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Radiazioni ionizzanti per i crostacei: gli Stati Uniti autorizzano il trattamento contro gli agenti patogeni

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La FDA ha deciso di approvare l’utilizzo delle radiazioni ionizzanti per trattare i crostacei

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha deciso di autorizzare l’irradiazione dei crostacei, per controllare la proliferazione di agenti patogeni e prolungare la conservazione di granchi, gamberi e aragoste. La decisione è stata adottata in seguito a una petizione del National Fisheries Institute, un’organizzazione promossa dalle aziende della pesca e del commercio ittico. L’utilizzo di radiazioni ionizzanti sui crostacei è stato autorizzato dopo una valutazione sulla sicurezza in relazione alla tossicità, all’effetto sui nutrienti e sul potenziale rischio microbiologico.

 

La dose massima di radiazioni ionizzanti sui crostacei autorizzata dalla FDA, è di 6.0 kiloGray. Si tratta di una quantità in grado di ridurre, ma non eliminare del tutto, il numero di microrganismi patogeni, come la Listeria, il vibrione e l’Escherichia Coli. L’irradiazione, secondo  la FDA, non sostituisce le corrette pratiche di igiene sugli alimenti, che devono essere trattati, conservati e cucinati allo stesso modo di quelli non irradiati. Sull’etichetta dei crostacei dovrà comparire la dicitura “Trattato con radiazioni” affiacnato dal simbolo internazionale. I ristoranti che servono crostacei irradiati, invece, non saranno tenuti a informarne i clienti.

 

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Nei ristoranti non vi è l’obbligo di indicare l’utilizzo di pesce irradiato

In Europa, l’irradiamento dei crostacei non è consentito.  L’Unione europea ammette il trattamento con radiazioni ionizzanti solo per le erbe aromatiche essiccate, le spezie e i condimenti vegetali, a una dose massima di 10 kiloGray. In via transitoria, ogni stato può mantenere i trattamenti precedentemente autorizzati per alcuni alimenti, come indicato in questa tabella, da cui si vede che l’irraggiamento dei crostacei è praticato solo in Gran Bretagna, Belgio e Repubblica Ceca, con una dose massima autorizzata di 3kiloGray, pari alla metà di quella consentita negli Stati Uniti.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

foto: thinkstockphotos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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