Home / Controlli e Frodi / Il 35% del prosciutto crudo di Parma e San Daniele è falso. Una truffa gigantesca. Consorzi ed enti di certificazione nella bufera

Il 35% del prosciutto crudo di Parma e San Daniele è falso. Una truffa gigantesca. Consorzi ed enti di certificazione nella bufera

prosciutto di parma langhirano fase di stagionaturaOgni settimana 80.000 cosce di maiale inadatte a diventare prosciutti crudi di Parma e di San Daniele Dop entrano in modo truffaldino nel circuito e vengono poi vendute a prezzi stratosferici nelle salumerie e nei migliori supermercati. Nessuno però lo dice. Non dicono nulla i direttori dei Consorzi coinvolti fino al collo in questa vicenda. Anche l’associazione di allevatori Unapros e i macellatori e i prosciuttifici di Assica non rilasciano dichiarazioni, pur essendo molti dei loro associati protagonisti delle frodi. Anche le rappresentanze di Coldiretti e Confagricoltura preferiscono non commentare. Tutti sperano che lo scandalo di Prosciuttopoli finisca nel dimenticatoio, anche se un mese fa sono arrivate le prime condanne decise dal tribunale di Torino che hanno riacceso i fari sulla vicenda. In realtà Prosciuttopoli va avanti, perché nei prosciuttifici continuano a essere stoccate centinaia di migliaia di cosce illegali, destinate ad essere stagionate e vendute come veri prosciutti di Parma e San Daniele Dop.

Prosciuttopoli è l’inchiesta realizzata da Il Fatto Alimentare un anno fa. Nell’aprile del 2018 scriviamo che almeno 1,2 milioni di falsi prosciutti di Parma e San Daniele (ottenuti da maiali troppo pesanti, non adatti alla stagionatura, da cui si ottengono cosce più grandi, salumi più magri e prosciutti che pesano 1 kg di più), sono finiti sul mercato. I due istituti di certificazione accusati di non avere controllato in modo inadeguato la filiera, vengono commissariati per 6 mesi. Tutto sembra finito con l’arrivo delle prime condanne a maggio 2019. Ma non è così.

Prosciuttopoli stagionatura prosciutto crudo
Prosciuttopoli è un’inchiesta iniziata nell’aprile 2018 da Il Fatto Alimentare

Secondo fonti accreditate nell’ultimo semestre del 2018, 12.500 partite di prosciutti, pari a circa 2,5 milioni di cosce non adatte a diventare prosciutto Dop di Parma e di San Daniele, sono ugualmente trasferite negli impianti di stagionatura dei prosciuttifici. La stessa cosa si ripete dal 1 gennaio 2019 alla fine di maggio 2019, anche se in questo caso i dati fanno riferimento solo al prosciutto crudo di Parma. Le partite sono 4.600 pari a quasi 1 milione di cosce irregolari destinate agli impianti di stagionatura.

Gli addetti ai lavori stimano che il 35% dei prosciutti attualmente stoccati nei prosciuttifici debbano essere smarchiati essendo falsi Dop. I numeri sono estrapolati dalla banca dati ufficiale, e si riferiscono ai maiali che dopo 10 mesi, in fase di macellazione, superano la soglia massima di 176 kg, e quindi non possono essere utilizzati per il prosciutto Dop.  C’è di più, quando un maiale senza le caratteristiche previste dal disciplinare viene introdotto fraudolentemente nel circuito, produce oltre ai  falsi prosciutti Dop, anche false coppe Dop, falsi culatelli Dop e falsi salami Dop.

prosciutto crudo
Gli enti certificatori dei prosciutti IPq e Ifcq erano a conoscenza della frode

Secondo i documenti che abbiamo consultato, la situazione era a conoscenza dell’Istituto friulano controllo qualità (Ifcq) incaricato di controllare la filiera del prosciutto San Daniele, che però ha sempre mantenuto un colpevole silenzio sull’intera vicenda. Dalle carte emerge che anche l’ente certificatore del prosciutto di Parma (IPq), pur essendo a conoscenza della situazione, ha mantenuto lo stesso atteggiamento fino alla primavera del 2018. Per questi mancati controlli i due enti sono stati sospesi, nel 2018, per 6 mesi dal Mipaaft.

