La celiachia non si può considerare la causa diretta del sovrappeso e dell’obesità di una persona, spesso il vero pericolo sono le cattive abitudini.

Questo tema è stato trattato anche durante una puntata dell’americano The Dr. Oz Show dove il medico che presentava il programma ipotizzava una sorta di correlazione tra celiachia e aumento ponderale. In particolare si è messo in evidenza come spesso gli individui celiaci, costretti a mangiare prodotti senza glutine, registrino un notevole incremento di peso.

 

La causa, come evidenziato dalla trasmissione, non è certo da ricercare nella patologia in sé*, che riguarda il malfunzionamento dell’intestino esclusivamente quando si ingerisce del glutine, bensì sulla scelta e il consumo, a volte eccessivo, dei cibi industriali studiati per i celiaci.

 

Normalmente si vive questa intolleranza con un certo disagio iniziale, soprattutto da parte dei bambini nelle occasioni conviviali, la merenda a scuola o durante le festicciole. Genitori e medici allora, tendono ad agire minimizzando le differenze alimentari rispetto ai soggetti sani.

La miriade di merendine, cracker, grissini, pane, torte, biscotti… prodotti surgelati pronti per il consumo “gluten free”, presenti in ogni supermercato, se da un lato hanno consentito di non vivere la patologia come un disagio, dall’altro hanno incrementato la diseducazione al mangiar sano.

Dalla composizione dei prodotti e dal confronto con altri alimenti industriali similari, si è evidenziata spesso la presenza di una quantità di grassi e zuccheri molto più elevata.

 

In natura esistono svariati alimenti che non contengono glutine, dai cereali ai legumi, dalla frutta ai vegetali, la carne e il pesce, latte e derivati (anche privi di lattosio nel caso esistesse l’intolleranza a quest’ultimo), frutta secca, alimenti che possono da soli soddisfare le esigenze alimentari e nutrizionali dei soggetti celiaci senza necessariamente ricorrere ai prodotti industriali.

 

 Molti prodotti alimentari senza glutine, compresi i cibi spazzatura, non solo contengono quasi il doppio delle calorie rispetto alle loro controparti tradizionali, ma possono anche essere venduti al pubblico con un prezzo raddoppiato. Anche il contenuto in fibra può essere inferiore, così da non favorire un giusto senso di sazietà per un lasso di tempo adeguato.

 

È noto come molti soggetti celiaci che seguono una dieta priva di glutine spesso non conoscono nei dettagli la propria patologia e il giusto modo di alimentarsi. Ad esempio ignorano i vantaggi del consumo di carboidrati come riso, frutta o fagioli, e del fatto che questi alimenti contribuiscono a regolare il livello di glicemia nel sangue.

 

Sempre più soggetti scoprono di essere intolleranti al glutine in età matura, cosa che impone di adattarsi ad un’alimentazione “diversa” dalle abitudini fino a quel momento portate avanti, ma questa situazione, anche se difficile, potrebbe trasformarsi in un’opportunità per cominciare ad alimentarsi in maniera più corretta e naturale.

Bisognerebbe educare fin da piccoli i bambini celiaci alla scelta di alimenti naturalmente “gluten free”, concedendo ogni tanto lo strappo alla regola con prodotti più o meno manipolati industrialmente.

 

Fabiana Fanella

 

*Nel paziente celiaco l’ingestione del glutine attiva il sistema immunitario in maniera anomala, facendo sì che questo componente venga rifiutato in quanto riconosciuto dall’organismo come “tossico”. I villi presenti nel primo tratto della mucosa intestinale, che formano numerose anse superficiali per incrementarne l’assorbimento dei nutrienti presenti negli alimenti, in risposta a questa reazione immuno-mediata, si appiattiscono determinando un’atrofizzazione della mucosa e un alterato funzionamento dell’assorbimento dei nutrienti.

 

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