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GDO: in Gran Bretagna arriva l`adjudicator per vigilare sul rispetto del codice di buone prassi commerciali

Mentre in Italia prosegue il dibattito sull’articolo 62 del decreto liberalizzazioni – che ha introdotto un termine legale di pagamento dei prodotti agricoli e alimentari, previsto l’obbligo di forma scritta dei contratti e vietato una serie di pratiche commerciali manifestamente sleali – il governo britannico affida al discorso ufficiale della regina Elisabetta l’annuncio della nomina dell’autorità chiamata a vigilare sull’applicazione del rigoroso codice sulle prassi commerciali che la GDO deve rispettare nei confronti dei nuovi fornitori.

 

L’adjudicator, dotato di poteri di indagine (anche di propria iniziativa) e di sanzione. Proprio in Inghilterra – il Paese che per primo ha vissuto lo straordinario sviluppo della distribuzione moderna a discapito di quella tradizionale – il business è ora costretto a cambiare registro.

 

La storia è iniziata nel 2000, con il primo rapporto della Competition Commission (l’Antitrust d’oltre Manica). L’Autorità aveva riscontrato il sistematico abuso di potere negoziale da parte dei colossi del retail nei confronti di fornitori, agricoltori e imprese alimentari, costretti ad affrontare costi inattesi (sconti fuori fattura e di fine anno, contributi), incertezze diffuse sui tempi di pagamento e trasferimento di vari rischi (dal danneggiamento delle merci successivo alla consegna all’invenduto).

 

Il Groceries Supply Code of Practice è stato messo a punto nel 2008 dalla Competition Commission e dall’Office for Fair Trading. Con l’idea di garantire la trasparenza e l’efficienza della filiera, nell’interesse dei consumatori anzitutto ma anche di tutti gli operatori – agricoltori, produttori artigiani e industriali di alimenti, intermediari – ma anche dei distributori stessi. Perché un sistema di business che si basa su pratiche estorsive è disfunzionale, altera e distorce le condizioni di libera concorrenza.

 

Il super-ispettore è benvenuto dalle rappresentanze agricole del Grocery Market Action Group e anche dalla federazione dell’industria alimentare, la Food and Drink Federation. L’unico modo di garantire l’applicazione delle regole è stabilire che qualcuno possa eseguire i controlli – di propria iniziativa, anche a prescindere da eventuali denunce – e punisca le violazioni con sanzioni dissuasive. Altrimenti succede ciò che abbiamo visto con la direttiva sui ritardi di pagamento [1]: i termini sono raramente rispettati, ma nessuno ne ha mai fatto denuncia. Perché un fornitore che denuncia il proprio cliente viene messo fuori e rischia la chiusura.

 

Ora è il turno della Commissione europea, che dovrà rispondere alle ripetute istanze della filiera produttiva e del Parlamento: è urgente introdurre regole uniformi e vincolanti per tutelare le imprese agricole e alimentari – in prevalenza piccole e medie –  rispetto alle pratiche abusive della GDO. Ai produttori e agricoltori italiani, come a quelli francesi e tedeschi, devono venire riconosciuti gli stessi diritti garantiti ai loro concorrenti britannici. Mercato unico, regole unitarie. La Commissione – prima con il Gruppo di Alto Livello e poi col Forum per la competitività dell’industria alimentare europea – è alle prese con questo problema da 5 anni. Non si puo’ attendere oltre.

 

Dario Dongo

foto: Photos.com

 

[1] Direttiva 2000/35/CE, recepita in Italia con il d.lgs. 231/01

 

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