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TTIP: duro confronto tra Usa e Ue all’Assemblea mondiale delle Indicazioni Geografiche. Il governo italiano minaccia di non firmare il trattato

Bruxelles, innalzato un grande "cavallo di Troia" di fronte alla sede UE
Il convegno svoltosi all’Expo ha evidenziato come gli approcci siano diversi tra le due sponde dell’Atlantico

I prodotti alimentari a cui l’Unione europea riconosce l’Indicazione geografica godono di questa protezione nell’Ue ma non negli Usa. Alcuni subiscono la concorrenza di prodotti statunitensi con il nome generico italiano o simile, a cui si aggiunge spesso un’immagine, come la bandiera tricolore, che rimanda all’Italia, traendo in inganno il consumatore e inducendolo a pensare che si tratti di un prodotto made in Italy. Il vice-ministro Calenda ha definito questa pratica un esempio di “contraffazione”, anche se non lo è in termini legali, e ha indicato quale potrebbe essere un punto di accordo, tenendo presente che per circa il 90% dei prodotti con Indicazione geografica non ci sono dispute in atto.

Il convegno svoltosi all’Expo ha evidenziato come gli approcci siano diversi tra le due sponde dell’Atlantico e come sia difficile capirsi. Negli Stati Uniti non c’è nulla di equivalente alle indicazioni geografiche e la protezione di un prodotto avviene attraverso la registrazione del marchio, alcuni dei quali confliggono con prodotti europei che godono dell’Indicazione geografica. Jaime Castaneda, direttore esecutivo dello statunitense Consortium for Common Food Names, ha accusato la Commissione europea di non aver aiutato le due parti a capirsi, ricordando che gli Usa sono un paese di immigrati, che abitano lì da oltre un secolo e che vi hanno portato anche le proprie tradizioni e la propria cultura, tra cui quella alimentare. In questo modo, per alcuni formaggi di origine italiana, ad esempio, si è costruito un solido mercato e oggi, ha affermato Castaneda, rivolgendosi agli europei, «non potete sfruttare qualcosa che qualcuno ha costruito molto tempo fa».

Container Ship

Una posizione, quella dell’esponente statunitense, che ha sollevato la reazione di Jean Luc Demarty, Direttore generale del Commercio della Commissione europea, che ha sottolineato come in un negoziato non si debba fare la caricatura delle posizioni dei propri interlocutori, rimarcando come l’obiettivo europeo non sia quello di eliminare dal mercato i prodotti statunitensi. Anche  Elena Bryan, Senior Trade Representative della delegazione Usa presso l’Unione europea, ha ripreso il concetto secondo cui ci sono Indicazioni geografiche europee che possono essere in conflitto con marchi statunitensi, che esistevano già da prima delle IG. La rappresentante del governo Usa ha lamentato che, mentre sul mercato statunitense le Indicazioni geografiche europee vanno bene e aumentano il loro fatturato, in Europa i prodotti Usa hanno difficoltà, perché il sistema delle Indicazioni geografiche costituisce una barriera. Secondo Elena Bryan, «non sorprende che i nostri stakeholder siano preoccupati, perché i loro prodotti non hanno gli stessi benefici sui mercati europei, che invece hanno i prodotti europei sul mercato Usa».

Le affermazioni della rappresentante del Commercio Usa hanno provocato la dura replica del nostro vice-ministro allo Sviluppo economico, secondo il quale è necessario essere disposti ad un compromesso ma “quel che non si può fare è che il consumatore americano sia convinto di acquistare un formaggio Asiago fatto in Italia, mentre è fatto nel Wisconsin”. Sulle Indicazioni geografiche, «noi non possiamo non ottenere qualcosa. Questo non può succedere o, meglio, può succedere se uno decide di non chiudere l’accordo», ha affermato Calenda, rivolgendosi alla rappresentante del governo Usa: «Questa sarebbe una cosa che non funzionerebbe per voi, perché in questo caso noi continueremmo a fare quel che abbiamo ben fatto, anche con la Commissione europea, cioè far includere il riconoscimento di liste di indicazioni geografiche in tutti i mercati terzi, e la storia degli ultimi anni dimostra che siamo molto bravi a fare questo. I paesi del Centro America hanno fatto opposizione alla registrazione del Prosciutto di Parma e io ho messo il veto alla ratifica degli accordi con l’America centrale». Se non si faranno progressi, ha avvertito Calenda, quel che succederà sarà «un conflitto sui mercati terzi, destinato a complicare moltissimo gli accordi generali sul commercio, non solo il tema delle Indicazioni geografiche».

