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Dai cartoni delle bevande alle lattine: l’allarme degli esperti sui polimeri invisibili nei packaging alimentari e le nuove soluzioni sostenibili.

Già nel 2020, secondo un sondaggio delle Nazioni Unite, il 91% dei consumatori era preoccupato della plastica, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti, e più della metà era propensa a utilizzare plastiche riciclate.

Tuttavia, per quanto riguarda la provenienza principale, e cioè quella alimentare, pochi si rendono conto di una delle fonti più diffuse e, al tempo stesso, meno visibili: quella dei contenitori per liquidi, sia in cartone che in lattina. Dai succhi e dalle puree di frutta agli yogurt liquidi, dai vassoi monouso al latte, la plastica è ubiquitaria e – ciò che è peggio – non percepibile immediatamente. Questo accade perché i produttori hanno messo a punto materiali compositi nei quali le plastiche sono mischiate o con carta e alluminio, nel caso dei contenitori in cartone come il Tetra Pak, oppure con le lamine di alluminio delle lattine, in strati più sottili di un capello, ed è quindi quasi sempre impossibile rendersi conto della loro presenza.

La plastica “nascosta”

Ciononostante, come ricorda il sito Food Navigator in un lungo articolo dedicato alle cosiddette “plastiche nascoste”, rappresentano una porzione non irrilevante del peso totale: per esempio, secondo il Carton Council of Canada, fino al 22% dei cartoni per le bevande da conservare in frigorifero è costituito da lamine in plastica. Polimeri che vengono toccati, consumati (attraverso la quota dispersa nel liquido) e avviati al ciclo dei rifiuti senza una vera consapevolezza. Oltretutto questi materiali possono aumentare la massa dei rifiuti indifferenziati proprio perché le persone non sempre seguono le istruzioni e le smaltiscono correttamente e perché, anche quando lo fanno, gli impianti talvolta non sono in grado di separare strati di materiali così intimamente connessi gli uni agli altri.

Inoltre, le norme attuali non aiutano, sottolinea Food Navigator. Dal momento che sono strati così sottili, la stessa European Food Safety Agency (EFSA) non le classifica come plastiche, e ritiene che siano completamente rimosse durante i processi di riscaldamento per il riciclo.

Mano prende un cartone di latte dallo scaffale di un supermercato
Fino al 22% dei cartoni per le bevande da conservare in frigorifero è costituito da lamine in plastica

Le conseguenze sulla salute

Anche se gli strati plastici non si vedono, i rischi per la salute restano. L’EFSA lo sa, e per questo nel 2024 ha abbassato di 20.000 volte la concentrazione di bisfenolo A (BPA), una delle sostanze più usate, responsabile di effetti sul sistema endocrino, sessuale e metabolico, rispetto a quella considerata sicura nel 2015, per poi vietarla del tutto nei materiali a contatto con gli alimenti. Nella decisione, probabilmente, hanno avuto un ruolo anche i risultati di uno studio del 2023 secondo il quale una percentuale di cittadini di 11 paesi europei compresa tra il 71 e il 100% era esposta a quantitativi di BPA superiori ai limiti di sicurezza a causa delle plastiche utilizzate nel packaging alimentare.

Le alternative

Per alcuni anni sono stati proposti soprattutto altri bisfenoli, anche se la struttura chimica molto simile avrebbe dovuto far intuire che le conseguenze sarebbero state simili a quelle del BPA, come è stato dimostrato in molti studi. Questo è avvenuto perché per decenni la ricerca non si è concentrata sulle alternative, e i bisfenoli diversi da quello A assicurano performance simili e metodi di lavorazione identici.

Del resto, trovare materiali economici e reperibili che riescano a garantire l’impermeabilità, la stabilità, l’assenza di retrogusto, la protezione contro i microrganismi non è affatto semplice, e richiede anni (in media non meno di dieci) di costosi tentativi, e nuovi dossier di approvazione. Ma – sottolinea ancora l’articolo – se si usa solo la plastica non è perché non è possibile fare altrimenti, è solo perché nessuno o quasi si è impegnato davvero a studiare e poi sperimentare altro. E infatti alcune aziende e start up stanno ora cercando di promuovere materiali che non hanno quasi nulla a che vedere con le plastiche.

Un manipolo di sperimentatori

L’azienda che sta guidando il cambiamento è probabilmente Tetra Pak, che a fine 2024 ha annunciato di aver messo a punto un packaging per i succhi di frutta che non elimina del tutto la plastica ma ricorre a quelle di origine vegetale, facendo aumentare la percentuale di riciclabilità fino al 92%, e diminuire l’impronta di carbonio del 43%.

In Scandinavia e in Giappone si punta tutto sulle fibre e sulle resine vegetali, che possono garantire le stesse performance delle plastiche di origine fossile, non sono tossiche e hanno un profilo costi-benefici positivo.

In altri casi, però, si cerca un approccio completamente diverso, che non si basi affatto su nuove versioni dei multistrato. Così, la londinese Notpla da una decina di anni propone biopolimeri derivati dalle alghe per realizzare contenitori e bolle come le ultime arrivate, le Ooho, totalmente edibili, biodegradabili e ideali per contenere monoporzioni di drink ma anche di salse.

Addio plastica?

Poi c’è la Pulpex, anch’essa britannica, che realizza bottiglie interamente in cellulosa, riciclabili nella carta, e che ha già stabilito accordi con colossi come Unilever e Diageo. Al momento sta costruendo un grande impianto vicino a Glasgow, in Scozia, dal quale usciranno cinquanta milioni di bottiglie all’anno che dovrebbero entrare anche in ambiti non alimentari come quello dei cosmetici, dei detersivi o dei farmaci, sostituendo via via bottiglie e barattoli in plastica.

Infine, anche la start up danese Paboco realizza bottiglie in cellulosa (che contengono ancora un 15% di polietilene ad alta densità o HDPE), e grazie a un accordo con la svedese Blue Oceans Closures si appresta a lanciare la prima bottiglia nella quale anche il tappo è in fibra.

Per arrivare a disporre di diverse opzioni del tutto plastic-free occorrerà ancora del tempo, ma la tendenza sembra avviata, e le start up e aziende aspettano soprattutto investimenti e agevolazioni normative per accelerare ulteriormente.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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