Il team di scienziati focalizzati osserva il becher in fabbrica scienza tecnologia

I nanomateriali, secondo la definizione aggiornata dalla Commissione europea nel 2022, sono materiali contenenti almeno il 50% di particelle solide di dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri. Dalla fine degli anni 90, in virtù delle loro proprietà specifiche, essi hanno trovato una crescente applicazione in diversi ambiti (elettronico, farmaceutico, biomedico, energetico, ambientale, alimentare, tessile, cosmetico, ecc.), aprendo la strada a nanotecnologie sempre più evolute e a sempre più diffusi utilizzi, ma anche a crescenti questioni sui loro possibili effetti sull’ambiente e sulla salute umana e animale, nonché sul modo di regolamentarli.

Alimentazione e nanomateriali

Anche il settore alimentare è interessato, sia direttamente sia indirettamente, dall’uso dei nanomateriali. Alimenti prodotti, processati o confezionati con strumenti nanotecnologici o nei quali siano presenti nanomateriali ingegnerizzati volutamente aggiunti (come additivi in grado di migliorare la consistenza, l’aroma e il sapore dei cibi, sostituendo parte del contenuto di sale o grassi e aumentando l’assorbimento selettivo di alcuni nutrienti specifici) sono ormai una concreta realtà. Ma la presenza di nanoparticelle può derivare anche da impieghi indiretti, come l’utilizzo di pesticidi, farmaci veterinari, confezioni e imballaggi che le contengono.

Processo di analisi degli alimenti. Riso al microscopio, fagioli rossi allerta e grano in piastre di Petri su sfondo grigio, vista dall'alto. nanomateriali
L’EFSA ha valutato come sicuro quale “novel food” un nanomateriale che potrà essere impiegato come integratore alimentare.

L’esperto

Come spiega Francesco Cubadda*, del Dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria (SANV) dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile scientifico del convegno: «L’applicazione delle nanotecnologie può apportare indubbi vantaggi, ma la sicurezza deve essere garantita. Per questo motivo l’UE ascrive gli alimenti che contengono nanomateriali alla categoria dei “novel food”, li subordina alla legislazione di competenza e a una valutazione con metodologie apposite (“nanospecifiche”) da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Inoltre vige l’obbligo di etichettatura che ne riveli la presenza negli alimenti e negli integratori alimentari».

Nonostante questo approccio giustamente prudente che contraddistingue l’Europa rispetto al resto del mondo, l’interesse nei confronti dell’applicazione delle nanotecnologie anche in ambito alimentare sta crescendo enormemente. Una prova è arrivata proprio di recente, quando l’EFSA ha valutato come sicuro quale “novel food” un nanomateriale (per la precisione una fonte di ferro) che potrà essere impiegato come integratore alimentare.

Il convegno sulla sicurezza

Questa apertura porta con sé una nuova attenzione e pone nuove questioni legate alla sicurezza, che sono state affrontate lo scorso 26 ottobre, nell’ambito del Quarto Convegno Nazionale Nanotecnologie e Nanomateriali nel Settore Alimentare e loro Valutazione di Sicurezza che si è svolto nella sede dell’ISS a Roma. Tra queste la possibilità di condurre test e ricerche sugli aspetti “nanospecifici” senza ricorrere alla sperimentazione animale, mediante le cosiddette New Approach Methodologies (NAM).

Come spiega l’esperto «Si tratta di metodologie di nuovo approccio, sviluppate nell’ambito di progetti internazionali, che in questi anni hanno assunto una grande importanza. Esse consentono di ottenere importanti informazioni sui meccanismi d’azione dei nanomateriali, senza fare ricorso alla sperimentazione animale, bensì utilizzando per i test organismi diversi da mammiferi (ad esempio embrioni di pesce), colture cellulari, tecnologie molecolari, modelli informatici». L’aspetto più interessante è il fatto che queste nuove metodologie consentono di ottenere persino più informazioni di quelle ottenibili con i classici test condotti su cavie.

Pollo in incubatrice o in coop. Industria agricola
Ad essere presi in considerazione sono anche le fonti di nutrienti (come gli integratori), utilizzati nella formulazione di mangimi per animali

Le ricerche

Gli studi condotti con questi metodi di ultima generazione si incentrano sia sui nanomateriali propriamente detti, sia su materiali non nanotecnologici ma che contengono una frazione di particelle sulla nanoscala (come molti additivi alimentari, ad esempio gli ossidi di ferro utilizzati come coloranti), tutti con stretta attinenza con la filiera agroalimentare. «Ad essere presi in considerazione quindi sono le fonti di nutrienti (come gli integratori), i novel foods, gli additivi alimentari impiegati nell’alimentazione umana e quelli utilizzati nella formulazione di mangimi per animali, i materiali destinati al contatto con gli alimenti e i pesticidi».

Lo scopo ultimo di queste ricerche è quello di identificare percorsi attendibili ed efficaci per la valutazione del rischio potenziale connesso all’applicazione di specifiche nanotecnologie in ambito alimentare, con un duplice proposito: proteggere la salute dei consumatori e fornire standard scientifici che consentano al settore strategico delle nanotecnologie di svilupparsi senza scontrarsi con un generalizzato pregiudizio nei confronti dei materiali innovativi.

Le linee guida

I risultati serviranno infatti all’EFSA per aggiornare le linee guida sulla valutazione del rischio di materiali integralmente o parzialmente sulla nanoscala impiegati nella produzione di alimenti sulla base delle scoperte più recenti.

Il fatto che nuovi nanomateriali vengano autorizzati dalla legislazione europea richiede un’attività di controllo ufficiale in questo settore. Di recente si è avuto anche il divieto di utilizzo nell’Ue di un additivo alimentare contenente nanoparticelle, il biossido di titanio (E 171). Per coordinare lo sviluppo delle adeguate strategie di controllo e lo sviluppo di metodi analitici, l’Iss è stato nominato Laboratorio Nazionale di Riferimento per i nanomateriali negli alimenti.

In questo ruolo l’ISS coordina l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che pure collabora all’LNR. È inoltre da molti anni uno dei sei laboratori esperti europei che supportano il Centro comune di ricerca della Commissione Europea, sito a Ispra, nell’area dello sviluppo e dell’armonizzazione di metodi analitici per i materiali contenenti nanoparticelle a fini normativi.

* Membro del gruppo di lavoro sulle nanotecnologie del Comitato Scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ed esperto internazionale nella valutazione dei rischi delle nanotecnologie in ambito alimentare.

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luigiR
luigiR
21 Novembre 2023 14:53

ma le nanoparticelle del biossido di titanio spariranno anche dagli ingredienti dei farmaci???