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Sprechi alimentari: in molti Paesi emergenti parte considerevole del raccolto marcisce per mancanza di strutture. Al via un progetto UE per cercare soluzioni

Milioni di persone povere in alcune delle regioni più svantaggiate del mondo potrebbero presto essere aiutate da un nuovo progetto di tecnologia alimentare, che riunisce ricercatori provenienti da Europa, Africa subsahariana e Asia, finanziato dall’Ue. Coordinati da scienziati dell’Istituto di risorse naturali dell’Università di Greenwich nel Regno Unito, i partner cercano nuovi modi per ridurre gli sprechi durante la produzione di colture alimentari fondamentali in Africa e Asia.

La manioca e l’igname – o Yam, una liana con tuberi ricchi di amido che ricordano grosse patate dal sapore dolce – sono importanti colture alimentari per circa 700 milioni di persone in tutto il mondo. Le perdite sono eccezionalmente alte e avvengono in tutta la catena alimentare, con gravi conseguenze economiche: i prezzi della manioca possono diminuire fino all’85% dopo un paio di giorni dal raccolto.

 

Gli agricoltori possono perdere fino al 60% di igname e al 30% di manioca durante la lavorazione perché marciscono, non sono conservate bene e a causa del trasporto e della perdita di valore. I ricercatori sperano di attuare migliori metodi di immagazzinamento e tecniche di lavorazione per ridurre gli scarti e trasformarli in qualcosa che abbia un valore.

 

Per cercare di trovare soluzioni è in corso un progetto finanziato con 3 milioni di euro, denominato “Prodotti alimentari, agricoltura e pesca, e biotecnologie”, all’interno del Settimo programma quadro dell’UE (7° PQ). Il progetto triennale GRATITUDE (Gains from losses of root and tuber crops) riunisce 16 partner provenienti da Ghana, Nigeria, Paesi Bassi, Portogallo, Regno unito, Tailandia e Vietnam e ha ricevuto quasi 3 milioni di euro. Il fine è sviluppare nuovi prodotti dalle colture, come snack, e migliorare il modo in cui gli scarti – bucce, scarti liquidi, scarti delle fabbriche di birra – vengono utilizzati.

Per maggiori informazioni:
Istituto di risorse naturali dell’Università di Greenwich http://www.nri.org/

foto: Igname (in alto) Flickr – Arthur Chapman; manioca (in basso): Photos.com

 

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