A distanza di 40 giorni dalla pubblicazione di un video di Greenpeace che mostrava decine di ratti nei capannoni di un allevamento di maiali destinati a entrare nella filiera dei prosciutto DOP dell’azienda La Pellegrina – società controllata dal Gruppo Veronesi (AIA) – un nuovo filmato denuncia condizioni altrettanto gravi in un’altra struttura collegata alla stessa azienda. Le immagini ancora più invasive, mostrano animali malati e feriti, carcasse abbandonate, infestazioni di ratti e casi di cannibalismo. Le riprese sono state effettuate da Greenpeace a Bondeno, in provincia di Ferrara, in un allevamento di proprietà della Società Agricola Allevamenti Cascone, che è fornitore in soccida (*) de La Pellegrina.
Maiali fra ratti, feci e urina
Foto e video verificate da Greenpeace documentano anche in questo caso un’infestazione di ratti nella struttura e nei box in cui vivono i suini. Le condizioni sono disastrose maiali con gravi ferite, ernie, lacerazioni alle orecchie e code spesso morsicate e mutilate. Nelle immagini si vedono carcasse abbandonate in avanzato stato di decomposizione divorate da altri maiali e segni evidenti di infiammazione compatibili con il contatto prolungato con feci e urina.

Nel comunicato dell’associazione si fa riferimento anche alla presenza di esche rodenticide nei corridoi di passaggio. Esche che dovrebbero essere collocate in contenitori idonei per evitare contaminazioni e minimizzare il rischio di ingestione da parte degli animali. Un passaggio delicato riguarda la gestione sanitaria: Greenpeace afferma che non ha rilevato una zona infermeria o destinata a un adeguato isolamento degli animali feriti o malati.
Maiali destinati al Prosciutto di Parma
Il legame tra il sito di Bondeno e La Pellegrina è confermato dai codici auricolari e i tatuaggi presenti sugli animali. Le immagini mostrano un tatuaggio sulla coscia di un maiale che indica l’allevamento di nascita. La sigla “BG111” è riferita a “La Pellegrina” a Morengo in provincia di Bergamo, mentre la “M” indica il mese di nascita (maggio). Anche il codice sanitario sulle orecchie di alcuni animali conferma il collegamento. Questo aspetto è importante perché gli animali con questi codici sono allevati per essere destinati alla filiera Dop che comprende Prosciutto di Parma, prosciutto San Daniele e altri 17 salumi DOP. In altre parole Cascone alleva i maiali appena svezzati ricevuti probabilmente da La Pellegrina (che gestisce nei suoi capannoni circa 6.000 scrofe). Quando i maiali raggiungono il peso ottimale per essere macellati vengono presi in carico da La Pellegrina che li inserisce nel circuito dei prosciutti e dei salumi DOP.

Allevamenti intensivi
Le condizioni in cui vivono gli animali in queste strutture rappresentano uno degli aspetti che rendono poco sostenibile il sistema degli allevamenti intensivi. Greenpeace insieme ad altre associazioni ha presentato alla Camera la proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi”, per costruire un sistema agroalimentare in cui si produca e consumi meno carne, che si basi su metodi agroecologici e metta al centro i piccoli agricoltori.
Il ruolo dei consorzi del prosciutto
Al di là della denuncia, la questione riguarda la tracciabilità e le responsabilità di filiera. Di fronte a questi episodi il Consorzio del Prosciutto di Parma e del San Daniele se ne lavano le mani, in quanto per statuto sovrintendono solo alla stagionatura delle cosce e non agli allevamenti. C’è poi il tema dei controlli sanitari. Di fronte ai recenti scandali (Bervini, La Pellegrina e adesso Cascone) c’è a chiedersi qual è il modo seguito nei controlli veterinari, qual è la frequenza e quali sono gli esiti?

Stiamo parlando di allevamenti di grandi dimensioni che dovrebbero essere controllati periodicamente. Sarebbe interessante capire come sia possibile scoprire che esistono situazioni come quelle descritte. E ancora: vorremmo capire come sono gestiti i controlli e le allerta su igiene, biosicurezza e benessere animale? Dopo questi episodi che provvedimenti sono stati adottati. Abbiamo inoltrato ben quattro richieste all’ATS Val Padana che è intervenuta nello scandalo Bervini e La Pellegrina senza successo. Ci è stato riposto per quattro volte che non si rilasciano dichiarazioni e nemmeno interviste. Vediamo cosa risponderà l’Ausl di Ferrara che sovrintende all’area della Società Agricola Allevamenti Cascone a cui abbiamo rivolto analoghe domande.
(*) La soccida è un contratto tra un allevatore (in questo caso Cascone) e un conferente (in questo caso La Pellegrina). Il contratto prevede che l’allevatore riceve i maiali svezzati, il mangime e talvolta i medicinali dal conferente, e si occupa della loro crescita. A fine ciclo La Pellegrina ritira gli animali e li invia al macello dove saranno destinati alla filiera del Prosciutto Dop e degli altri salumi Dop.
Foto e video QUI disponibili
© Riproduzione riservata – Foto: Depositphotos, Greenpeace

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



Nessuno dirà o farà nulla. Questa filiera sono anni che quando viene criticata si rifugia nel silenzio. Si lascia passare la bufera e dopo qualche giorno, stranamente, appaiono articoli che elogiano “le eccellenze” il grande “Made in Italy”, la sentenza che ha posto fine “alle usurpazioni della denominazione”, la vittoria contro chi cercava di portare discredito ai “nostri straordinari prodotti”, ecc.
E questi articoli rimbalzano e sono rilanciati nel web molto di più di quelli di denuncia di qualche giorno prima.
A mio avviso chi mina dal di dentro le nostre DOP ed IGP compie operazioni di italian sounding molto più dannose di quelli che le fanno dall’esterno (o dall’estero).
Queste ultime trovano l’opposizione di tutti (Consorzi, Ministeri, ecc) e vengono subito stoppate, le altre lavorano sotto traccia per anni come un cancro invisibile che ha tempo per fare danni irreparabili…
Resto dell’idea che il consumatore informato possa fare la differenza con acquisti consapevoli, il che, a quanto pare, non succede.
Per quel che mi riguarda è da tempo che non acquisto prosciutto del Consorzio; ancora ricordo “prosciuttopoli” e l’assenza di risposte serie da parte del Consorzio che nulla sapeva e di nulla si era accorto. Ed ora siamo daccapo
A casa consumiamo pochi salumi, ma “abbiamo scelto di scegliere” e quindi meglio 1 confezione di Nebrodok invece che 2 di Prosciutto di Parma.
Si conferma che la qualità costa ed infatti il costo del Nebrodok è importante, ma l’unica via è mangiare meno per mangiare meglio.
Dopo di che speriamo che quanto affermato sia vero: “Suino Nero dei Monti Nebrodi, in Sicilia, allevato allo stato brado, nutrito con la vegetazione spontanea del sottobosco.”