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Secondo uno studio americano, se aumenta il prezzo delle bibite, cala l`obesità

Alzare i prezzi dello junk-food per ridurre i chili di troppo: negli Stati Uniti si susseguono gli studi che mettono in relazione la grave epidemia di obesità che colpisce la popolazione (e soprattutto i più giovani) con i prezzi particolarmente convenienti di hamburger, patatine, snack dolci e salati e bibite gasate. Tanto che sono proprio le fasce di popolazione con minori mezzi economici e più basso livello di istruzione (afro-americani, latinos) maggiormente colpite dal problema.

L’ultima ricerca, che verrà pubblicata integralmente sul numero di agosto dell’American Journal of Public Health (http://ajph.aphapublications.org/cgi/content/abstract/AJPH.2009.175687v1), concentra l’attenzione sulle bibite zuccherate. Gli scienziati hanno osservato cosa è successo quando la caffetteria del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha aumentato i prezzi del 35 per cento, confrontando cosa era successo quando l’ospedale aveva lanciato una campagna informativa sull’importanza di una dieta equilibrata per mantenersi in buona salute. 

Le vendite delle bibite sono calate del 26 per cento con l’aumento del costo, mentre la campagna informativa non aveva avuto alcun effetto. Secondo i ricercatori, però, se l’aumento dei prezzi si accompagna a una campagna informativa, le vendite calano di un ulteriore 18 per cento. La gente, durante lo studio, tendeva a sostituire le bibite con caffè o bibite light.

«Dunque, la proposta, avanzata da chi ha a cuore la salute pubblica, di tassare le bibite zuccherate potrebbe essere sensata», ha commentato Jason Block, della facoltà di Medicina di Harvard. «In futuro si potrebbe testare l’effento dell’aumento del prezzo su succhi di frutta e altre bevande zuccherate, per stabilire il livello minimo efficace per ridurre i consumi senza modificare le rendite per bar e aziende produttrici».

L’obesità costa circa 147 miliardi di dollari all’anno al sistema sanitario americano e diversi stati, compreso New York e la California, hanno già gravato il costo delle bibite con una tassa per sostenere le spese delle malattie correlate all’obesità. Secondo Jason Block, le bevande gassate e zuccherate sono considerate tra i principali colpevoli della crescita dell’obesità nella popolazione americana. L’eccesso di zuccheri non solo rende la gente più grassa, ma gioca un ruolo chiave nel diabete, nelle patologie cardiache e nell’ictus, secondo l’American Heart Association.

Lo scorso marzo, uno studio pubblicato da Archives of Internal Medicine e condotto su 5mila giovani, aveva sostenuto che basterebbe aumentare di un dollaro il prezzo delle pizze e delle bibite zuccherate vendute nei fast food per ridurre  l’apporto calorico dei ragazzi americani di 200 kcal al giorno. Lo studio era stato ripreso anche dal quotidiano americano Usa Today del 3  aprile Study: People would lose 5 pounds a year if soda cost extra 18%: per il giornale, un aumento del 18% del prezzo delle bibite zuccherate farebbe perdere 2,3 kg di peso  all’anno. 

La American Beverage Association, di cui fanno parte Coca-Cola Co, Pepsico Inc, e Dr Pepper Snapple Group, dal canto suo si oppone fermamente all’introduzione di tasse, sottolineando che le bibite zuccherate non sono certo il solo fattore di rischio per l’obesità o le malattie cardiocircolatorie.

Mariateresa Truncellito

Foto: photos.com

© Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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