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Celiachia uomo-donna: il divario nei buoni di acquisto per prodotti senza glutine è troppo alto. Come è stato calcolato? Le risposte di AIC

pane senza glutine celiachia
Tra i prodotti senza glutine c’è anche il pane preparato con la farina di riso

Il sistema per acquistare alimenti senza glutine è un tema molto dibattuto per le contraddizioni e le diverse modalità adottate dalle Regioni. Ricordiamo tra i vari problemi sollevati da AIC (Associazione Italiana Celiachia) e da Agcm (Autorità garante della concorrenza e del mercato) –  la possibilità di acquisto anche nei supermercati e l’uniformità del contributo a livello nazionale. Il Fatto Alimentare ha rilevato anche una  forte discrepanza tra i contributi massimi a favore dell’uomo adulto rispetto alla donna. Gli uomini possono spendere per acquistare prodotti senza glutine fino a un massimo di 140 euro mensili, le donne 99. Abbiamo chiesto all’AIC lumi sul metodo di calcolo abbastanza bizzarro visto che le differenze individuali vanno ben oltre il genere e bisognerebbe considerare anche il peso, l’altezza e l’attività fisica. C’è quindi la seria possibilità che molte donne consumino più calorie degli uomini pur ricevendo un contributo inferiore.

Farina di riso
I calcoli per stabilire il tetto massimo, in euro, dei buoni per l’erogazione di alimenti gluten free per celiaci si basano su tabelle LARN del 1996

La risposta dell’AIC ai nostri quesiti, riportata qui sotto, spiega che i dati utilizzati risalgono a 20 anni fa (1996) e per questo motivo il divario tra i sessi risulta così ampio. Le tabelle di allora prevedevano un apporto calorico giornaliero di 3000 calorie per l’uomo e di di 2200 per la donna.  I valori LARN aggiornati al 2012 propongono uno schema più complesso, dove le persone vengono suddivise per età, peso, altezza e attività fisica. Alla luce di questi nuovi riferimenti la percentuale di carboidrati da considerare per calcolare il contributo ai celiaci cambierebbero in maniera considerevole. In redazione abbiamo provato a fare una media utilizzando i valori LARN aggiornati e considerando l’uomo adulto in varie fasce di età, il peso e l’altezza di una persona con un’attività fisica di medio livello: le calorie per l’uomo – in media – sono circa 2500; per le donne 2200. Quello della donna resta simile al 1996; mentre quello dell’uomo è nettamente diminuito. Il divario quindi è del 12%: molto lontano dagli attuali valori che si basano su tabelle vecchie di 20 anni, meno accurate e fuorvianti, e che spiegano come mai vi sia una differenza così elevata in euro tra il rimborso per la donna e quello per l’uomo. Sembra, per fortuna, che siano in corso i lavori per aggiornare questi calcoli.

Ecco la risposta di AIC:

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Il SSN dal 1982, con successive varie regolamentazioni, eroga in regime di gratuità i prodotti dietetici senza glutine.

Il SSN dal 1982, con successive varie regolamentazioni, eroga in regime di gratuità i prodotti dietetici senza glutine. I tetti di spesa mensili minimi a carico del SSN per gli alimenti destinati ai celiaci (ex dietoterapici), secondo quanto definito dal DM 8 giugno 2001, sono calcolati in base al fabbisogno energetico ideale stabilito in base ai LARN e non in base alla spesa energetica reale. Il calcolo della spesa energetica reale e in più personalizzato richiederebbe tempo, ore di lavoro di personale Medico specializzato e attrezzature costose. Inoltre tale calcolo andrebbe aggiornato almeno ogni due anni. Tutto questo quindi comporterebbe un carico significativo e non sostenibile per il SSN.

Il legislatore ha così costruito una forma di assistenza che, se non perfetta, utilizza parametri corretti che fino a oggi hanno garantito al celiaco una buona compliance alla dieta. I tentativi di rendere “perfetto” il sistema di assistenza, con l’obiettivo di calcolare i fabbisogni energetici individuali, si sono infranti davanti agli oneri immotivati delle visite frequenti dei pazienti e dei calcoli del fabbisogno adattati agli stili di vita individuali. Tutto questo appesantiva sensibilmente la spesa complessiva, che deve garantire assistenza al paziente, ma anche sostenibilità.

