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Bambini e pubblicità: se in tv ci sono meno spot diminuisce l’incidenza di obesità e sovrappeso

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La diffusione di spot alimentari nei programmi per bambini, risulta maggiore negli Stati Uniti e minore in Olanda, Svezia e Gran Bretagna

Gli spot televisivi del cibo spazzatura contribuiscono ad aumentare l’incidenza dell’obesità infantile. Uno studio transculturale pubblicato dalla rivista scientifica Public Health Nutrition e condotto da Janny M. Goris e collaboratori, ha coinvolto bambini di età compresa fra 6 e 11 anni di sei paesi (Australia, Gran Bretagna – Inghilterra e Scozia -, Italia, Olanda, Svezia e Stati Uniti). Il lavoro ha valutato l’incidenza di sovrappeso e dell’obesità (come condizioni clinicamente distinte) in relazione alla media di esposizione dei bambini agli spot alimentari televisivi. In un secondo tempo i dati sono stati incrociati per eventuali correlazioni.

 

La diffusione di spot alimentari durante le ore di maggiore utilizzo della tv da parte dei bambini, è maggiore negli Stati Uniti e minore in Olanda, Svezia e Gran Bretagna, mentre Italia ed Australia occupano una posizione intermedia (vedi tabella). Dall’incrocio dei dati su sovrappeso ed esposizione agli spot, emerge che gli Stati Uniti sono il paese con l’incidenza più alta sia per quanto riguarda l’incremento del peso sia per l’esposizione agli spot. L’Italia, come abbiamo visto, occupa una posizione intermedia per la visione degli spot, ma mostra il più alto indice di sovrappeso fra i maschi. Anche l’Australia presenta un’esposizione intermedia agli spot, ma il più alto tasso di incidenza di sovrappeso per le femmine. I due Paesi con valori minori di esposizione agli spot (Olanda e Svezia), hanno anche la minor prevalenza di sovrappeso infantile. La Gran Bretagna sembra un’eccezione, in quanto, pur avendo un valore di esposizione molto basso ha un’alta prevalenza di sovrappeso (in particolare fra i maschi in Scozia e le femmine in Inghilterra).

 

Paese Diffusione spot alimentari bambini nelle 24 ore Situazione sovrappeso e obesità infantile
Stati Uniti 11,5min Maggiore incidenza di sovrappeso e obesità (32% maschi; 34% femmine)
Italia 6,2min Più alto indice di sovrappeso fra i maschi (22%)
Australia 4,9min Più alta incidenza di sovrappeso per le femmine (23,7%)
Svezia 2,9min Bassa incidenza di sovrappeso e obesità infantile (19,9% maschi; 23,8% femmine)
Gran Bretagna 2,4min Alta prevalenza di sovrappeso e obesità fra i maschi in Scozia (29,3%) e fra le femmine in Inghilterra (27,3%)
Olanda 1,8min Minor prevalenza di sovrappeso e obesità infantile (14,5% maschi; 15,9% femmine)

 

 

 

 

Successivamente sono stati impiegati dei modelli di previsione per valutare l’eventuale diminuzione di sovrappeso e obesità eliminando la pubblicità sul piccolo schemo. Il beneficio maggiore è previsto negli Stati Uniti, dove si calcola una riduzione del 40%. In Australia e in Italia la riduzione risulterebbe del 25-28% e mentre in Svezia, Olanda, Inghilterra e Scozia varierebbe dall’11 al 18%.

 

fast food bambini
Alcune nazioni hanno cercato di persuadere le industrie alimentari ad autoregolamentare le proprie azioni di marketing per i cibi con un elevato contenuto calorico

In seguito a questi studi, alcune nazioni europee, gli Stati Uniti e l’Australia hanno cercato di persuadere le industrie alimentari ad autoregolamentare le proprie azioni di marketing per i cibi con un elevato contenuto calorico. Alcune misure sono state già introdotte in Australia nel gennaio 2009, negli Stati Uniti nel luglio 2007 ed in Gran Bretagna nel 2007 e nel 2008. In Svezia tutte le pubblicità alimentari indirizzate ai minori di 12 anni sono state bandite dalle tv dal 1991. Queste iniziative sono in parte vanificate dagli spot provenienti dai canali satellitari oltre alla tendenza delle industrie alimentari ad utilizzare altre leve del  marketing come riviste, sponsorizzazioni, promozioni, giochi…

 

Lo studio ha diversi limiti, come indicato dagli stessi autori. I dati parzialmente discordanti (Italia, Australia e Gran Bretagna), possono derivare dalla scarsa rappresentatività del campione di spot pubblicitari utilizzato o da una maggiore influenza di altri canali di marketing alimentare sui bambini (es.: riviste per ragazzi). Sicuramente, come hanno messo in evidenza altre ricerche di cui abbiamo già parlato su Il Fatto Alimentare, gli spot pubblicitari hanno il potere di modificare lo stile alimentare dei bambini, ma ogni analisi svolta sui comportamenti, soprattutto in età evolutiva, deve tener conto di molteplici fattori, fra cui quelli educativi e biologici.

 

Teresa Montesarchio (Psicologia e Alimentazione)

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

Fonte: Janny M Goris, Solveig Petersen, Emmanuel Stamatakis and J Lennert Veerman (2010). Television food advertising and the prevalence of childhood overweight and obesity: a multicountry comparison. Public Health Nutrition, 13 (7), 1003-10

  Redazione Il Fatto Alimentare

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