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La pappa reale è cinese, ma la frode è italiana. Truffatori alla ricerca del guadagno facile, pochi i problemi sulla sicurezza alimentare

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In Italia vengono importate grosse quantità  di pappa reale dalla Cina, che vengono rivendute a caro prezzo come prodotto made in Italy. L’operazione è davvero vantaggiosa  perché si compra a  30-35 €/Kg quella cinese  e poi  si vende a 600 €/kg cambiando l’origine. Recentemente Bruno Pasini, in qualità di fondatore dell’Associazione per la produzione e valorizzazione della pappa reale fresca italiana (CO.PA.IT), ha denunciato uno di questi episodi, con conseguente sequestro da parte del Corpo Forestale dello Stato di confezioni di pappa reale cinese spacciate come merce italiana  pronte per la vendita on line. L’indagato vendeva il prodotto, in nero e falsificando certificati e lotti di produzione, a colleghi apicoltori in confezioni da 1 kg o pronto in boccette da 10 grammi per la vendita al dettaglio.

La mancanza di una normativa solida nel settore della pappa reale rende possibile questo tipo di raggiro. Per capire meglio i retroscena e gli eventuali rischi per il consumatore, abbiamo chiesto chiarimenti a Raffaele Velardocchia, funzionario del Corpo Forestale dello Stato. «È difficile dimostrare una frode nel caso della pappa reale – commenta Velardocchia – poiché contrariamene a quanto succede per il miele,  non esistono obblighi per l’indicazione del luogo di produzione». La pappa reale si può considerare un alimento e quindi sull’etichetta andrebbe indicato il lotto, la zona di produzione e la data di scadenza. In realtà nessuna di queste informazioni è obbligatoria per legge e questa lacuna lascia spazio alle furberie. Lo stesso problema si riscontra per la propoli e il polline di api.  

«A chi non è capitato di passare tra le bancarelle dei mercatini rionali e vedere apicoltori con il loro banchetto di miele, propoli, polline e pappa reale? – chiede Velardocchia – Spesso il consumatore è indotto a pensare che tutti i prodotti  siano della casa, ma a volte non è così. L’etichetta non aiuta: in molti casi la dicitura sulla confezione “prodotto confezionato da…” può trarre in inganno, anche negli acquisti effettuati presso supermercati, erboristerie e farmacie. La frase sull’etichetta indica che il prodotto (non mio) è stato solo confezionato da me. La scritta che attesta la vera origine nazionale è  “prodotto e confezionato da…” ».Questa sottigliezza linguistica crea una certa confusione.  Per individuare le frodi occorrono utili segnalazioni da parte degli apicoltori, ma anche una solida conoscenza delle dinamiche di produzione della pappa reale e un’accurata visita alle aziende sospette. Infine grazie all’analisi chimica dei pollini che cambiano in relazione alla zona di provenienza,  è possibile stabilire l’origine della pappa reale.

Secondo i dati forniti dal Copait, sembra che circa il 90% della pappa reale venduta in Italia sia da importazione, soprattutto cinese. Ma cosa significa in termini di sicurezza? In realtà poco, perché dalla Cina arriva un prodotto comunque controllato e mediamente sicuro, anche se potrebbero nascere problemi per interruzioni della catena del freddo, a causa della distanza (circa 8000 km). La minaccia più seria alla salute arriva invece proprio dall’Italia. Basti pensare che il prodotto, nel caso scoperto dalla Forestale con la operazione Pappa Virtuale, veniva acquistato da apicoltori e commercianti e poi riconfezionato in laboratori privi degli opportuni requisiti igienico-sanitari o addirittura sconosciuti alle USL. «Inoltre l’assenza di lotti di produzione, o la presenza di lotti di fantasia, interrompe la tracciabilità della merce e, in caso di allerta alimentare, diventerebbe molto difficile procedere al ritiro del prodotto», commenta Velardocchia. Questo discorso ovviamente non riguarda le industrie alimentari o farmaceutiche, le quali per la fornitura  della pappa reale di importazione adottano altri standard.

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Dall’analisi del polline è possibile capire la provenienza della pappa reale

L’elemento più paradossale è che sono gli stessi apicoltori o commercianti italiani a truffare e danneggiare il nostro mercato. La Cina esporta correttamente la pappa reale, con i certificati previsti per legge e con le indicazione del lotto, mentre alcuni produttori italiani falsificano le carte e vendono come made in italy una pappa reale che hanno pagato 20 volte meno. Si tratta di concorrenza sleale che danneggia enormemente i produttori onesti.

«Tornando al consumatore, siamo lontani dal voler fare una difesa a priori del prodotto italiano (sarebbe una prospettiva miope visto il rilevante fabbisogno interno non soddisfatto da un’adeguata produzione nazionale). L’importante è che ci sia chiarezza e trasparenza,  in modo da mettere l’utente in condizioni di scegliere tra  il più economico prodotto importato o quello made in Italy», conclude Velardocchia.

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

  Eleonora Viganò

redazione Il Fatto Alimentare

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5 Commenti

  1. Segnalo che per quanto riguarda la pappa reale Italiana, sono già stati eseguiti molte analisi da parte di varie università, quello che si nota è che quella Italiana ha nella maggior parte dei casi valori dei nutrienti decisamente più alti, ma non solo un basso valore di furosina, che sta a indicare che quella cinese è spesso una pappa reale decisamente molto anziana, inoltre quella Cinese raramente la catena del freddo, i bassi costi del prodotto lo evidenziano.

  2. Cerchiamo di evitare di associare aziende con ottime pratiche di importazione con altri personaggi che nulla hanno a che fare con l’etica, con la salvaguardia del prodotto importato, della salute e delle normative vigenti.
    Chi opera in regime di assoluta trasparenza e legalità è tranquillo e continuerà ad esserlo, pur in un sistema che spesso “premia” il FURBO .

  3. Ecco un esempio di prodotto verso cui, oltre ai controlli sanitari “standard” , occorrerebbe effettuare anche controlli sulle dichiarazioni di origine in confezione. Considerando le differenze di prezzo cosi elevate la tenzazione sarà sicuramente molto forte

  4. La provenienza non è obbligatoria come il miele, perché altrimenti sulla pappa acquistata in farmacia dovrebbe esserci scritto “prodotto in cina”.