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Pubblicità destinata ai bambini americani: linee guida severe per le aziende alimentari valide per tv, internet, giornali, packaging, scuole e sport

Su richiesta del Congresso, Federal Trade Commission, Centers for Disease Control, Food and Drug Administration e Agricultural Department hanno stilato nuove, severe linee guida sulla pubblicità dei prodotti alimentari rivolta ai bambini tra 2 e 17 anni, che le aziende sono caldamente invitate a seguire. Per ora è solo una moral suasion, ma non è detto che lo resti a lungo, perché la posta in gioco è la salute odierna e soprattutto futura di centinaia di milioni di piccoli americani.

La nuova normativa riguarda ogni forma di comunicazione, dalla televisione a internet, dai social network al packaging, dai giochi elettronici in generale a quelli direttamente collegati ai prodotti – ormai anche in Italia, non c’è alimento per bambini che non inviti a visitare il suo sito e a giocare – dai film ai giornalini, dagli eventi sportivi fino ai pasti pronti e ai fast food.

Secondo Michelle Ruk, avvocato e membro della Ftc, l’idea è quella di porre le aziende di fronte a una scelta: utilizzare i personaggi dei cartoon e le pubblicità per promuovere alimenti più adatti, con meno sali, zuccheri, grassi e con più fibre, frutta fresca, cereali integrali oppure cambiare radicalmente la comunicazione.

Negli Stati Uniti tutti i media rivolti ai bambini e ai ragazzi, ma anche gli eventi sportivi e in alcuni casi le scuole ospitano anche pubblicità su prodotti altamente calorici e poco nutrienti, con i risultati devastanti descritti nelle statistiche (il 15% di bambini e adolescenti è già obeso, contro una media europea del 4-6 %).

Anche in Italia, nonostante la situazione non sia così deteriorata, le pubblicità di prodotti alimentari abbondano in televisione, in internet e in tutti gli altri media frequentati dai bambini.

Per il momento la Ftc ha concesso alle aziende un tempo che va dai da cinque a dieci anni per adeguare le proprie strategie commerciali, anche perché la spesa media annuale per questa pubblicità supera i due miliardi di dollari.

Nello stesso periodo, però, gli sforzi già intrapresi per migliorare la qualità dei prodotti dovranno subire una brusca accelerata, rispettando due requisiti fondamentali:

a) innalzamento del contenuto di ingredienti salubri;

b) diminuzione di quelli nocivi e poco nutrienti.

Per esempio: lo zucchero aggiunto nei cereali non dovrebbe superare gli 8 grammi a porzione, ma una porzione media ne contiene 12 grammi (altri, come per esempio le palline al Nesquik vendute in Italia, arrivano a 15 grammi).

Discorso analogo vale per il sale, considerato uno dei fattori più dannosi, anche perché porta a consumare bevande gassate e zuccherate: secondo le nuove indicazioni, in una prima fase la dose dovrebbe essere ridotto a 210 milligrammi per portata, e i piatti pronti non dovrebbero superare i 450 (negli Stati Uniti si arriva a livelli suoeriori ai 700 milligrammi); in una seconda fase i limiti dovrebbero essere ridotti.

Gli acidi grassi trans, che secondo le indicazioni dovrebbero essere assenti, si trovano ancora in molti alimenti per bambini e ragazzi in quantità preoccupanti, così come accade per i grassi saturi, che non dovrebbero superare il grammo a porzione.

La reazione delle aziende non si è fatta attendere. Dan Jaffe, vice presidente esecutivo dell’Association of National Advisers, che raccoglie marchi come Kraft e Campbell, ha sottolineato che «Dietro il guanto di velluto della volontarietà c’è un chiaro intento punitivo. Le aziende hanno fatto enormi passi in avanti dal 2004 a oggi e hanno modificato profondamente la composizione delle loro ricette nella direzione di alimenti più sani».

«La riformulazione dei prodotti si sta diffondendo sempre di più, e non certo grazie a norme più restrittive – ha aggiunto al New York Times Scott Faber, vice presidente della Grocery Manufacturers Association – ma perché è il mercato che lo richiede».

Sarà, ma intanto secondo Margo Wootan, direttore del settore nutrizione del Center for Science in the Public Interest, la stragrande maggioranza degli alimenti per bambini e ragazzi oggi non rispetta i limiti indicati, e solo uno strumento come le nuove linee guida può aiutare a fare di più e meglio.

Foto: Photos.com

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. E’ molto interessante vedere come l’Amministrazione Obama si dia da fare per liberare i suoi cittadini più piccoli dal destino altrimenti inesorabile delle malattie legate agli eccessi di "junk food".
    Ed è un peccato annotare l’inerzia delle associazioni dei consumatori in Italia che invece non fanno nulla per ottenere il divieto della pubblicità dei prodotti alimentari sui canali e programmi dedicati ai bambini.
    Perché la spesa la fanno i genitori, la cui pur relativa aautorità nelle scelte alimentari è riconosciuta anche dai vari codici di autodisciplina pubblicitaria, non è così? E allora, la pubblicità dei cibi destinati ai bambini andrebbe programmata in tarda serata e di notte. Quando i bambini dormono. Ma in questo caso a dormire sono gli adulti, purtroppo!

  2. se,speriamolo,dovesse passare questa proposta la TV italiana dovrà dichiarare bancarotta ,senza le pubblicità accattivanti e poco vere della Premiata come potrebbe continuare a trasmettere.Roberta non hai fatto caso che hanno già spostato il messaggio sulle mamme piu’ che sui piccoli, anche perchè sono una generazione cresciuta a quella che io considero il piu’ deleterio degli alimenti schifezza pur ammirandone il valore industriale .