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Stop a pesce spada e smeriglio per bambini e donne incinte. In Italia 40 sequestri in 5 mesi per eccesso di mercurio. Valori di inquinamento da 4 a 6 volte superiori. Inerzia del Ministero

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Negli ultimi 5 mesi sono stati ritirati e sequestrati ben 40 lotti di pesce spada, smeriglio e altri pesci di grossa taglia

C’è troppo mercurio nel pesce spada e nello smeriglio congelato, meglio non darlo ai bambini e alle donne incinte È la conclusione scontata dopo il sequestro di ben 40  lotti di pesce congelato negli ultimi 5 mesi intercettati dalle Asl e in minor misura da altri organi di controllo. Per la maggior parte delle partite è stato disposto il ritiro immediato dal commercio e la successiva distruzione, ma si tratta di provvedimenti  molte volte risultano inutili perché, quando arrivano il pesce è già stato venduto e mangiato. Per rendersi conto di quanto si sia aggravatala situazione negli ultimi tempi basta dire che il numero di lotti ritirati e/o sequestrati è più che raddoppiato rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso. Il problema riguarda soprattutto l’Italia visto che in questi  5 mesi  le segnalazioni negli altri paesi Europei sono state solo 15.

 

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Il pesce congelato contaminato arriva per l’80% dalla Spagna

Il pesce congelato arriva per l’80% dalla Spagna e, visto il numero dei lotti contaminati, si può ipotizzare che qualcuno ritenga il nostro paese come “la spazzatura europea” dove inviare il pescato con troppo mercurio. Certo il rischio di essere intercettati esiste, ma vale la pena correrlo visto che l’alternativa per gli spagnoli è portare tutti i lotti in un inceneritore per la distruzione. In questa brutta storia c’è una grossa responsabilità sia da parte delle società italiane che acquistano in Spagna, in Portogallo e in misura minore in Vietnam, sia da parte delle catene di supermercati che non fanno i controlli adeguati, sapendo che sono in circolazione grosse quantità di pesce contaminato.  In genere per il mercurio non si tratta di  leggeri sconfinamenti dai limiti ma di quantità elevate. La norma prevede un limite massimo di 0,5 mg/kg che raddoppia per i pesci di grossa taglia. Nei lotti sequestrati si riscontrano quantità decisamente superiori: fino a 4-5 mg/kg. Per fortuna il problema non riguarda il tonno in scatola, perché le aziende per evitare rischi, utilizzano pesci di media taglia con un tenore di metalli pesanti al di sotto dei limiti.

 

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Sul sito del Ministero non c’è traccia dei 40 sequestri realizzati nella maggior parte dei casi dalle Asl

Un altro elemento da considerare è la scarsa informazione delle istituzioni nei confronti dei consumatori. Sul sito del Ministero non c’è traccia di questi 40 sequestri realizzati nella maggior parte dei casi dalle Asl. Perché il ministro della salute Beatrice Lorenzin non provvede a diffondere queste notizie? L’aspetto paradossale è che il Ministero della salute  ha inviato una circolare invitando le Asl a rallentare i controlli sul pesce al mercurio presso i punti vendita, perché è meglio farli a monte! In altre parole si  dice ai veterinari di intervenire meno, visto che il loro operato non è così efficace (vedi allegato). Se le ASL smettessero di fare queste verifiche nei punti vendita come suggerisce il ministero chi proteggerebbe i consumatori?  Perché nonostante le innumerevoli allerta lanciate dal territorio dai servizi veterinari delle ASL il ministero non riesce ad arginare l’invasione di pesce  al mercurio importato da Spagna e Portogallo?

 

Il fatto alimentare ha già sollevato questo problema due mesi fa inviando una lettera a Beatrice Lorenzin sollecitando un’azione più energica per tutelare la la salute dei cittadini. La risposta  è stata un garbato diniego dell’evidenza. Nella lettera di risposta  si dice   “Relativamente all’elevato numero di notifiche di allerta propriamente dette e di border rejection relative al mercurio in prodotti della pesca, appare opportuno sottolineare che ciò deriva appunto dall’intensa attività di controllo svolta dagli Uffici periferici di questo Ministero e dalle ASL che porta al respingimento delle partite positive controllate al momento dell’introduzione e al ritiro delle sottopartite campionate in fase di commercializzazione. Appare quindi inesatto concludere che a fronte delle allerte il Ministero tenga un atteggiamento di inerzia come si dice in un articolo pubblicato da Il Fatto Alimentare. Rispetto a due mesi fa i casi sono però quasi addoppiati da 24 a 40 e l’unica novità di rilievo è stata l’invito alle Asl di “rivedere” il sistema dei controlli!

