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Le ragioni per dire no all’olio di palma: perché 36 grammi al giorno sono troppi; per rispettare le arterie e contrastare la deforestazione

Close up of chocolate croissants on bakery
Quando si parla di alimenti il problema non è il prodotto in sé ma la quantità

Molti ci hanno scritto che la nostra dovrebbe essere solo una battaglia ambientale legata alla questione della distruzione delle foreste escludendo l’aspetto nutrizionale. Altri però ci hanno accusato di fare una battaglia ideologica e ritengono la petizione una forzatura. È importante ribadire che il problema palma è anche nutrizionale. Gli esperti di alimentazione ci hanno insegnato che quando si parla di alimenti il problema non è il prodotto in sé ma la quantità. Troppo zucchero fa male, così come troppo burro, troppo caffè, vino, carne… Il segreto è mantenere un giusto equilibrio senza esagerare.

 

Secondo Eufic, un sito europeo multilingue finanziato dalle aziende, il consumo medio in Francia è di 5,5 grammi al giorno. In Italia nell’edizione dei Larn uscita poche settimane fa si riportano i dati del 2009 di Catherine Leclerq dell’Inran, secondo cui la quantità di grassi giornaliera è pari al 36% dell’energia totale e la stima dei grassi saturi oscilla dall’11 all’11,5 per persona di età compresa da 11 a 59 anni. Questi valori sono troppo elevati visto che l’intervallo di riferimento  della FAO/WHO oscilla dal 20 al 35% per la quota complessiva dei  grassi e un massimo di 10% per i saturi, mentre l’Efsa consiglia “la quantità “più bassa possibile” riferita ai saturi”.

 

Anche noi abbiamo provato a calcolare il quantitativo di palma assunto da un ragazzo/adulto in un giorno. La colazione del mattino (4 biscotti Macine Mulino Bianco) contiene 10,4 g di grasso di palma, la cotoletta impanata Spinacine Aia apporta altri 15 g, mentre nel pomeriggio una brioche non farcita ne ha 10,6 g. A fine giornata il bilancio sfiora i 36 grammi! Dire a una persona che ha assunto 36 g di palma non desta stupore, dire che ha ingerito 36 g di burro suscita qualche perplessità, anche se per le nostre arterie è quasi la stessa cosa. La salute delle arterie è  infatti collegata alla presenza di grassi saturi nella dieta. Essendo la quantità di saturi  nel palma e nel burro pressoché simile (50%), alla fine del nostro conteggio si arriva ad una quantità di saturi    giornaliera di 18 g.

 

Butter and almond cookies
La colazione del mattino tra biscotti e merendine può apportare una consistente quantità di palma

Certo non tutti i giorni gli italiani mangiano quattro biscotti a colazione, ma è anche vero che un ragazzo adolescente potrebbe facilmente raddoppiare. Il fatto è che la gente non sa di mangiare tutto questo grasso di palma e la nostra petizione ha proprio lo scopo di evidenziare una realtà nascosta e sconosciuta ai più. Se una persona sceglie di non mangiare burro perché ritiene che faccia male, perché dovrebbe assumere, una quantità identica di palma senza saperlo, visto che presenta le stesse perplessità?

 

Ma il nostro calcolo non è finito perché bisogna considerare anche i 2,5 g di saturi presenti in una tazza di latte intero, e quelli nascosti in: formaggio, carne e altri prodotti. Facendo la somma complessiva, nell’arco della giornata si superano tranquillamente i 20 g di saturi. I nuovi Larn considerano un valore massimo di saturi di  22 g circa al giorno (10% del fabbisogno energetico) per un adulto, anche se  l’Efsa ritiene opportuno “ridurlo il più possibile” (*).

 

children
Troppi saturi per un adulto e a maggior ragione per un bambino o un ragazzo non vanno bene

«Si tratta di di troppi saturi per un adulto e a maggior ragione per un bambino o un ragazzo – precisa Enzo Spisni docente di Fisiologia della Nutrizione all’Università di Bologna -.  Se la prima regola di una sana alimentazione è variare il cibo e limitare i grassi saturi l’invasione del palma risulta evidente. Sono state fatte campagne di informazione contro l’eccesso di zucchero e di sale, perché il palma non è stato preso in considerazione?» Il pensiero dovrebbe sfiorare il Cra Nut visto che anche l’Efsa raccomanda una quantità di acidi grassi saturi e trans “la più bassa possibile”.

«In ogni caso – continua Spisni – nei biscotti e nei prodotti da forno, tanto vale sostituire il grasso di palma con il burro, che ha più o meno la stessa quantità di acidi grassi saturi ma offre diversi vantaggi perché ha un contenuto di vitamine superiore, migliora la qualità del prodotto e infonde un sapore inconfondibile, oltre ad esser un alimento a chilometro zero o quasi».

