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Articolo 62: il Ministero per le politiche agricole reagisce alle manovre di Confindustria e ribadisce che la legge è in vigore e va applicata!

formaggioLa settimana scorsa Il Fatto Alimentare (1) ha denunciato il goffo tentativo di Confindustria col Ministero dello Sviluppo Economico, che inneggiavano alla disapplicazione dell’articolo 62 adducendo teoremi privi di fondamento giuridico. Proprio oggi il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) interviene a fugare ogni dubbio sull’ipotetica abrogazione della norma. L’articolo 62 resta in piedi e deve venire applicato, a prescindere dagli scambi epistolari di chicchessia.

 

Il Ministero per le Politiche Agricole esce allo scoperto, con una lettera del ministero al direttore generale di Confindustria che viene al contempo pubblicata nella rassegna stampa del Dicastero. Il Capo dell’ufficio legislativo, consigliere Salvatore Mezzacapo, offre così di fatto “a tutte le parti interessate, e contro-interessate”, una concisa ma efficace lezione di diritto costituzionale, amministrativo e comunitario. Di cui ci pregiamo offrire breve sintesi.

 

L’articolo 62 del D.L. 24 gennaio 2012 n. 1, come convertito in legge 24 marzo 2012 n. 27, “non é stato in alcun modo inciso né dall’entrata in vigore del d.lgs. 192/2012, né dalla direttiva 2011/7/UE”. Per diverse ragioni:

frutta supermercato– in primo luogo, “é intuitivo rilevare che la cessione del prodotto agricolo e alimentare costituisce niente altro che una specificazione del genere relativo alle transazioni commerciali in senso lato intese, all’interno del classico rapporto di species a genus”. E dunque, “secondo il consolidato principio “lex posterior generalis non derogat legi priori speciali”, (…) il principio contenuto in una normativa speciale risulta insuscettibile di essere abrogato tacitamente o implicitamente da una normativa generale”. A supporto, si richiama recente giurisprudenza della Corte di Cassazione,

– quanto alla ipotetica incompatibilità dell’articolo 62 con la direttiva comunitaria, il consigliere Salvatore Mezzacapo rileva “come lo stesso legislatore comunitario, nel disciplinare la materia relativa alla “lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”, faccia espressamente salva la possibilità che il legislatore interno mantenga, o adotti, disposizioni più favorevoli al creditore”

– d’altra parte lo stesso decreto legislativo 231/2002 (2), in questo punto non modificato dal successivo 192/2012, dispone che “sono fatte salve le vigenti disposizioni del codice civile e delle leggi speciali che contengono una disciplina più favorevole al creditore”.

– ulteriori conferme sull’identità autonoma e sulla vigenza dell’articolo 62 provengono dal parere del Consiglio di stato e dall’ultimo intervento del legislatore nazionale (3), che é successivo al d.lgs. 192/2012 cui il Ministero per lo sviluppo economico (Mi.S.E.) pretendeva attribuire efficacia “tacitamente abrogativa”.

 

prosciuttoIn conclusione “deve essere ribadita, sulla scorta delle inequivoche considerazioni che precedono, la piena efficacia e vitalità della normativa speciale in tema di cessione dei prodotti agricoli e alimentari, di cui al ripetuto articolo 62”.

Ringraziamo per i preziosi chiarimenti, auspicando che l’Ufficio Legislativo del Mi.P.A.A.F. manterrà severa vigilanza sui prossimi documenti ministeriali che seguiranno per l’applicazione della norma.

 

Dario Dongo

 

Note:

(1) Articolo 62, il tradimento di Confindustria e la complicità del Ministero dello sviluppo economico. Ma la legge non si tocca

(2) di recepimento della previgente direttiva 2000/35/CE, sui criteri e termini di pagamento, abrogata dalla successiva 2011/7/UE

(3) legge 17 dicembre 2012, n. 221

 

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Foto: Photos.com

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

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4 Commenti

  1. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere: il botta e risposta a mezzo comunicati tra il Ministero dello sviluppo economico e quello delle politiche agricole sull’articolo 62 dà la misura del caos che regna in questo momento nella politica italiana.
    È possibile che due Ministeri facciano il braccio di ferro sulla pelle di chi lavora e ha bisogno di regole certe?
    E in definitiva: può un Paese essere governato in questo modo?

  2. ???????????????????????????????????????????? sono senza parole||||||||||||||||||||||||||||||||||||||

  3. Si capisco le regole certe,ma commercianti e artigiani stanno soffrendo molto per questo.Non ci fosse stato un periodo do crisi come questo poteva andare, ma così no.Non capisco proprio questo accanimento. grazie

    • Sinceramente non vedo l’accanimento.
      Facciamo un pò di chiarezza, chi vende al dettaglio (supermercati, GDO, negozi, ristoranti, bar, panifici ecc…) incassa alla vendita e paga i fornitori a fine mese a 60 gg (con l’art.62) quindi un 75 gg di media. Prima pagavano quando volevano e non c’era una regola.
      Per il fornitore la scelta era non servire più il cliente sperando che pagasse l’arretrato oppure ci si rivolgeva alla “giustizia” anticipando le spese legali e doveva mettere in conto se ottimista un anno minimo. Quindi indirettamente i fornitori (trasformatori) finanziano i venditori al dettaglio, senza garanzie, senza interessi e anzi con la spada di damocle di perdere i propri crediti.
      Sono d’accordo che in questo momento c’è crisi ma il problema dei pagamenti è stato dato dal fatto che non li rispettava nessuno e molti, invece che investire nell’azienda spendevano in beni di lusso, investimenti immobiliari e tenori di vita.
      In questo momento le aziende che soffrono di più sono i trasformatori quelli nel mezzo della filiera che debbono pagare la merce (ad esempio) nel settore dei cereali a 20 gg dal ritiro e vendere alla clientela che incassa subito con pagamenti senza scadenza e che ha margini non proporzionali. Una volta per minacciare qualcuno (30 anni fa) si diceva “ti faccio causa” oggi è chi deve pagare che ti prende in giro dicendoti “fammi causa”. Obbiettivamente giudicate la realtà.