamata Alternate Mediterranean Diet (AMED), che includeva le persone che seguivano una dieta abbastanza fedele ai principi di quella mediterranea; una seconda, denominata Alternative Healthy Eating Index (AHEI), il cui principio era, invece, l’aderenza alle linee guida ufficiali e una terza, misurata con un parametro chiamato reversed Empirical Dietary Inflammatory Index (rEDII, indice infiammatorio dietetico invertito), utilizzato per inquadrare il tipo di alimentazione in base alla presenza di  cibi potenzialmente pro-infiammatori o, viceversa, antinfiammatori (l’infiammazione è uno dei fattori di rischio delle patologie neurodegenerative).

I risultati

Dopo un follow up medio di 8,4 anni (che in alcuni casi è arrivato a 15), 240 persone avevano sviluppato una demenza.

Controllando il tipo di alimentazione gli autori hanno visto che, per i soggetti più a rischio (in base alle misurazioni dei marcatori), emergeva un sensibile calo del rischio, attorno al 30%, con le diete più antinfiammatorie. Per le altre due, quella simil-mediterranea e quella delle linee guida, l’effetto era più sfumato, e più visibile in chi, all’inizio, aveva livelli relativamente bassi dei marcatori.

Demenza e dieta antinfiammatoria

L’associazione più forte sembra dunque essere quella con la dieta antinfiammatoria, e anche se si tratta di uno studio osservazionale, in cui non è possibile dimostrare l’esistenza di un nesso di causa ed effetto tra cibo e demenze, diversi aspetti fanno pensare che tale relazione esista, In uno studio precedente dello stesso gruppo, peraltro, era già stato approfondito il rapporto tra il tipo di dieta (mediterranea e correlata con l’infiammazione) e l’andamento dei marcatori (in quel caso compresi quelli del morbo di Parkinson). Inoltre l’associazione tra alimentazione e demenza si era approfondita su oltre 84.000 persone con malattie cardiometaboliche delle quali erano disponibili campioni, depositati nella UK Biobank, e informazioni sulle abitudini alimentari. Anche in quel caso, la diminuzione del rischio era attorno al 30%.

In generale, il messaggio, ribadito in modo divulgativo dagli autori anche su The Conversation, è chiaro: avere una dieta sana, specie se orientata a prevenire l’infiammazione (e quindi con molta frutta e verdura, tè e caffè, pochi cereali raffinati, pochi zuccheri e carni rosse o lavorate) aiuta ad allontanare il rischio di sviluppare una demenza.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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