 

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In pescheria non conviene comprare smeriglio, pesce spada e altri pesci di grossa taglia congelato, soprattutto se a tavola ci sono bambini o donne incinte

In queste condizioni quando si va in pescheria conviene glissare sullo smeriglio e sul pesce spada e altri pesci di grossa taglia, soprattutto se a tavola ci sono bambini o donne incinte che sono più a rischio. Purtroppo non si tratta di una novità .Il concetto viene ribadito  molto chiaramente dalla  Commissione Europea (DG Sanco- Health & consumer protection directorate general) in una recente nota informativa, dove consiglia le donne in età fertile, quelle in stato di gravidanza o in fase di allattamento e i bambini, di evitare di assumere pesce spada, squalo e sgombro o al limite di non consumarne più di una porzione piccola alla settimana (meno di 100 g). In caso di consumo di tale porzione non si dovrebbe mangiare nessun altro pesce nello stesso periodo. Anche la FDA e EPA americane invitano i consumatori a non eccedere nel consumo di tonno o pesce spada (si sconsiglia inoltre di mangiare tonno più di 2 volte) e a variare il consumo di pesce, proprio per limitare l’apporto di mercurio.

 

Prendendo in considerazione l’importante apporto nutrizionale che il pesce fornisce con la dieta, anche l’EFSA raccomanda che le donne in età fertile (in particolare, coloro che intendono avere una gravidanza), le donne incinte e che allattano come pure i bambini, selezionino altri pesci, senza dare la preferenza indebita ai grandi pesci predatori come il pesce spada e il tonno. Tutti gli altri tipi di pesce a rischio (ovvero carnivori di terzo e quarto livello trofico nella piramide alimentare) potrebbero esser mangiati con moderazione, in misura pari a 300-400 g/settimana.

Roberto La Pira

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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3 Commenti

  1. Buongiorno

    questa allerta vale solo il pesce surgelato? Devo temere anche per il pesce che trovo dal mio pescivendolo, e quindi fresco? Grazie

  2. La diversità dell’ approccio al controllo dei metalli pesanti nel pesce da parte degli stati dovrebbe far riflettere. Alcuni stati tengono conto del fatto che i consumi medi pro capite europei siano mediamente al di sotto delle quantità massime che le autorità sanitarie consigliano consumare, imputando quindi alla presenza dei metalli pesanti un rischio sanitario limitato, altri, come l’ Italia, considerano il limite di legge tout court senza tenere conto delle quantità pro capite consumate.
    Pur non entrando nel merito della validità di un approccio piuttosto che l’altro si può rilevare che, riferendosi l’ articolo in prevalenza al pesce congelato, il controllo a campione sui punti vendita non rappresenta il sistema adeguato, se utilizzato da solo, né in termini di efficacia nell’ azione di prevenzione, né in termini di costi delle risorse utilizzate. Tenuto conto dei tempi medi di realizzazione delle analisi (2/10 gg), e della shelf life media di un pesce congelato (12/18 mesi), l’ obbligo di accompagnare la merce importata con un certificato analitico sui metalli pesanti, l’ obbligatorietà di segnalarne gli estremi nella dichiarazione UVAC e quello di mantenere allo scopo di controanalisi una campionatura di ogni lotto (per tutta la durata della shel life) alleggerirebbe gli organi di controllo, trasferendo parte delle incombenze sugli operatori che peraltro, in base all’ HACCP, dovrebbero già avere. Resta da capire se i controlli in importazione siano, per frequenza e puntualità applicati anche al pescato nazionale.

  3. Non fermiamoci alla semplice questione del contenuto di mercurio nel pesce per bio-accumulo. Stiamo progressivamente avvelenando mari e oceani, con rischi di intere catene alimentari. Con tali valori è possibile che queste specie perdano progressivamente fertilità con la conseguente scomparsa.