Pur ribadendo che a suo avviso «il TTIP è un fatto fondamentale di civiltà», il vice-ministro allo Sviluppo economico ha ricordato alla controparte che, sebbene gli Usa siano «una grande superpotenza, vincere su tutto non si può mai e normalmente conduce alla sconfitta».

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  Beniamino Bonardi

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6 Commenti

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    Il primo e più potente indizio di pericolosità di questo trattato sta proprio nell’opacità del processo di elaborazione, per non parlare del fatto che si propone di porsi al di sopra di ogni legislazione nazionale.
    Il “governo” delle mutinazionali, un feticcio fino a poco tempo fa confinato nei racconti di fantascienza distopica, è sempre più reale, e va combattuto senza requie.

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    erminio locatelli

    Ma perché non chiamare i prodotti “contraffatti” con il loro vero nome, che è quello di prodotti “piratati”??? Quanto a Castaneda , afferma che l’America è stata fatta di migranti da un secolo portando la loro cultura, etc etc , ebbene, l’Europa è stata colonizzata da diversi millenni e i prodotti alimentari che vi vengono prodotti sono frutto di selezioni sul campo e pure culturali succedutesi fra le varie popolazioni che l’hanno lentamente colonizzata! E quanto alle persone che se ne sono andate dall’Europa, “che si integrino perfettamebnte” nel modello a stelle e a strisce, tradotto: hamburger, wurstel, additivi a profusione ed OGM!!! Mi auguro che il ministro Calenda sia irremovibile su questi argomenti, anzi, sarebbe per me auspicabile che facesse saltare senza tentennamenti la trattativa in toto!!! L’ Europa non ha niente da spartire su questi argomenti “con il modello americano” e con ciò senza entrare in politica. La Salute, con la esse maiuscola, è troppo importante per essere oggetto di trattative, oltre che essere un diritto primario per ciascuno! Cordiali Saluti, erminio locatelli Serenità.

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    Spero con tutto il cuore che il vice ministro Calenda continui a sbattere i pugni sul tavolo davanti all’arroganza U.S.A. che vorrebbero convincere tutto il mondo, noi Italiani in primis, a mangiare le loro porcherie.

    Proprio nell’anno dell’Expo dedicato al cibo e tenuto in Italia vorrebbero farci questo bel “biscottone” a stelle e strisce?

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    Il 4 Novembre Calenda ha rilasciato a Radio 24 un intervista in cui difende a spada tratta il trattato, forse era il fratello ??
    La verità è che dobbiamo confidare nell’opposizione di francesi e tedeschi, figuriamoci se un governo italiano ed in particolare questo si sottrae a qualunque tipo di indicazione americana, basta vedere cosa è successo con l’embargo verso la Russia, per il quale parecchie industrie alimentari hanno compromesso la loro esistenza.

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    Primo: porsi al disopra di ogni legislazione nazionale, vuol dire chiaro e tondo che lo Stato rinuncia spontaneamente alla propria SOVRANITA’.
    Secondo: L’Italia NON HA NIENTE A SPARTIRE con l’America e con gli americani. Basti pensare ai morti del CERMIS, al fatto che i responsabili NON sono stati processati nè in Italia nè nel loro paese, anzi sono stati promossi.
    E’ il nostro Governo di buffoni, che si inchina all’America.

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    A me non sembra che il governo italiano sia contrario anzi!-“Sono un convinto sostenitore della necessita’ di fare il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio tra Europa e Usa, ndr.) prima possibile”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi, intervenendo alla direzione del Pd, spiegando che “questo grande tema di come si sta nel mondo globalizzato e’ una pista di riflessione su cui un partito dovrebbe discutere”. Renzi ha aggiunto che “la globalizzazione non e’ un male per l’Italia, ma e’ una straordinaria opportunita’”. rov elisabetta.rovis@mfdowjones.it (fine) MF-DJ NEWS 2015:53 ott 2014 .
    Abbiamo a che fare con dei politici incompetenti,proni di fronte all’America di cui siamo coloni e non alleati,
    per cui Calenda che fa il duro, mi pare una barzelletta.