Per tutti questi motivi forse Coop, Ikea, Esselunga, Md discount e Ld market hanno deciso di abbandonare gradualmente il palma dai loro prodotti a marchio.

Sono queste le motivazioni che ci hanno spinto a portare avanti la petizione contro l’invasione dell’olio di palma. Ai nutrizionisti, agli studiosi e ai lettori chiediamo un parere su questi concetti.

 

(*) L’ultima revisione dei Larn dice testualmente “gli acidi laurico, miristico e palmitico sono ipercolesterolemizzanti e potenzialmente più aterogeni; gli acidi grassi a catena più corta non hanno effetto sulla colesterolemia e non costituiscono energia di deposito; l’acido stearico, grazie alle possibilità di essere convertito in acido oleico è considerato ipocolesterolizzante. Gli apporti totali di acidi grassi saturi andrebbero quindi valutati sulla base del tipo di acido grasso saturo presente nella dieta: tuttavia, non esistendo specifiche indicazioni a tal proposito, resta valido il valore di STD appena indicato” ( n.d.r. ovvero il 10% come livello massimo di obiettivo nutrizionale per la prevenzione).

 

Roberto La Pira

Lista dei biscotti senza olio di palma 

Lista delle merendine senza olio di palma

Lista degli snack salati senza olio di palma

 

Categorie di prodotti che utilizzano grasso di palma e le possibili alternative

Pasta sfoglia (alternative: girasole, burro, olio di oliva)

Patatine fritte (alternative: girasole, olio di oliva, olio di oliva extra vergine)

Piatti pronti (cotolette impanate, crocchette di pollo, patatine fritte, pizze…) (alternative: girasole, olio di oliva)

Piatti pronti surgelati (bastoncini, fritture, crocchette…) (alternative: girasole, olio di oliva)

Margarine (alternative: burro, olio di oliva, olio di oliva extra vergine)

Biscotti (alternative: girasole, mais, burro, olio di oliva)

Salse (alternative: girasole, mais, olio di oliva, olio di oliva extra vergine)

Merendine (alternative: mais, girasole, burro, olio di oliva)

Brioche (alternative: mais, girasole, burro, olio di oliva)

Nutella e creme alla nocciola (alternative: burro di cacao, girasole)

Snack salati (alternative: girasole, olio di oliva , olio di oliva extra vergine)

Grissini (alternative: girasole, olio di oliva, olio di oliva extra vergine)

Cracker (alternative: girasole, mais, olio di oliva, olio di oliva extra vergine)

Gelati (alternative: panna, burro)

 

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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Sweet donuts with measurement tape on the green background

Cibo industriale e salute: una dieta basata su alimenti ultra-processati fa ingrassare. Lo rivela uno studio americano

Ora è dimostrato inequivocabilmente, anche se i dati sono stati ottenuti su un campione piccolo …

13 Commenti

  1. Questo passaggio non mi è chiaro: perchè dire “Se una persona sceglie di non mangiare burro perché ritiene che faccia male, perché dovrebbe assumere, una quantità identica di palma senza saperlo, visto che presenta le stesse perplessità?”, dal momento che dal 13 dicembre nessuno può più dire di non saperlo?? Ancora una volta trovo l’iniziativa del Fatto Alimentare fuori tempo, così come la crociata contro gli snack alle casse: i grandi marchi stanno lasciando il palma perchè non ha buon nome e con la nuova normativa sarebbero obbligati a indicarlo. Questo è il motivo. In questo scenario che senso ha la petizione? Avrebbe avuto senso quando l’indicazione del palma si poteva omettere, allora sì, non adesso che tutti saranno obbligati a scriverlo e di conseguenza molti a lasciarlo! Ora ci si dovrebbe battere contro i grassi saturi come categoria, visto che è lì che sta il problema…
    L’altra cosa che mi lascia perplesso è che, se la dieta della singola persona porta ad assumere una quantità eccessiva di grassi saturi il problema sta a monte, ossia nella dieta sbagliata!! Che senso ha fregarsene della propria dieta e poi prendersela con gli ingredienti utilizzati da chi i prodotti li realizza…
    Se uno ci tiene alla propria salute, va da un bravo nutrizionista e si fa insegnare come e cosa mangiare…e il palma non lo vede nemmeno di striscio…Io so benissimo come evitare grassi saturi nella mia dieta, come sono altrettanto consapevole delle volte in cui non li sto evitando. E non perchè abbia i poteri, ma perchè mi sono posto il problema della mia salute. Se invece uno se ne disinteressa…è sempre lì il discorso: si perdono settimane a studiare le specifiche dei cellulari ultimo modello e non si vuole perdere un minuto per leggere un’etichetta…