La fase due di Prosciuttopoli prende il via alla fine di febbraio 2019, quando il nuovo Comitato di certificazione dell’IPq, nominato dopo la sospensione decisa dal Mipaaft, ottiene l’accesso alla banca dati con i resoconti relativi al peso delle carcasse dei maiali macellati. Quando gli ispettori informano dell’illecito gli organi dirigenti dell’IPq, scatta il colpo di scena. Nonostante l’esistenza di una grave difformità rispetto alle regole del  disciplinare, nulla viene diffuso. La direzione preferisce occultare i verbali scomodi. Anche l’invio degli avvisi destinati ai prosciuttifici a cui l’IPq contesta la non conformità delle macellazioni, registra un ritardo ingiustificato. A questo punto il ministero delle Politiche agricole viene informato e si attivano subito i controlli da parte di Accredia, che portano alla nuova sospensione per tre mesi dell’IPq.

prosciutto di parma fette
Il consorzio del prosciutto di Parma era a conoscenza della frode

In questa situazione tutt’altro che tranquilla, anche la posizione dei consorzi di tutela del prosciutto di Parma e San Daniele e dei prosciuttifici che erano al corrente della situazione è poco rassicurante. Il Consorzio del prosciutto di Parma non commenta, anche se stiamo parlando del 35% delle cosce in stagionatura da smarchiare. Il Consorzio del prosciutto di San Daniele non ha mai risposto alle nostre domande e sembra disinteressarsi al problema, anche se una parte rilevante di prosciutti in fase di stagionatura rischia di essere esclusa dalla Dop. Assica, in rappresentanza dei macellatori, pur essendo a conoscenza del problema sin dal marzo 2018,  come attestano alcune mail scambiate con gli enti certificatori,  ci risulta abbia fatto ben poco per convincere i suoi aderenti a rispettare il disciplinare. Di fronte a una truffa condivisa da un numero così elevato di soggetti della filiera, con cifre e fatturati vicino a 1 miliardo di euro, tutto tace. È stato anche presentato un esposto presso la Procura di Parma che, dopo avere verificato i fatti,  dovrebbe avviare qualche procedura. Anche questa volta sarà l’autorità giudiziaria a dare informazioni sulla vicenda? Può darsi, ma questo non è certo un buon segno. Vi terremo aggiornati.

(*) Il controllo del peso al momento della macellazione dei maiali (allevati per almeno 10 mesi) è un fattore molto importante e secondo il disciplinare non  deve superare i 176 kg. Se pesa di più le carni risultano troppo umide, il prosciutto non stagiona correttamente e non risulta di qualità. L’eccesso dipeso non è casuale. Gli allevatori inseminano i maiali con genetiche di razze a crescita veloce (vietate dal disciplinare). Questi animali alla scadenza dei 10 mesi pesano 10-15 kg in più, perché i muscoli hanno un tenore di umidità che non permette una stagionatura regolare, ma alla fine il falso prosciutto Dop pesa 1 kg di più.

Il Fatto Alimentare ha per primo segnalato  lo scandalo di Prosciuttopoli il  16 aprile 2018 clicca qui e poi ha seguito la vicenda

Per leggere la seconda parte pubblicata il 3 maggio 2018 clicca qui.

Per  la terza parte pubblicata il 14 maggio 2018 clicca qui.

Per  la quarta parte pubblicata il 18 maggio 2018 clicca qui.

Per la quinta parte pubblicata l’1 giugno 2018 clicca qui.

Per  la sesta parte  pubblicata il 17 agosto 2018  clicca qui.

Pera settima parte pubblicata il 18 gennaio 2019 clicca qui.

Per  l’ottava parte pubblicata l’11 febbraio 2019 clicca qui.

Per la nona parte pubblicata il 24 maggio 2019 clicca qui.

Per la decima parte pubblicata il 30 maggio 2019 clicca qui.

