bambino serio che mangia purea di frutta nel sacchetto e guarda nella telecamera davanti al tavolo giallo. sullo sfondo c'è un giardino verde in una giornata di sole sfocato

Le buste con beccuccio sono sempre più diffuse tra gli alimenti per bambini, ma uno studio britannico ne mette in dubbio l’idoneità per l’alimentazione complementare.

Sono vendute come alimenti complementari per lo svezzamento, ma molte hanno caratteristiche più simili a quelle di un frullato dolce che a quelle di un alimento adatto a questa fase. E molte non aiutano il bambino a imparare a masticare, visto che hanno una consistenza liquida che non favorisce lo sviluppo delle abilità oromotorie necessarie quando si passa ai primi cibi solidi. Gli alimenti in busta con beccuccio, sempre più numerosi, dovrebbero quindi essere sottoposti a una revisione della classificazione, per evitare che i genitori li considerino alimenti adeguati allo svezzamento e consentire loro di fare scelte più consapevoli.

Non fa sconti la ricerca appena pubblicata sulla rivista del gruppo del British Medical Journal dedicata all’infanzia, Archives of Disease in Childhood, almeno per quanto riguarda i numerosi prodotti venduti nel Regno Unito (la maggior parte dei quali è prodotta da multinazionali e si ritrova quindi in molti Paesi).

Scaffali del supermercato con buste con beccuccio nella sezione baby food
Gli alimenti complementari venduti in buste con beccuccio sono sempre più diffusi

I prodotti nei supermercati

Nello studio i ricercatori dell’Università di Glasgow e del First Steps Nutrition Trust hanno analizzato poco meno di 300 alimenti per lo svezzamento di 16 produttori venduti in sei tra i principali supermercati di Glasgow, e hanno scoperto che178 prodotti, pari a circa il 60% del totale. Di questi, 46, circa un quarto, erano consigliati già a partire dai quattro mesi, prima dell’età indicata dalle autorità sanitarie per iniziare l’alimentazione complementare. Fino al sesto mese di età, infatti, i bambini dovrebbero essere alimentati solo con il latte materno o, quando non è possibile, con quello artificiale. 

Buste con beccuccio vs latte materno

Tutte le buste con beccuccio riportavano un’età minima consigliata inferiore ai 12 mesi; tra gli altri prodotti, invece, 46, pari al 38%, erano indicati dai 12 mesi in poi. I ricercatori hanno quindi messo a confronto le buste con il latte materno per quanto riguarda il contenuto energetico, quello proteico e la concentrazione di zuccheri. Inoltre sono state definite idonee (o meno) all’età indicata se si trattava di un alimento solido o di una purea; se presentavano una densità energetica e proteica superiore a quella del latte materno e se avevano un contenuto di zuccheri non superiore allo stesso latte. Inoltre, sono state anche studiate in relazione agli altri alimenti per l’infanzia analizzati.

Nel loro insieme, gli alimenti analizzati apportavano una mediana di 66,5 calorie ogni cento grammi (kcal/100 g) e solo il 35% superava i valori del latte materno, che di solito sono compresi tra 50 e 70 kcal/100 g. Tra le buste con beccuccio, tuttavia, solo circa la metà aveva un contenuto proteico superiore a quello di riferimento per il latte materno e solo circa un terzo forniva più energia per unità di peso, una percentuale simile a quella riscontrata negli altri prodotti analizzati, anche se ben il 61% di esse aveva più zuccheri (contro l’8% degli altri alimenti). 

Donna sorridente che allatta sotto un albero in un giardino d'estate; concept: allattamento al seno
In generale, questi prodotti avevano un apporto calorico confrontabile a quello del latte materno

Buste con beccuccio, il problema della consistenza

Oltre al confronto dei valori nutrizionali riportati in etichetta, due valutatori hanno esaminato la consistenza di 284 prodotti, e stabilito che metà delle buste conteneva alimenti a tutti gli effetti liquidi (con un punteggio compreso tra uno e tre, dove zero rappresenta la totale fluidità e quattro una texture molto densa), mentre negli altri cibi esaminati la stessa percentuale era del 7%. Solo una busta con becco su dieci conteneva alimenti con una consistenza morbida, contro il 77% degli altri cibi. 

Come hanno sottolineato gli autori, il fatto che si tratti, nella stragrande maggioranza dei casi, di liquidi o poco più, è piuttosto grave, perché mentre la suzione è innata, le abilità oromotorie necessarie a manipolare e masticare i cibi solidi devono essere apprese con l’esperienza. Per tale motivo le linee guida invitano a passare gradualmente dai primi alimenti in forma di purea ad altri con consistenze più percepibili e ai primi pezzi, ovviamente di dimensioni adeguate, da schiacciare oppure da mangiare con le mani. Il contenuto di molte buste, però, può essere deglutito con una manipolazione oromotoria minima, che non aiuta affatto il bambino a imparare a mangiare. Come se non bastasse, in realtà il contenuto è spesso succhiato direttamente dal beccuccio, anziché mangiata con il cucchiaino, gesto che vanifica anche l’effetto minimo che si ottiene abituando il piccolo alle posate.

Pochi prodotti davvero adatti all’alimentazione complementare

Nel complesso, solo 14 alimenti in busta con beccuccio, pari all’8,5% di quelli valutabili, sono risultati idonei come alimento complementare, soddisfacendo tutti i criteri previsti. All’estremo opposto, 48, pari al 29%, non ne soddisfacevano nemmeno uno. Negli altri tipi di alimenti, invece, un terzo è stato promosso a pieni voti e solo il 2% bocciato perché non rispondeva a nessuno dei requisiti. Infine, il contenuto in ferro, parametro importante per stabilire la qualità di un prodotto per lo svezzamento, era indicato solo raramente.

Alla luce di quanto emerso, il commento finale degli autori è stato drastico: “In generale, i prodotti venduti in buste con beccuccio non presentano le caratteristiche desiderabili per gli alimenti complementari. Molti sono più simili a frullati dolci di frutta, che non sono raccomandati per neonati e bambini in età prescolare. I nostri risultati suggeriscono che le autorità dovrebbero valutare se sia necessario modificare la classificazione e l’etichettatura dei prodotti, per chiarire quali siano alimenti e quali bevande, scoraggiare l’uso di queste buste e consentire ai genitori di fare scelte informate in linea con le raccomandazioni di salute pubblica per l’alimentazione di neonati e bambini piccoli.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

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