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Diossina nel sangue? A Napoli e nella Terra dei Fuochi il livello è più basso che nel resto d’Europa. Dal confronto con altre città italiane valori più alti tra i cittadini di Brescia

diossina
La diossina si origina dai processi di combustione di rifiuti urbani contenenti materiale plastico in PVC

Nessun allarme per i livelli di diossina riscontrati nei campioni di sangue di 58 individui suddivisi in due differenti popolazioni: 25 prelevati da un gruppo residente in zone a rischio ambientale, 33 prelevati invece dagli abitanti di Napoli e dintorni (non a rischio professionale). La ricerca, portata avanti dall’Istituto Superiore di Sanità (Tossicologia alimentare e veterinaria) e dall’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno, ha dimostrato che i valori di alcuni composti considerati pericolosi per la salute umana, come le diossine e i suoi simili (dibenzodiossine policlorurate PCDD, dibenzofurani policlorurati PCDF, bifenili policlurati PCBs) , non sono presenti in quantità che possono destare qualche preoccupazione.

 

C’è di più, non esiste alcuna variazione significativa nei livelli di diossina tra campioni della zona a rischio (Acerra, Nola, Marigliano) e quelli dei residenti nella zona di Napoli e paesi limitrofi (Pompei, Portici, Pozzuoli, Torre del Greco). Questi valori risultano anche inferiori rispetto a quelli rilevati in altri Paesi europei, esclusa la Grecia. Quindi gli abitanti di Spagna, Portogallo, Belgio e Norvegia hanno dimostrato di avere nel sangue più diossine di noi. In Italia è stato effettuato un confronto anche con Brescia, dove i campioni, prelevati da chi è professionalmente esposto ad agenti inquinanti e da persone che non svolgono lavori a rischio, hanno quantità più elevate (ma comunque sotto la soglia di pericolo).

 

Napoli diossina
Le analisi hanno rivelato che il livello di diossina nel sangue degli abitanti di Napoli e della Terra dei fuochi è a norma

I soggetti che hanno partecipato alla prova erano in apparente buona salute e comprendevano: uomini (32) e donne (23), di età compresa tra i 18 e i 64 anni per i primi e 24 e 64 per le donne. Nella ricerca è stato registrato anche il peso delle persone: erano obesi rispettivamente 14 uomini e 7 donne, mentre 13 erano i soggetti in sovrappeso per entrambi i sessi. L’analisi del diario alimentare ha permesso di avere la certezza che non vi fossero differenze di alimentazione tra gruppi e che venissero consumati abitualmente prodotti caseari come mozzarella, latte, formaggi di vario tipo.

 

 

 

diossina alimenti
L’esposizione umana alla diossina può avvenire attraverso il consumo di alimenti di origine animale, carne, prodotti latto-caseari e pesce contaminati

Questo studio permette di avere un primo quadro di riferimento sulla presenza dei vari tipi di diossina e altri composti simili nel sangue, anche se l’esiguo numero di campioni analizzati suggerisce la necessità  di portare avanti altri esperimenti più estesi per valutare l’impatto delle contaminazioni ambientali. Sarebbe inoltre consigliato, come espresso chiaramente nell’articolo, di rifare i test nel futuro per verificare l’impatto nel corso del tempo, soprattutto nei più anziani. Ricordiamo che l’esposizione umana alla diossina può avvenire attraverso il consumo di alimenti di origine animale, carne, prodotti latto-caseari, uova e pesce, a causa del contatto degli animali con composti che inquinano acqua, terreno e piante. Questo fenomeno causa una lenta esposizione alla diossina, che si accumula nel tempo causando danni alla salute.

 

Per approfondire:

Scheda diossine (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Veneto)

Il Ministero della salute ha redatto (nel 2006, un po’ datato) questo documento su diossine, furani e PCB. Le prime parti del testo permetteno di farsi una chiara idea di cosa siano e come entrano nella catena alimentare.

 

diossina mappa

Fonte: Esposito, M., et al. Serum levels of polychlorinated dibenzo-p-dioxins, polychlorinated dibenzofurans and polychlorinated biphenyls in a population living in the Naples area, southern Italy. Chemosphere (2013),

 

Eleonora Viganò

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Foto: Photos.com

 

  Eleonora Viganò

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redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

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    Ah…allora abbiamo ancora margine!…scaricate ancora veleni….dobbiamo raggiungere il resto d’Europa in questa classifica.

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    Buonasera a tutti,
    Premetto che per giudicare oggettivamente uno studio di questo tipo sia necessario leggersi tutto l’elaborato di Esposito et al.
    Detto ciò direi che per effettuare uno studio epidemiologico serio sia necessario un campione di soggetti molto più grande. Per la zona a rischio (Acerra ecc.) è ridicolo considerare come statisticamente significativo un gruppo di sole 25 persone.
    Secondo dubbio: Più interessante sarebbe stata la ricerca dei composti menzionati nel tessuto adiposo (PCB, furani e diossine si accumulano nei grassi e non nel sangue).
    Spero che chi ha prodotto il documento o chi lo ha pubblicato fornisca maggiori spiegazioni.
    Mi stupisco che l’ISS non sia andato più a fondo.
    Cordiali saluti.