Per l’undicesima parte pubblicata il 6 giugno 2019 clicca qui.

© Riproduzione riservata

Se sei arrivato fino a qui...

...sei una delle 40 mila persone che ogni giorno leggono senza limitazioni le nostre notizie perché diamo a tutti l'accesso gratuito. Il Fatto Alimentare, a differenza di altri siti, è un quotidiano online indipendente. Questo significa non avere un editore, non essere legati a lobby o partiti politici e avere inserzionisti pubblicitari che non interferiscono la nostra linea editoriale. Per questo possiamo scrivere articoli favorevoli alla tassa sulle bibite zuccherate, contrastare l'esagerato consumo di acqua in bottiglia, riportare le allerta alimentari e segnalare le pubblicità ingannevoli.

Tutto ciò è possibile anche grazie alle donazioni dei lettori. Sostieni Il Fatto Alimentare basta anche un euro.

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

Guarda qui

Conflito interesse

Consorzi del prosciutto dop: scandali, truffe e conflitto di interessi

L’Istituto Parma Qualità che certifica il rispetto disciplinare del prosciutto di Parma Dop è di …

17 Commenti

  1. Il guaio è che non si dice che i produttori sono la parte lesa…e che il comparto è in forte crisi…si pensa solo a distruggere l economia italiana con questi articoli…e i truffatori veri non
    pagano mai…

    • Roberto La Pira

      I produttori sono la parte lesa? Difficile supportare questa tesi visto i produttori sono anche unaparte attiva e molto importante all’interno degli enti certificatori.

    • Coffinardi Angiola

      Mi spiace contraddirla ma gli allevatori hanno un ruolo molto irrilevante nei consorzi delle Dop , pensi che non hanno neppure diritto di voto;e lo stesso vale per gli organi di controllo

      E’ vero che il disciplinare parla di 176 kg…ma se il suino arriva al macello a 180 kg …è sicuramente una mancanza di rispetto del disciplinare …ma..il consumatore non riceve alcun danno , il prosciutto non è per questo meno buono o dannoso alla salute… e questo va detto…come tutto il resto; compreso il fatto che alla nostra cara Europa le Dop non piacciono affatto

  2. Di Consorzi di tutela (del prodotto) in genere ho scritto spesso, da semplice consumatore qual sono e la conclusione resta la stessa di sempre.

    Se mi imbrogli vendendomi un prodotto per un altro, e tanti saluti alla maggiore qualità che per me è un valore aggiunto, io mi regolo di conseguenza e smetto di acquistare quel prodotto.

    Va da sè che di fatto anche i produttori onesti pagano per la scarsa vigilanza dei Consorzi e per l’approccio truffaldino di un tot di produttori. Dubito che i produttori onesti abbiano dato il benestare, all’interno dei Consorzi, a applicare questa condotta truffaldina che sulla distanza danneggia l’intero comparto.

    Per cui chi lavora con onestà e professionalità è Cornuto & Mazziato, subendo dapprima la concorrenza sleale di chi vende a peso d’oro un prodotto di qualità e costi inferiori e poi pagandone in prima persona le conseguenze, quando lo scandalo esplode.

    Resta il fatto che i Consorzi e gli Enti di certificazione esistono proprio per tutelare il prodotto, i produttori ed i consumatori.

    Se non lo fanno, per incapacità o dolo, che ci stanno a fare?

    • Ancora una volta questo articolo dimostra che la tanto decantata sicurezza alimentare lascia molto a desiderare. Tutti gli attori del comparto suinicolo sono coinvolti ognuno ha una propria responsabilità . Se Penso a tutti i suini della Sardegna allevati allo stato brado che sono stati abbattuti causa peste suina (la maggior parte erano sani) mi viene il dubbio che la situazione c’è sfuggita di mano.

