Un uomo tiene in mano un flaconcino di farmaco, sciroppo o integratore

La salute di persone e animali è interconnessa: calano le resistenze in Europa, ma l’allerta resta alta per la filiera alimentare.

La resistenza agli antibiotici è una delle massime emergenze sanitarie mondiali, come ricordano spesso sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sia le diverse agenzie regolatorie, i ministeri, le autorità che si occupano di salute pubblica e le società scientifiche. Una delle principali vie di trasmissione è la filiera alimentare, e questo non stupisce, visto che circa il 50-70% degli antibiotici prodotti nel mondo viene destinato agli animali da allevamento (negli Stati Uniti l’80%) e che in diversi paesi gli antibiotici sono impiegati non per curare le malattie ma per accelerare la crescita. Un ricorso così massiccio a questi farmaci, tuttavia, comporta una conseguenza pesante: lo sviluppo di resistenze.

In Europa la situazione è leggermente meno critica, dal punto di vista dell’impiego veterinario, ma questo non ha molta importanza, perché le resistenze non rispettano le dogane, e viaggiano sfruttando i mezzi più insospettabili.

Negli ultimi anni sono giunti segnali debolmente positivi che, però, mostrano come sia fondamentale non abbassare la guardia e anzi, intensificare l’impegno per migliorare le pratiche e con esse la situazione generale. Lo afferma l’ultimo rapporto dedicato al tema, appena reso noto dallo European Center for Diseases Control (ECDC) e dalla European Food Safety Agency (EFSA) su EFSA Journal, nel quale sono stati riportati i dati provenienti dai 27 stati membri più il Regno Unito e altri cinque paesi terzi, relativi al biennio 2023-2024 e messi a confronto con quelli del 2014.

Il rapporto congiunto

Nel documento è stata analizzata la presenza di resistenza ai principali farmaci nei batteri più diffusi e pericolosi tanto negli esseri umani quanto negli animali da allevamento e nelle loro carni: le salmonelle, gli Escherichia coli (E. coli) e due tipi di Campylobacter, il coli e il jejuni, in particolare per quanto riguarda i polli da carne, le galline ovaiole, i tacchini, i suini e i bovini con meno di un anno di età.

allevamenti galline
La nostra salute è lo specchio di quella degli animali e dell’ambiente

La situazione, rispetto al 2014, è in miglioramento sia tra gli umani che tra gli animali: negli ultimi dieci anni in numerosi paesi si è registrata una flessione della resistenza. Restano però varie criticità come quella che riguarda l’antibiotico ciprofloxacina, verso la quale alla resistenza presente negli animali, molto elevata da anni, si è aggiunta quella nei ceppi che circolano tra la popolazione umana.

Antibiotici e Campylobacter

Per quanto riguarda i Campylobacter, è ormai così diffusa che l’antibiotico, un tempo consigliato per queste infezioni umane, non lo è più. Per cercare di salvaguardarne l’efficacia verso altri batteri il suo utilizzo in veterinaria ha subito pesanti restrizioni.

E non c’è solo la ciprofloxacina: in tutta Europa, sia le persone che gli animali da carne ospitano ceppi con un’elevata resistenza all’ampicillina, alle tetracicline e alle sulfonammidi, antibiotici classici che in molti casi hanno perso efficacia.

Inoltre – fatto ancora più grave – si segnala, in alcuni ceppi di Escherichia coli, la presenza di resistenza ai carbapenemi, antibiotici di ultima istanza, cioè usati con molta attenzione, solo per situazioni delicate e solo quando tutti gli altri hanno fallito, e vietati per uso veterinario. Eppure la resistenza c’è, a conferma della circolazione dei geni che la conferiscono, e forse di un utilizzo inappropriato (e vietato) di questi farmaci negli animali. E la tendenza è in aumento: sono in corso indagini per capirne l’origine.

I trend positivi e quelli negativi

Anche se nelle Salmonelle e nei Campylobacter la resistenza ai principali antibiotici resta molto diffusa, non pochi paesi hanno comunque ottenuto un miglioramento. Per esempio, per quanto riguarda le Salmonelle, negli ultimi dieci anni la resistenza all’ampicillina è diminuita in 19 paesi, e quella alle tetracicline in 14. Parallelamente, i polli da carne e i tacchini hanno visto attenuarsi la resistenza alle tetracicline, mentre i tacchini quella alle tetracicline più quella all’ampicillina.

Con i Campylobacter si è registrato un calo della resistenza a un altro antibiotico, l’eritromicina, impiegato anche negli esseri umani come farmaco di prima linea, e il miglioramento ha riguardato sia le persone che gli animali.

Infine, la resistenza multipla, che rende i batteri insensibili a più antibiotici contemporaneamente, è rimasta per fortuna a livelli bassi.

Se da una parte negli ultimi dieci anni ci sono stati miglioramenti, dall’altra si nota però qualche indizio meritevole di attenzione. Per esempio, i ceppi di Escherichia coli trovati nei polli e resistenti agli antibiotici stavano diminuendo, ma ultimamente c’è stato un cambiamento nelle tendenze, e la situazione è stazionaria. Non c’è ancora un peggioramento, ma potrebbe arrivare presto, se non si interverrà per ripristinare la diminuzione.

One Health

In definitiva, il rapporto mostra l’importanza di una costante vigilanza e di un impegno che dev’essere intensificato, tenendo sempre presente l’approccio One Health. Il concetto di One Health non è solo uno slogan, ma il “sistema operativo” necessario per affrontare crisi come quella della resistenza agli antibiotici. In parole povere: non esiste una “salute umana” separata dal resto del pianeta. La nostra salute è lo specchio di quella degli animali e dell’ambiente, se l’ecosistema è malato, prima o poi lo saremo anche noi.

Le differenze tra i dati dei diversi paesi, dovute a quelle nelle pratiche agricole, nella somministrazione dei farmaci, nelle strategie di prevenzione e nella cura degli animali da allevamento, non sono tali da modificare l’andamento generale, proprio perché i batteri e le relative resistenze circolano in tutto il mondo. E ogni criticità tra gli animali ricade anche sulla popolazione umana. Il miglioramento in atto è sempre precario e a rischio di compromissione, e ciò rende indispensabile continuare con le politiche di controllo e limitazione in tutti i paesi europei.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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luigiR
luigiR
3 Marzo 2026 14:17

la cura preventiva per mantenere una migliore salute negli animali (e conseguentemente negli umani) è essenzialmente rappresentata dalla diminuzione delle popolazioni allevate intensivamente, così da render loro uno spazio più agevole per muoversi e meno stressante da eccessivo affollamento.

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