Gluten free food. Pizza
Il fabbisogno calorico giornaliero riconducibile ai carboidrati dovrebbe essere all’incirca il 55% dell’apporto energetico totale

Oggi i termini dell’erogazione sono fissati dalla L. 123/05 e dal successivo Decreto 4 Maggio 2006, che ha confermato i tetti introdotti dal Decreto Veronesi del Maggio 2001. È questo provvedimento che introduce il criterio dei fabbisogni calorici giornalieri nel calcolo dei tetti, distinti in base all’età e al genere; tali dati sono stati approvati dalla Comunità Scientifica nazionale e sono quindi universalmente riconosciuti come validi. La stima, infatti, indica che il fabbisogno calorico giornaliero riconducibile ai carboidrati debba essere all’incirca il 55% dell’apporto energetico totale. Di questo 55% di calorie da carboidrati, parte deve derivare da alimenti quali pasta, pane, biscotti e parte da altre fonti (patate, riso, mais, legumi…). Il Ministero della Salute ha pertanto fatto un calcolo e stimato al 35% del fabbisogno calorico complessivo quello proveniente da carboidrati con i prodotti senza glutine erogati dal SSN e la restante parte da altre fonti naturalmente prive glutine, come riso, patate , legumi, mais… I calcoli sono stati svolti sui valori dei fabbisogni calorici riportati nell’edizione 1996 dei LARN (livelli di assunzione raccomandati di energia e nutrienti), in vigore al momento della pubblicazione del Decreto Veronesi. Si rammenta che i LARN sono stati recentemente oggetto di revisione (2012). È stato quindi da poco attivato con decreto Ministeriale un tavolo di lavoro presso il Ministero della Salute per “rivalutare la collocazione e le conseguenti modalità di erogazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei prodotti senza glutine” che valuterà anche l’eventuale necessità di adeguamento dei tetti di spesa rispetto ai nuovi LARN.

Per giungere al tetto di spesa espresso in denaro, si sono calcolati i valori medi dei quantitativi di pasta, pane, biscotti, ecc. che il celiaco, a seconda del genere e dell’età, dovrebbe assumere in media al giorno, incrociando poi il quantitativo con il prezzo medio dei prodotti, rilevato a suo tempo nel mercato. Per tenere conto di particolari esigenze nutrizionali, il valore è stato incrementato del 30%*.

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La tabella indica, per sesso e per fascia di età, il fabbisogno calorico totale e la quota, pari al 35%, da soddisfare con i prodotti senza glutine per i soggetti affetti da morbo celiaco. La tabella riporta i corrispondenti tetti di spesa mensili a carico del Servizio sanitario nazionale, calcolati sulla base dei prezzi medi dei prodotti ed incrementati di una percentuale pari al 30% per tener conto di particolari esigenze nutrizionali.” (art. 3.Morbo celiaco, compresa la variante clinica della dermatite erpetiforme)

 

Note:

*Estratti Decreto Veronesi Considerato che il fabbisogno calorico giornaliero riconducibile ai carboidrati deve essere superiore al 55% dell’apporto energetico totale, come indicato nel piano sanitario 1998-2000; inclusi i carboidrati complessi naturalmente privi di glutine provenienti da riso, patate, mais e legumi; Considerato che in una dieta equilibrata, i carboidrati includono quelli complessi naturalmente privi di glutine provenienti da riso, patate, mais e legumi, nonché quelli derivanti da grano, orzo, segale e avena provenienti da pane, pasta e farina; Considerato che l’apporto energetico totale va distinto per fasce di età e sesso e che nella dieta usuale pane e pasta forniscono una quota di carboidrati superiore a riso, patate, mais e legumi..” (Premessa)

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Avatar

    Mi sembra comunque ridicolo che, con una spesa sanitaria continuamente ridimensionata, LEA concretamente ridotti a causa del taglio di esami, farmaci e strutture a carico del SSN, si sprechino così tanti soldi e in maniera così “opaca”.
    Il prezzo dei prodotti senza glutine è spesso gonfiato e immotivato, e lo si è visto con il calo dei prezzi dovuto all’immissione sul mercato dei prodotti senza glutine coi marchi della grande distribuzione. Inoltre il contributo viene fornito indipendentemente dalla fascia di reddito dell’assistito.
    Ma la mia contrarietà è alla base: perché non fornisco un egual contributo ai diabetici per l’acquisto di edulcoranti e di prodotti senza zucchero? O agli intolleranti al lattosio per il latte vegetale o delattosizzato? Ricordo inoltre che, in tutti questi casi di alimentazione speciale, non si è necessariamente legati ai prodotti industriali, semplicemente eliminando gli alimenti “dannosi” per una data patologia.