    • Vi è capitato di essere coinvolti da un ente di certificazione? Penso che sia come per prodotti diversi dagli alimentari.si limitano a verificare che ci sia la dichiarazione del produttore e …..amen. tutto regolare. Tipo:oste come è il vino di vecchia memoria.
      Forse se qualcuno andasse più a fondo scoprirebbe che la dichiarazione di conformità è rilasciata al produttore previo pagamento di “quota”??????
      Io ho scoperto che per la certificazione biennale di una piattaforma elevatrice (obbligatoria per legge) ci mancava poco che non vedessero neanche se la piattaforma c’era.
      Quindi ho dei dubbi su quanto asserito da paoloblog. Gli Enti di certificazione esistono proprio per tutelare il prodotto, i produttori ed i consumatori. Forse meglio usare il condizionale :dovrebbero esistere.

  3. claudio panzironi

    Produttori parte lesa? ma andiamo: esistono normative ed obblighi ben pecisi che dovrebbero consentire un controllo accurato della filiera. Vorrei invece sapere chi ripagherà noi consumatori del denaro rubatoci con questi tipici giochetti all’italiana.Ma temo di conoscere già la risposta: nelle commedie all’italiana i consumatori hanno quasi sempre il ruolo di Pantalone.
    Il nostro problema atavico è che fatta una legge nons i pensa a come osservarla al meglio, ma si pensa in primis ad individuarne i punti deboli per raggirarla, spesso definendo questo deprecabile costume una sorta di “genius loci”

  4. A quanto pare tutta la filiera spera che tenendo le notizie sotto traccia si risolva il problema con il semplice intervento della magistratura, le condanne tirate al minimo fino all’ultimo grado di giudizio , la smarchiatura coatta, (chi sa come e chi sa quando per cui moltissimi prosciutti fuorilegge saranno già consumati) delle quantità di prosciutti indicate dai giudici, ed il ritorno “silenzioso” al rispetto del disciplinare con il “minimo rumore possibile”.
    Invece ancora non si hanno ancora notizie della VERA URGENTISSIMA RIVOLUZIONE , DA ESTENDERE A TUTTO IL COMPARTO ALIMENTARE, BIOLOGICO COMPRESO che deve riguardare TUTTO IL SISTEMA DEI CONTROLLI (non escluso quello ufficiale), dell’AUTOCONTROLLO VERIFICABILE OGGETTIVAMENTE e DELLA CERTIFICAZIONE, dove sembra ignorato del tutto il requisito fondamentale della TERZIETA’ e dell’incompatibilità fra controllore/ certificatore e controllato.
    Il sistema si deve dare una velocissima risistemata , passando dalla carta alla sostanza, altrimenti sarà travolto, con danni veramente incalcolabili per tutto il comparto agroalimentare ed il Made in Italy.

  5. ENRICO VILLATA

    Buongiorno,
    seguo dall’inizio questa vergognosa vicenda e come consumatore truffato
    mi chiedo e Vi chiedo: non possiamo fare , attivare qualche forma di class-action, di denuncia
    collettiva , chiedendo magari l’appoggio delle varie associazioni di consumatori? e, senza illudermi,
    di qualche esponente politico?
    Voi…continuate comunque a tenerci informati, siete dei benemeriti in materia.
    Cordialmente
    Enrico Villata

  6. Io resto sempre del parere che dire che è un FALSO è un eccesso: falso è quando qualcuno in un altro Paese e con tecniche completamente diverse spaccia per un nostro DOP qualcosa che non lo è affatto. Il termine che credo sia più appropriato è IMPROPRIO, in quando non tutte le proprietà necessarie perché il prodotto sia quello che deve essere sono presenti, ma la gran parte sì!

    Mi piacerebbe vedere meno astio autolesionista (auto… , in quanto Italiano).
    Siamo pur sempre in un paese dove accadono le cose più contraddittorie, ad esempio le case poste sotto vincolo paesaggistico non possono nemmeno cambiare il colore dei tetti delle dipendenze funzionali, ma il vicino ti costruisce un edificio abusivo o completamente fuori “paesaggio” e nessuno dice nulla!

