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Supermercati, le pratiche sleali arrivano al Parlamento europeo

18 gennaio il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza la risoluzione “Sugli squilibri della catena di distribuzione alimentare”. Il documento, che vede tra i primi firmatari Paolo De Castro e José Bové, chiede alla Commissione di intervenire sulle regole commerciali che caratterizzano il mercato alimentare. Probabilmente succederà qualcosa anche in Ue, sulla scia del nostro decreto-liberalizzazioni.

Ecco il quadro che emerge dalla dozzina di documenti citati (risoluzioni parlamentari, dati Eurostat e rapporti del Centro Comune di Ricerca,  relazione di Olivier De Schutter “Agribusiness and the right to food”):

– ci sono “notevoli squilibri a livello di potere negoziale che si traducono in pratiche commerciali sleali, come pagamenti tardivi, modifiche unilaterali dei contratti, clausole contrattuali inique, limitato accesso al mercato, mancanza di informazioni sulla formazione dei prezzi, disparità nella ripartizione dei margini di profitto lungo la catena alimentare, abusi di potere di mercato da parte di fornitori o acquirenti (ad esempio cartelli e imposizioni dei prezzi di rivendita) e alleanze di acquisto”;

– “l’eccessiva concentrazione sta generando un deterioramento in termini di varietà dei prodotti, patrimonio culturale, punti vendita al dettaglio, posti di lavoro e mezzi di sussistenza”,

“i prezzi al consumo dei prodotti non trovano riscontro in quelli corrisposti agli agricoltori”, al punto da “indurre molti di loro ad abbandonare le campagne” e ciò non comporta benefici nemmeno per i consumatori, anche “alla luce del fatto che i requisiti di qualità e i diritti dei lavoratori nonché le norme in materia di ambiente e benessere degli animali, che gli agricoltori europei sono tenuti a rispettare, spesso non sono ugualmente applicati ai prodotti agricoli di importazione”.

 

È necessario perciò intervenire, anche perché la filiera alimentare – dall’agricoltura alla distribuzione – rappresenta il 7% dell’occupazione totale nell’Ue, per un valore di 1.400 miliardi di euro annui (il più elevato tra i vari settori manifatturieri).

Il Parlamento quindi “invita la Commissione a proporre solide normative valide per tutta l’Ue per garantire rapporti tra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari equi e trasparenti”.

 

Occorre sostituire i rapporti di forza con rapporti di collaborazione, e gli Stati membri dovrebbero attivare forum di ufficiali di consultazione con tutti attori della la catena alimentare, “che contribuiscano a proteggere i produttori e i fornitori e a scongiurare misure di ritorsione da parte del settore della distribuzione”.

Le autorità garanti della concorrenza nazionali ed europee sono invitate “ad adottare misure contro le pratiche di acquisto abusive dei grossisti e dei dettaglianti dominanti che pongono gli agricoltori in una posizione negoziale sfavorevole”.

 

Si richiede anche “una definizione chiara, rigorosa e oggettiva delle pratiche abusive e sleali, … così che siano soggette a una regolamentazione specifica, a una vigilanza e a sanzioni”.

Nella risoluzione c’è anche un elenco (non esaustivo) delle numerose pratiche sleali denunciate dai produttori. Come, per esempio: compensi per l’inclusione nei listini, commissioni d’ingresso, determinazione dei prezzi per lo spazio sugli scaffali, imposizione di promozioni, ritardi nei pagamenti, modifiche unilaterali e retroattive delle condizioni contrattuali, imposizione di pagamenti per il trattamento dei rifiuti, termini di consegna irrealistici, imposizione di un fornitore di imballaggi o di un operatore per la logistica, ordinazioni eccessive di un prodotto destinato alle promozioni, ritiro unilaterale di prodotti dagli scaffali dei negozi, imposizione ai fornitori di costi irragionevoli connessi a reclami dei clienti….

 

In conclusione, il Parlamento chiede “l’avvio di un’indagine che coinvolga l’intero settore, per vie amministrative o giudiziarie, e in seguito mediante l’introduzione di un sistema di valutazione e monitoraggio, gestito dagli Stati membri e coordinato dalla Commissione, corredato da sanzioni dissuasive applicate in modo efficace e tempestivo”. Rilevando “la necessità di soluzioni urgenti per far fronte ai problemi specifici incontrati dai produttori di merci deperibili a breve conservabilità, i quali sono confrontati a gravi difficoltà di liquidità”.

Non c’e tempo da perdere insomma, e bene ha fatto il ministro Mario Catania a introdurre il fatidico articolo 62 nel decreto liberalizzazioni, al preciso scopo di affrontare questi problemi.

 

Dario Dongo

foto: Photos.com

 

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