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La soda tax funziona: i consumi delle bevande dolci diminuiscono e le previsioni sanitarie sono incoraggianti

bibite lattina
Con la soda tax il consumo di bibite dolcificate in generale è diminuito del 21%

Continuano ad arrivare conferme sull’efficacia della tassa sulle bevande dolci, la cosiddetta soda tax, supportate dalle stime condotte nei paesi dove è già stata introdotta. Il Messico quantifica in decine di migliaia i casi di malattia e i decessi che non ci saranno nei prossimi anni grazie proprio alla diminuzione dei consumi di bevande zuccherate con e senza bollicine.

Le notizie più aggiornate sono riportate nello studio appena pubblicato sull’American Journal of Public Health condotto dai ricercatori dell’Università della California di Berkeley. Lo studio confronta le abitudini di acquisto prima e dopo l’introduzione del sovrapprezzo per le bevande (avvenuta nel 2014) tra quasi 900 adulti residenti nelle zone più disagiate attorno all’università, e oltre 1.800 adulti di condizioni sociali analoghe, ma residenti nell’area di San Francisco dove non è adottata la tassa. I ricercatori hanno scoperto che nel primo gruppo il consumo di bibite dolci in generale era diminuito del 21%, e quello di bibite gassate e zuccherate del 26%, mentre nella zona di controllo si era registrato un piccolo aumento (del 4%); analogamente, il consumo di acqua era cresciuto del 63% a Berkeley, e solo del 19% a San Francisco.

grasso obesità
Il consumo di acqua era cresciuto del 63% a Berkeley dove è in vigore la soda tax

La soda tax di Berkeley, approvata con il 76% di voti positivi, segue uno schema semplice: un penny per oncia, cioè circa un centesimo di euro per poco meno di 30 millilitri di soda, ovvero circa 11 centesimi a lattina da 33 cl, e riguarda non solo le bevande gassate, ma anche gli energy drink, le bevande a base di frutta addizionate di zuccheri e quelle con caffeina come il frappuccino in versione caffè freddo. Solo  le bibite dolcificate con edulcoranti dietetici sono esentate. Lo studio è importante anche perché quattro città si apprestano a legiferare  l’8 novembre sulla stessa materia: Boulder, Oakland, Albany e l’area metropolitana della baia di San Francisco (dove il provvedimento era stato bocciato una prima volta nel 2014). In gennaio dovrebbe invece entrare in vigore la tassa da 1,5 centesimi a oncia nella città di Filadelfia, anche se le aziende produttrici stanno mettendo in campo tutti gli argomenti possibili per bloccare la nuova normativa.

Ma i tempi sono cambiati, e appare alquanto improbabile che ci riescano, anche visti i risultati di Berkeley, che la nutrizionista Marion Nestle ha definito al di sopra delle sue più ottimistiche aspettative. E anche visti i dati che arrivano dal Messico, oggetto di una proiezione elaborata sempre da ricercatori californiani, ma questa volta dell’Università di San Francisco, e pubblicati su PLoS One. Applicando dei modelli matematici la cui affidabilità è già stata più volte confermata, gli autori hanno calcolato che nei prossimi dieci anni l’effetto della tassa – introdotta nel 2014 in misura pari al 10% del prezzo – si tradurrà in oltre 189.300 casi di diabete di tipo 2 in meno,  20.400 ictus e attacchi cardiaci in meno e 18.900 decessi in meno tra gli adulti di età compresa tra i 35 e i 94 anni, nonché in un risparmio, per la sanità pubblica, pari a 983 milioni di dollari.

Bottle of coca-cola with sugar, soda with sugar, unhealthy
Come del tabacco, delle bevande dolci si può fare tranquillamente a meno

La cosa importante è che negli studi il nesso tra soda e patologie cardio e cerebro-vascolari è dato per scontato, ma è la base stessa della simulazione, con buona pace di coloro che, in questi anni, hanno cercato di negarlo. Che il tentativo di negare il nesso tra soda e patologie cardio e cerebro-vascolari fosse un tentativo assai poco scientifico. lo conferma ancora una volta uno studio pubblicato in questi stessi giorni sugli Annals of Internal Medicine . Anche in questo caso da ricercatori dell’Università di San Francisco, che hanno verificato 60 studi pubblicati tra il 2001 e il 2016. Si è trovato che solo 26 non erano stati in qualche modo finanziati dalle aziende produttrici di soda e che, casualmente, le conclusioni cui giungevano questi 26 erano molto diverse rispetto a quelle delle altre ricerche, tutte alquanto tiepide sui possibili nessi tra bevande dolci e malattie associate all’obesità e al sovrappeso e non solo.

Forse l’aria sta davvero cambiando e  lentamente  le abitudini dei più incalliti consumatori di soda potrebbero modificare, anche perché sarà sempre più difficile sostenere che quelle adottate negli ultimi anni non abbiano avuto una correlazione con  molte malattie. In ogni caso come avviene con il tabacco anche  delle bevande dolci si può fare tranquillamente a meno.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. ben vengano queste tasse aggiuntive su tutte le bevande spazzatura, anche in Italia!