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Calo degli spot di dolci e junk food? Le promesse sono state disattese e i bambini hanno visto ancora più pubblicità di prima

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Gli spot a cui sono sottoposti i bambini sono in aumento invece che in diminuzione

I solenni impegni assunti dalle aziende americane per limitare e via via ridurre ì le pubblicità di dolci e junk food rivolte ai bambini sui canali specializzati sono miseramente falliti. Si tratta di un risultato  andato oltre le più pessimistiche previsioni, che dovrebbe spingere  le parti in causa a un ripensamento globale del problema. Di più: le pubblicità, dal 2007, anno della Children’s Food and Beverage Advertising Initiative, al 2011, hanno visto un incremento quasi esponenziale.

Lo rivela uno studio pubblicato su Appetite dai ricercatori del Rudd Center for Food Policy & Obesity di Yale, che hanno valutato gli spot di 36 marchi di dolciumi venduti da 16 aziende e hanno così visto che se nel 2008 ogni ragazzino con meno di 12 anni vedeva 279 pubblicità l’anno, nel 2011 ne vedeva 485, con una crescita del 74%. E ciò che forse è ancora più grave è che di questi 485 ben 365 erano di aziende che avevano aderito al CFBAI (tra le quali Nestlè, Mars, Kraft ed Hershey, i cui spot sono aumentati del 152% nel periodo in esame), con una crescita costante nel tempo, visto che nel 2008 la stessa percentuale era del 45%.

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Le aziende impegnate nella riduzione degli spot hanno disatteso le promesse

Oltre a queste, tra le pubblicità trasmesse ce n’erano anche 315 di prodotti di aziende che comunque si erano impegnate a ridurre i messaggi specifici. Inoltre, circa un terzo di tutta la pubblicità di dolci è andata in onda in 18 canali tra i più visti dai bambini. Le buone intenzioni, dunque, se mai sono state sincere, sono rimaste tali. Ora gli autori chiedono come minimo una revisione in senso restrittivo delle definizioni di pubblicità rivolte ai bambini, e possibilmente delle normative, oltreché delle dichiarazioni cui, comunque, non viene dato seguito, dal momento che ciò che è in gioco è la salute stessa dei più piccoli.

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Io ho insegnato ai miei figli che la pubblicità mente per farti vedere le cose migliori di come sono e convincerti a comprarle anche se non ti servono.
    E ora mio figlio di 6 anni quando vede in una pubblicità un giocattolo che si muove mi chiede: “non è vero che si muove, giuto mamma? sta fermo come una bambola e devi farlo muovere tu?” E nel 99% dei casi è proprio così. Lo stesso per i cibi: non è vero che se ce l’hai tutti diventano tuoi amici, non è vero che se lo mangi diventi più allegro, non è vero che è così buono, come quella volta che hai assaggiato quel tal prodotto e non sei neppure riuscito a finirlo, ecc…
    Direi che sta funzionando, è rarissimo che mi chieda un prodotto che ha visto in pubblicità