    J. Zannoni

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    Mi ricorda tanto la ricerca sulll’esposizione al mancozeb negli abitanti dell’ulss 7 di Treviso.
    Fa supporre che non ci sia ma poi leggendo gli studi di riferimento (Es. Aprea ed alt) non si puo’ fare a meno di notare che le cose non stanno proprio cosi.Che quel che conta e’ l’esposizione cronica e tanto altro.
    E qualcuno ne ha approfittato per disinformare.
    E’ il caso di dare cosi tanto risalto a questa notizia senza fare le dovute osservazioni ? Ad es quelle del sig Zannoni.

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    Non voglio mettere in dubbio la validità dello studio pubblicato su Chemosphere, che ha un buon Impact Factor. Ma l’articolo tratta della concentrazione di diossina nel sangue.
    Peccato che, come già riportato, la diossina sia liposolibile e che ci sia il fenomeno del bioaccumulo oltre alla particolarità dell’ingresso nell’organismo, di certo non dovuta principalmente all’ambiente in sé…

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      Sono d’accordo con
      Jacopo Z.: Lo studio su 58 persone non ha valore a livello statistico.
      Parla molto di piu’ invece la statistica fatta da un medico di base della zona dei fuochi che ha 1.500 pazienti (detti medici sentinella) che riporta percentuali di cancro nei suoi assistiti fuori ogni norma.
      La diossina e’ uno potentissimo cancerogeno.
      Inoltre nella Asl n. 3 del comune di Nola i casi di malattie oncologiche sono raddoppiati dal 2009 al 2012, come riportato in uno studio presentato in senato lo scorso anno dall’associazione Medici per l’Ambiente. Lo stesso studio riporta che nel distretto di Fratta maggiore ( Napoli) le patologie tumorali sono passate da n.136 del 2008 a n. 420 del 2012 (di cui 17% bambini).

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      Eleonora Viganò

      Sono d’accordo sull’esigua numerosità del campione, tanto da averlo riportato tra le conclusioni, che sono sia mie sia dei ricercatori stessi:

      “Questo studio permette di avere un primo quadro di riferimento sulla presenza dei vari tipi di diossina e altri composti simili nel sangue, anche se l’esiguo numero di campioni analizzati suggerisce la necessità di portare avanti altri esperimenti più estesi per valutare l’impatto delle contaminazioni ambientali”.

      Gli stessi autori suggeriscono anche di portare avanti studi nel tempo.

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    Generalmente non condivido teorie complottistiche o simili… certo è che uno studi del genere non si dovrebbero neppure pubblicare, almeno per rispetto di quelle famiglie che devono vivere con un malato di tumore in casa.
    Il Servizio Sanitario Nazionale dispone di strumenti potentissimi per la raccolta e l’elaborazione statistica dei dati epidemiologici. I medici di base hanno centinaia di migliaia di soggetti sotto controllo e non 58!!! La volontà di trovare delle risposte scientificamente provate è una questione meramente politica.
    Ricorderei a chi mena le carte e prende decisioni che la salute è il bene primario. il debito, l’europa, la stabilità ecc sono aria fritta in confronto.

    J. Zannoni

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    Condivido il parere di Jacopo ed aggiungo che per le istituzioni sanitarie non sarebbe un problema confrontare i residui tossici e cancerogeni di cui si parla, in prossimità degli impianti a rischio: termovalorizzatori in primis, cementifici, industrie chimiche impattanti, ecc..
    Marghera e l’ILVA di Taranto, non hanno insegnato ancora nulla?
    Ma la volontà o la mancanza di volontà è sempre politica?
    Per chi lavorano le nostre istituzioni e quali dirigenti omettono o addirittura, come avvenuto nei casi più gravi, falsano i risultati dei rilievi ambientali critici?

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    Stefano Dell'Orso

    Non è possibile non essere d’accordo con chi abbia giustamente fatto rileveare sia la scarsa attendibilità statistica del numero, ma non solo(qual’è stata la progettazione dello studio? Quale popolazione, quali zone (venti, pioggie etc), quali abitudini alimentari (incidenza secondaria) etc. Ovviamente la liposolubilità dell’analita non consente di definire “felice” la scelta del sangue come matrice d’indagine per rilevarne le conseguenze dell’esposizione dato che il tessuto d’accumulo (dal quale viene poi recuperato) è il tessuto adiposo. E’ ovvio che a cercare qualcosa dove non c’è porti a proclamare semplicemente che “non c’è”. Avete mai provato a chiede all’Oste se il vino è buono ??? Forse il Made in Campania è un po’ in ribasso adesso …
    Ma allora se non si tratta di studi di comodo di cos’altro ??? E i Veterinari cosa mangiano a pranzo ?