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Dalla Listeria agli allergeni: già 100 richiami alimentari dall’inizio del 2018. La prima causa di ritiro è ancora il rischio microbiologico

Frozen Mixed VegetablesDall’inizio del 2018, Il Fatto Alimentare ha pubblicato 100 richiami alimentari, più o meno 11 avvisi al mese. Ciò significa che entro  fine anno arriveremo a superare quota 130 richiami, contro i 117 del 2017. Questo non significa che la sicurezza alimentare stia peggiorando, ma che finalmente il Ministero della salute, le aziende e i supermercati pubblicano in maniera tempestiva e costante gli avvisi di richiamo dei prodotti pericolosi per allertare i consumatori.

A fronte di 100 richiami, i prodotti interessati sono stati 172, questo perché un annuncio a volte riguarda diverse tipologie di prodotto come nel caso di un recall di alcuni dolci causato della presenza di frammenti metallici nell’olio di palma che ha interessato più di 30 referenze prodotte dall’azienda Stabinger.

Come spesso accade, la prima causa di ritiro sono le contaminazioni microbiologiche. Fino ad ora si sono verificati 31 richiami di questo genere, quasi metà (14) dovuti alla Listeria monocytogenes. Negli ultimi mesi, questo batterio è balzato agli onori della cronaca in seguito al maxi-richiamo mondiale di verdure surgelate e minestroni: in Italia sono stati coinvolti tre marchi, per un totale di nove referenze, che hanno coinvolto marchi come Findus. Dopo la Listeria, il batterio che ha provocato più recall, con otto prodotti coinvolti è stata la a Salmonella.

Il secondo motivo di richiamo più frequente è la presenza di allergeni non dichiarati in etichetta, che ha causato con 27 ritiri dagli scaffali. Nella maggior parte dei casi l’allergene coinvolto era la soia con otto richiami. Anche il glutine non dichiarato (non un vero e proprio allergene, ma comunque una sostanza in grado di scatenare malessere e problemi intestinali alle persone affette da celiachia, una malattia autoimmune) è spesso motivo di recall (sei casi).

La categoria di prodotto richiamata più spesso è quella di carne e salumi, in particolare salami e salsicce

Nonostante contaminazioni microbiologiche e presenza di allergeni siano le principali minacce alla sicurezza alimentare (insieme rappresentano quasi due terzi di tutti i richiami), i consumatori spesso si preoccupano di più per la possibile presenza di pesticidi e metalli pesanti. In realtà, di questi incidenti finora se ne sono verificati solo quattro, uno per pesticidi e tre per i metalli. Altri invece riguardano l’eccesso di istamina nel pesce (quattro casi) e la presenza di idrocarburi in un salame tipico e nelle acque minerali San Benedetto e Fonte Itala.

Per quanto riguarda le categorie di prodotti coinvolti, sono la carne e i salumi (12 richiami) e il pesce (10) a venire richiamati più spesso, soprattutto per contaminazioni da Salmonella e Listeria. Seguono i piatti pronti, i latticini e i dolci, con otto richiami ciascuno. Nei primi nove mesi del 2018, sono stati richiamati anche sei tra elettrodomestici e utensili per la cucina, per motivi legati alla sicurezza. L’ultimo di questi avvisi è stato diffuso pochi giorni fa da Tescoma, che ha richiamato tutti i sifoni per panna con testa in plastica prodotti prima del 2015, perché potrebbero esplodere.

Dall’inizio del 2018 il Ministero della salute ha pubblicato 140 avvisi di richiamo sul portale dedicato alle allerta alimentari. Si tratta di una discrepanza dovuta al metodo utilizzato per diffondere gli avvisi. Quando un richiamo coinvolge più lotti o più tipologie dello stesso prodotto, talvolta viene pubblicato un solo avviso, altre volte viene caricato un modulo di richiamo separato per ogni lotto, anche se si tratta di un unico provvedimento. Ad aumentare la confusione, sono anche i ritardi nella pubblicazione che a volte superano i 10 giorni, com’è accaduto nel recente caso del caffè contaminato da ocratossina. Un problema non indifferente, quando si parla di rischi per la salute dei consumatori.

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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