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Bambini e sicurezza alimentare: un esperimento italiano insegna ai più piccoli a conoscere e a evitare i batteri

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Il 50% delle malattie causate da alimenti dipendono da comportamenti errati dei consumatori

Ci sono moltissime ragioni per insegnare ai bambini le regole fondamentali della sicurezza alimentare, la prima è che i piccoli sono considerati una delle categorie più a rischio. Se è vero che i piccoli non controllano certo quello che mangiano, visto che i loro pasti sono preparati da altri, è altrettanto vero che alcuni semplici comportamenti, come il lavaggio delle mani prima dei pasti, possono ridurre notevolmente i rischi. L’altro elemento da considerare è che i bambini sono un ottimo “veicolo” per trasferire informazioni agli adulti. Il problema vero è trovare un sistema efficace per insegnare loro alcune buone prassi. Un approccio possibile e a basso costo, è stato proposto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova e dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie attraverso  semplici esperimenti di microbiologia in alcune scuole elementari.

 

«Si tratta anzitutto di far capire ai bambini che gli alimenti, in alcune circostanze, possono rappresentare dei rischi e che l’igiene personale e quella in cucina è il primo strumento per difendersi», spiega Antonia Ricci, del Dipartimento di sicurezza alimentare dell’IZS delle Venezie. Per questo siamo partiti da informazioni sulle contaminazioni microbiologiche e, prima ancora, spiegando cosa sono i microrganismi (spesso sconosciuti agli allievi delle elementari).

 

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Bambini e sicurezza alimentare: i concetti assimilati a questa età rimangono e sono trasferiti velocemente ai genitori

Il resoconto è raccontato in due studi, pubblicati sulle riviste Food Control e Foodborne Pathogens and Disease, che riepilogano l’indagine condotta con circa 250 alunni di età compresa tra i 9 e gli 11 anni di 12 scuole di Padova e provincia. Nel testo i ricercatori hanno valutato due approcci, uno teorico e uno pratico. A circa metà dei bambini gli esperti hanno proposto una lezione teorica sui microrganismi (che cosa sono, dove vivono, che rapporti hanno con gli esseri umani, come difendersi). L’altra metà (*) ha invece partecipato a tre piccoli esperimenti di microbiologia sulla crescita e sul conteggio di batteri “raccolti” in ambienti diversi (l’aria, la bocca, le mani, ben lavate oppure sporche). A tutti gli alunni, è stato chiesto di rispondere a un questionario e di realizzare dei disegni sul tema “I microrganismi e io” prima e dopo gli interventi degli esperti. Il questionario riguardava sia conoscenze di microbiologia, sia comportamenti abituali dei bambini (abitudine a lavarsi le mani prima dei pasti o appena rientrati in casa o dopo aver toccato certi alimenti e così via).

 

La cosa interessante è che le risposte ai questionari e le rappresentazioni dei microrganismi che emergono dai disegni vanno nella stessa direzione: le conoscenze sul mondo di virus e batteri e la consapevolezza sul tema della sicurezza alimentare migliorano dopo gli interventi, ma aumentano significativamente soprattutto per i bambini che hanno partecipato alla “lezione pratica”, interagendo direttamente con i batteri grazie agli esperimenti effettuati. Un risultato importante, anche perché ottenuto a basso costo – non servono attrezzature sofisticate, ma pochi materiali economici – e con grande soddisfazione dei bambini.

 

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Gli esperimenti riguardavano la crescita e il conteggio di batteri “raccolti” in ambienti diversi (l’aria, la bocca, le mani, ben lavate oppure sporche)

Certo, è ancora presto per valutare se questo basti a spingere i giovani alunni verso comportamenti virtuosi. Le risposte al questionario sembrano suggerire un percorso nuovo, ma si tratta di uno strumento di valutazione ancora troppo debole. «I bambini possono dare certe risposte perché influenzati dalle famiglie o perché sanno che sono “quelle giuste”, anche se poi si comportano in modo differente» riconosce Ricci. Quello che conta è che almeno il processo della conoscenza si è innescato. «Con due conseguenze positive: il fatto che i concetti assimilati a questa età rimangono e che i bambini trasferiscono velocemente quanto appreso anche ai genitori. Si tratta di un elemento importante perché è proprio in famiglia, in ambiente domestico, che deve crescere una nuova consapevolezza sulla sicurezza alimentare».

  Valentina Murelli

Valentina Murelli
giornalista scientifica

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