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Spreco alimentare: la Commissione europea dimentica di dare indicazioni concrete nel dossier “Rifiuti zero”. I dati nazionali sono approssimativi

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La Commissione europea ha trascurato il problema dello spreco alimentare

Nell’ambizioso pacchetto della Commissione europea presentato il 2 luglio dal titolo “Verso un’economia circolare: un programma rifiuti zero per l’Europa” manca il capitolo su come ridurre lo spreco alimentare. Al posto del testo con le indicazioni c’è una frase in cui si ricorda l’obiettivo non vincolante di riduzione del 30% dello spreco alimentare entro il 2025.

 

«Ci stiamo lavorando ancora – assicurano fonti dell’esecutivo – e il documento dovrebbe essere pronto nelle prossime settimane». La presidenza di turno italiana dell’Ue ha inserito lo spreco alimentare tra i grandi temi che saranno discussi dai ministri dell’agricoltura dell’UE nel prossimo semestre, ma resta il fatto che nel 2014, l’anno che l’Europarlamento ha chiesto di dedicare a contrastare “gli sprechi alimentari” (Risoluzione non legislativa del 2012), e dopo le proposte presentate da Paesi Bassi e Svezia ai ministri dell’agricoltura UE il 19 maggio scorso, sulla vicenda si continuano a riversare fiumi di parole e numeri spesso contrastanti, ma non c’è ancora nulla di concreto. Anzi, stando a un recente rapporto FAO, quelle parole e quei numeri difficilmente comparabili sarebbero uno degli ostacoli più insidiosi alla soluzione del problema.

 

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La pratica è passata di mano in mano, fino allo stallo: sullo spreco alimentare dicono di dover ancora lavorare

Il dato oggettivo è che da due anni la Commissione europea, il cui compito è tradurre in iniziative legislative l’input politico del Parlamento e dei Paesi membri, rimanda l’adozione di proposte normative sul tema spreco. Dopo un 2011 in cui il tema è stato molto dibattuto, nel 2012 il dossier era stato assegnato a John Dalli, commissario maltese alla tutela dei consumatori poi costretto alle dimissioni dopo uno scandalo legato alla direttiva tabacco.

 

Quindi la pratica è passata a Janez Potocnik, commissario UE all’ambiente. Ma il dossier “Comunicazione sull’economia circolare“, che propone target vincolanti per portare la quantità di rifiuti riciclati nei comuni europei al 70% oltre al recupero dei materiali da imballaggio entro il 2030 all’80% e il divieto di conferimento in discarica di materiali biodegradabili e riciclabili entro il 2025, dedica al food waste solo due righe: «La commissione prenderà in considerazione proposte specifiche».

 

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Dietro al ritardo ci sarebbe la mancanza di dati affidabili

Dietro al ritardo ci sarebbe “la mancanza di dati affidabili”, raccontano fonti dell’esecutivo. Ecco spiegato anche perché «non c’è un target obbligatorio di riduzione degli sprechi alimentari per i Paesi europei, ma abbiamo indicato solo un obiettivo volontario». In altri termini, a Bruxelles ci si sta chiedendo come fare a lanciare iniziative concrete se la stessa misurazione dello spreco alimentare è questione del tutto aperta. Anche in Italia abbiamo visto dati privi di qualsiasi riscontro scientifico, adottati in modo acritico dalle autorità e dai media. Come dimostra il caso sollevato dal nostro sito sulle cifre fornite da Last Minute Market, che ha poi rivisto i suoi conti”.

 

A confermarlo, l’ultimo rapporto della FAO sul food waste, pubblicato solo qualche giorno prima della Comunicazione della Commissione. Gli autori del documento ricordano che il tema ha implicazioni sia in termini di sicurezza degli approvvigionamenti alimentari (food security) che di dissipazione delle risorse naturali. Ma anche che «definizioni diverse, diverse metriche, diversi protocolli di misura e la mancanza di standard per la raccolta dei dati», sono tuttora un “enorme ostacolo” per individuare cause e soluzioni praticabili al problema. Ma allora, di cosa stiamo parlando quando parliamo di spreco alimentare?

 

Angelo Di Mambro

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Un commento

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    La comunicazione sulla filiera alimentare sostenibile, che conterrà anche il capitolo relativo alla riduzione dello spreco alimentare è di fatto bloccata a livello di servizi interni della Commissione. Malgrado si voglia far riferimento alla definizione si spreco alimentare data dal Progetto FUSIONS, questa pone gravi problemi al sistema. Infatti considera spreco qualsiasi parte di cibo che potenzialmente sia destinata al consumo umano, sia edibile che non edibile(glume, ossa, interiora, steli etc.). Tale definizione marchierebbe la produzione primaria e di un “peccato originale” che mai potrebbe essere lavato. Infatti verrebbe sempre conteggiata la parte non edibile, senza che questa possa essere minimamente ridotta. Non è infatti possibile per alcun agricoltore o allevatore produrre grano senza stelo o glume o bovini senza ossa o interiora.