    Ciò che dico non giustifica né rende innocenti i responsabili; sono propenso ad accettare che i produttori non possano essere stati ignari di cosa stava accadendo, salvo forse il caso della cosiddetta sindrome della rana bollita: magari inizialmente arrivava un prosciutto Duroc danese ogni tanto, un’anomalia, poi via via sempre di più, fino a che l’occhio si abitua e non ci si fa più caso. Potrebbe anche essere successo questo.

  7. Per Luca Codeluppi: Io farei una considerazione riguardo all’autolesionsmo tipicamente italico: e’ maggiore autolesionismi chi denuncia questi illeciti, o e’ autolesionismo ( e danno grave al paese) quello di chi produce con mezzi consapevolmente quasi fraudolenti facendo il furbo? Io sarei del parere che indicare l’autolesionismo di chi denuncia e’ fazioso, in quanto tende con questo alibi a silenziare il danno, quello si’ maggiormente lesivo del paese tutto (eccetto che a se’ stesso) da parte del produttore infedele.
    Poi una ulteriore considerazione iunserita nel contesto sopranazionale: consideriamo una ipotesi: se tutti i produttori mondiali facessero cosi’, noi con i provvedimenti dovuti per ovviare a queste irregolarita’ ci penalizzeremmo perdendo una parte del mercato.

    Vorrei ad esempio ricordare gli elicotteri italiani all’India. Noi non abbiamo venduto, a causa di questo “scandalo” ( sic!); immediatamente rimpiazzati da industrie (franco-inglesi, se non erro) ben liete di succedere a noi, usando ovviamente gli stessi mezzi quida noi denunciati come illeciti, perche’ ormai su scala mondiale le cose van cosi’ … Ammesso che la denuncia sia partita da noi o magari da qualche “ingenuo moralista” pilotato da interessi altrui, cosa di cui non mi stupirei affatto.

    Signor La Pira, per i prosciutti potrebbe essere qualcosa di simile? Grazie.

  8. Anche qui, come nel Bio, i controllori sono pagati dai controllati? O funziona in modo diverso?

    • Roberto La Pira

      Per tutti i settori bio e non bio, certificazioni elettriche di sicurezza e persino per gli ascensori le aziende pagano il certificatore. In questo caso c’è un elemento che rende il conflitto di interessi inaccettabile, il certificatore è una società privata composta da allevatori ,prosciuttifici e dallo stesso Consorzio . Cioè i controllori sono gli stessi dei controllati

    • Ecco, appunto. Quindi è ora che la gente di svegli. Io non mi fido mai quando vi sono evidenti conflitti di interesse (personalmente non mangio carne nè compro alimenti bio -oppure se lo faccio è per una questione indipendente dalla certificazione-): non spendete di più per pagare un marchio/una certificazione.
      Io auspico sempre uno Stato che si faccia carico di certificazioni e marchi, in modo indipendente dai controllati (che dovrebbero versare un contributo allo Stato); ovvio che anche questo sistema si potrebbe prestare a comportamenti non corretti (come qualsiasi altra cosa gestita dall’essere umano), ma ritengo sarebbe comunque più affidabile di quello attuale.

  9. Caro Codeluppi, un prodotto è DOP se TUTTI i requisiti dettati dal disciplinare sono soddisfatti, non lo è “un po’ meno” se ne manca uno, tantomeno se il fatto è doloso. Non può essere una svista, anche se non muore intossicato nessuno : si tratterà di un prosciutto, magari ben stagionato e di buona qualità organolettica , ma non DOP, e soprattutto non al prezzo di un DOP. Con la stessa sua mentalità si giustificherebbero tutte le imitazioni con etichettatura fasulla. Che poi ci siano in giro altre altisonanti analoghe o piu’ dannose frodi di tipi diversi passate per “sviste”, non giustifica la gravità della questione, che ripeto essere spaventosamente dannosa per la credibilità dell’intero sistema agroalimentare Italiano e del suo sistema di controllo, certificazione ed accreditamento. Se qualche importante stato estero ne approfittasse per bloccare tout-court le nostre esportazioni (rischio incombente), Lei giustificherebbe ancora la stessa condiscendente, a mio parere abnorme, opinione?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *