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Dalle città ai fiumi: l’inquinamento da sostanze d’abuso minaccia l’equilibrio degli ecosistemi acquatici.

La dispersione nelle acque dolci di farmaci e sostanze d’abuso (tra cui la cocaina) sta diventando un problema sempre più difficile da affrontare, perché i sistemi di filtrazione non riescono a eliminare tutte le molecole presenti nelle acque reflue, e ciò che non viene trattenuto va a perturbare l’ecosistema acquatico, con ripercussioni a volte insospettabili. Tra le vittime di questa assunzione involontaria vi sono anche i salmoni selvatici (Salmo salar), la cui sensibilità alla cocaina era stata dimostrata in test effettuati in laboratori, ma mai in situazioni reali. Purtroppo, stando ai risultati ottenuti dai ricercatori della Griffith University insieme a quelli della Swedish University of Agricultural Sciences e a quelli della Zoological Society of London, anche in natura risentono profondamente tanto della cocaina quanto del suo metabolita principale, la benzilecgonina.

Lo studio sui salmoni

Come illustrato su Current Biology, per monitorare gli effetti i ricercatori hanno utilizzato 105 salmoni giovani, di otto settimane, del lago Vättern, in Svezia, e li hanno sottoposti a tre tipi di “trattamento”, e cioè li hanno esposti a cocaina o benzilecgonina disperse lentamente da appositi strumenti a concentrazioni paragonabili a quelle rilevate nelle analisi delle città europee, oppure a nessuna sostanza attiva, e poi ne hanno tracciato i movimenti con la telemetria, una rete di sensori che rilevavano i segnali emessi da appositi chip inseriti nei pesci.

cocaina salmoni Cocaine pollution alters the movement and space use of Atlantic salmon (Salmo salar) in a large natural lakeAuthor: Jack A. Brand,Daniel Palm,Daniel Cerveny,Marcus Michelangeli,Aneesh P.H. Bose,Erin S. McCallum,Gustav Hellström,Jerker Fick,Bryan W. Brooks,Tomas Brodin,Michael G. Bertram Publication: Current Biology Publisher: Elsevier Date: 20 April 2026
I ricercatori hanno sottoposto i salmoni a tre condizioni: un impianto di controllo, un impianto contenente cocaina e un impianto contenente benzilecgonina

Il risultato è stato allarmante, perché l’esposizione alla benzilecgonina si è tramutata in un aumento della distanza percorsa in una settimana di 1,9 volte, e i pesci si sono dispersi fino a 12,3 chilometri più lontano rispetto agli individui che non avevano assunto la sostanza. Con la cocaina i risultati sono stati analoghi, anche se di entità inferiore e meno regolari.

Cocaina e nuoto

Gli scienziati hanno considerato i dati decisamente preoccupanti, perché il movimento dei pesci e la velocità con cui nuotano non sono casuali, ma sono strettamente connessi al loro metabolismo energetico, alla riproduzione, all’alimentazione e agli altri abitanti dell’ecosistema di cui essi stessi sono prede. Se nuotano molto più velocemente tutto l’equilibrio salta, con ripercussioni conosciute solo in minima parte.

Non si sa esattamente in che modo la cocaina e il suo metabolita influenzino il movimento, ma si sa che giungono nel cervello dei salmoni (e nel 2024 uno studio ha svelato che si trova anche nei muscoli degli squali che nuotano vicino alle coste brasiliane, a ulteriore conferma della pericolosità della sostanza).

Le analisi delle acque reflue

Un’altra considerazione riguarda le analisi condotte da molti enti pubblici. Di solito si quantificata la cocaina, anche se ciò che arriva davvero nelle fogne è il suo metabolita, la benzilecgonina, perché è ciò che viene escreto dall’organismo dopo l’assunzione. E poiché si è rivelata più potente, sarebbe probabilmente opportuno, secondo gli autori, riconsiderare i dosaggi e introdurre anche questa voce. Oltre a monitorare, bisognerebbe studiare nuovi metodi di filtraggio, perché le quantità di cocaina sono elevate in moltissimi paesi e continuano a crescere.

Anche in Italia, secondo i dati appena resi noti, raccolti come ogni anno al depuratore di Nosego (Milano) dai ricercatori dell’Istituto Mario Negri per l’analisi europea annuale che coinvolge 115 città di 25 Paesi, si è registrato un aumento rispetto al 2024: nelle città che hanno fornito i dati per entrambi gli anni è stato del 22%. Tra le 85 città con risultati simili a quelli di Milano, città in cui il consumo di cocaina è in crescita costante da anni, il 57% ha fatto registrare un incremento, il 25% è rimasto stabile e solo il 19% ha avuto una diminuzione. Belgio, Spagna e Paesi Bassi restano i paesi peggiori.

Del resto, secondo un’analisi globale condotta sui dati di cento paesi del 2024 la concentrazione media delle acque superficiali è 105 nanogrammi per litro per la cocaina e 257 per la benzilecgonina, e in alcuni luoghi si arriva a migliaia di nanogrammi. La cocaina poi è solo una delle numerosissime sostanze ad attività farmacologica (o loro metaboliti) dispersi nelle acque reflue e attivi a concentrazioni molto basse, e anche se la cocaina o la benzilecgonina se assunti con la carne del salmone non hanno effetti i motivi di preoccupazione sono più che sufficienti per prendere provvedimenti adeguati.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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