    • io condivido una parte del tuo discorso Alessando, e cioè quando dici che “se la dieta della singola persona porta ad assumere una quantità eccessiva di grassi saturi il problema sta a monte, ossia nella dieta sbagliata!!”
      le cose che cono scritte nell’articolo relative al calcolo dell’apporto di grassi mi lasciano un po perplesso, certo che se la giornata è fatta di biscotti, cotolette prefritte e brioche c’è un problema, ma non per il palma, per l’alimentazione.
      Quello che però la redazione de Il Fatto Alimentare ha tentato di fare è rendere chiaro che il problema non è l’olio di palma in se, ma il fato che sia nascosto in cosi tanti prodotti che è come se, SENZA SAPERLO, ti mangiassi un panetto di burro.

  2. Ottima petizione e articolo! Condivido in pieno!

    Anche se ora è obbligatorio scrivere di che olie grassi si tratti tante, troppe persone non leggono gli ingredienti e non fanno due semplici calcoli per rendersi conto di quanti grassi saturi mangiano
    I peggiori sono quelli che non ingrassando pensano di poter mangaire tutto senza problemi.

  3. Non mangerò più la nutella se contiene l’olio di palma

  4. Non mangerò più la nutella se contiene l’olio di palma, anche perchè Ferrero ha il
    monopolio della raccolta delle nocciole in Turchia

  5. Personalmente apprezzo molto questa testata per il lavoro informatiìvo a 360 gradi su tutto ciò che attiene l’alimentazione, così come, al contrario, non mi trovo mai d’accordo con le campagne-crociate che appassionano i più, come questa sull’olio di palma o quella precedente sull’esposizione degli snack all’uscita dei supermercati.
    Sono già intervenuto su questi argomenti in altre occasioni e ribadisco che, personalmente, preferisco sempre la consapevolezza ed il libero arbitrio alla norma che vieta.
    C’è una cosa che però continua a sfuggirmi, nonostante le chiare motivazioni espresse nell’articolo, ed è il perchè di tutto questo, relativamente recente, accanimento contro l’olio di palma e dove si vuole andare a parare.
    Certamente dal punto di vista nutrizionale è quel che è, e, sicuramente, come è stato ben evidenziato, compare con estrema monotonia nei prodotti presenti sul mercato (dove però non mancano le alternative).
    Ma che senso ha cercare di voler indurre l’industria a sostituirlo con altro ? Ci aspettiamo che improvvisamente venga riscoperto il burro di panna, o piuttosto che verrà trovato un prodotto e/o un procedimento, a basso costo, che cercherà di sostituire, in peggio, il grasso di palma ? (che in fin dei conti come proprietà meccaniche ed organolettiche è ancora meglio di altri possibili sostituti). Son forse preferibili i processi di idrogenazione di oli più blasonati da scrivere in etichetta ?
    Molti portano avanti la battglia contro la deforestazione. Condivido in linea di principio…ci mancherebbe. Però mi piacerebbe leggere (è una richiesta)un pò di dati a proposito, per esempio in termini quantitativi, la crescita della produzione negli ultimi decenni, o quanto del prodotto viene destinato al settore alimentare e quanto alla produzione di ‘bio-carburante’, tanto per fare un’ulteriore riflessione.
    Saluti.

    • Roberto La Pira

      Torneremo su questo argomento e vedrà che la richiesta alimentare è aumentata in modo esponenziale. In ogni caso tra burro e palma non c’è confronto. Mi mangio biscotti al burro gli aspetti negativi sono gli stessi ma almeno “mangio bene”. Provi ad immaginare un panettone all’olio di palma! Le nostre campagne sull’esposizione degli snack sugli scaffali in prossimità delle casse e sul palma fanno parte del nostro modo di fare giornalismo. Qual è il problema? Accanimento! Non direi proprio. Ma in questa vicenda rimangono ancora troppe domande senza risposte.

    • Sig. La Pira, grazie per la risposta, ma non mi confonda per uno strenuo difensore dell’olio di palma, non lo sono. Anch’io a colazione preferisco il burro che mi spalmo sul mio pane e l’olio di palma se posso lo evito. Ma non è questo il punto.
      E’ che, per mia deformazione mentale, quando vedo una maggioranza compattarsi in una posizione radicale, mi aumentano i dubbi.
      Rispetto alla “battaglia ambientale legata alla questione della distruzione delle foreste” mi vengono in mente una serie di obiezioni: ad esempio, assodato che la produzione di grasso di palma costituisca un buon reddito per i coltivatori locali, si potrebbe far pressione che, piuttosto che venga bandito l’uso del grasso, venga invece richiesto e dichiarato in etichetta l’uso del grasso certificato come produzione sostenibile.
      Un’altra argomentazione che potrebbe generare dubbi sulla ‘bontà della campagna contro’ è che questo tipo di coltivazione ha un alto rendimento rispetto ad altre, nel senso che consuma meno suolo: per fare un esempio, se si dovessero sostituire le coltivazioni di palma con girasole, a parità di quantitativo di grasso prodotto, si provocherebbe un consumo doppio di terreno, quindi non so se sarebbe un buon risultato dal punto di vista della tutela dell’ambiente, oltre che del palato, far colazione con biscotti all’olio di girasole.
      Con tutto il rispetto per il vostro modo di far giornalismo, che per altro apprezzo molto, penso che queste ‘crociate’ che pagano dal punto di vista pubblicitario, nel senso di farsi conoscere, senza connotazioni negative, limitino però l’informazione in maniera unidirezionale e spesso le discussioni, invece che occasione di approfondimento, si riducono a schieramenti ‘favorevoli o contrari’….ma forse questo è un limite di noi italiani che, di qualsiasi cosa si tratti, ci riduciamo sempre a guelfi o ghibellini.
      Saluti

    • Roberto La Pira

      Grazie per l’apprezzamento ma vorrei ribadire che le nostre non sono crociate ma si tratta del nostro modo di fare azioni informative.

  6. Giovanni, come ho scritto, prima era nascosto ma da più di tre anni si sapeva che da dicembre 2014 non sarebbe stato più possibile nasconderlo!! il “senza saperlo” non può reggere allo stato attuale delle cose!! e per rispondere a Sophia, anche qui, il problema non è il palma, se la gente se ne frega del numero sempre più grande di informazione che può trovare sull’etichetta.
    Per questo mi fa sorridere quando qui leggo ogni tanto di persone che vogliono ancora più informazioni sulle etichette, quando la stragrande maggioranza non legge nemmeno quelle base!

  7. giovanni melogli

    l’educazione alimentare è fondamentale. Insegno dietologia agli allievi infermieri e dedico almeno due lezioni alle etichette e alle problematiche connesse. Ebbene, studenti che all’inizio seguono solo con curiosità ,alla fine dei corsi hanno imparato non solo a leggere le etichette ma a dedicare ad esse alcuni minuti mentre fanno la spesa.
    Se si potesse informare anche tutti gli altri ,acquisiremmo una coscienza nutrizionale. Per quanto riguarda l’olio di palma ,più che l’aspetto nutrizionale , credo che se si riflettesse che assaporando una merendina, mi sto divorando mezzo altofusto sempreverde, forse mi porrei il problema.

  8. suggerirei agli autori dell’ottimo sito di prestare attenzione ai cereali per la prima colazione la cui composizione è generalmente stupefacente. Dovrebbero essere prodotti salutari per definizione, ma i grassi vegetali imperversano e così il loro omologo nel campo degli zuccheri, cioè lo sciroppo di glucosio-fruttosio. Anche in questo caso, visto che i maggiori consumatori sono bambini ed adolescenti, si dovrebbe promuovere una maggiore attenzione alla composizione e una maggiore oculatezza nella scelta, in ogni caso veramente difficile.

  9. Dovreste eliminare , dalle liste, gli alimenti contenenti emulsionante E471 ovvero “emulsionanti mono e digliceridi degli acidi grassi”.

    Non perchè sono dannosi, ma perche potrebbe esserci Olio di Palma dietro.

    E forse è meglio che ci sia Olio di Palma, perche questo emulsionante puo essere prodotto a partire da diversi tipi di olii, anche di PALMA, non meglio conosciuti e , basta fare una ricerca su Alibaba, viene importato da Paesi del sud-est asiatico che fatturano milioni di dollari (controllate su Alibaba) soltanto esportando questa roba qua.

    E voi sapete benissimo quanto siano “controllate” certe produzioni.

    questo è uno dei link dove potete “acquistare” all’ingrosso
    http://www.alibaba.com/emulsifier-e471-manufacturers.html

    questo è un altro
    http://www.21food.com/product/search_keys-e471-p1.html

    http://daecn.en.alibaba.com/product/1261472603-213868606/china_manufacturer_of_food_grade_emulsifier_glyceryl_monostearate_e471_GMS.html

    notate che le quantita minime sono TONNELLATE, quindi vuol dire che questi qui spediscono e qualcuno utilizza questa roba.

    Perche non alzare l’attenzione su questo prodotto, dietro il quale si puo nascondere davvero qualsiasi cosa?