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Surimi: sfizioso e all’apparenza esotico, in realtà è un insieme di ritagli della lavorazione che però costa quanto un pesce allevato di buona qualità

surimi
Il surimi è un prodotto sfizioso, ma quali sono gli ingredienti?

Il surimi è un prodotto alimentare abbastanza misterioso. È difficile individuare gli ingredienti anche dopo il primo assaggio, anche se molti sanno che si tratta di un prodotto a base di granchio e/o pesce. Il nome giapponese non aiuta a capire la natura del prodotto. Al supermercato il surimi si presenta il più delle volte sotto forma di bastoncini cilindrici colorati esternamente di arancione, dal forte sapore “umami”, ossia “saporito”, come il sapore di glutammato. I bastoncini di colore rosso di solito si consumano crudi, in insalata e attraggono molto i consumatori perché aiutano a insaporire piatti semplici. Una confezione di 15 pezzi Coraya (225 grammi) sul sito Esselunga costa meno di 3 euro  (circa 13 €/kg). Il prezzo può apparire conveniente, ma in realtà è vicino a quello del pesce di allevamento italiano come branzini e dentici.

Surimi
Il surimi è composto da polpa di pesce e amalgamata con addensanti, aromi e coloranti

 

Il surimi è in generale preparato con ritagli ottenuti dalla lavorazione del merluzzo e dello sgombro, ma anche di altre specie come suri, nemipteri e carpe asiatiche. La materia prima viene lavorata e miscelata ad addensanti, coloranti e aromi per conferire ai bastoncini aspetto, colore e sapore caratteristici. Analizzando le etichette si nota la presenza a volte elevata di sale, zucchero e polifosfati. Il surimi, come si legge nei documenti del Centro Studi per la Sicurezza alimentare del Lazio, in origine era un prodotto ricavato solo da merluzzo macinato e disposto a strati ricoperti da alghe. Quello in vendita si presenta come una serie di cilindri di polpa di pesce abbinato ad altri ingredienti come fecola e uovo. I bastoncini Coraya di mare venduti da Esselunga, per esempio, hanno questa lista di ingredienti: Polpa di pesce (38%), Acqua, Fecole (di cui grano), Bianco d’uovo reidratato, Olio di colza, Zucchero, Sale, Aromi naturali (crostacei, grano), Colorante: estratto di paprica. Può contenere: molluschi. Dal punto di vista nutrizionale 100 grammi  apportano 116 kcal e 7,8 grammi di proteine; mentre i carboidrati sono l’11%. I grassi sono pochi ( 4,5%)  mentre il sale abbonda (1,8 g), come fanno notare Fooducate.

Una ricerca francese ha analizzato in laboratorio 237 referenze di prodotti a base di pesce come: surimi, pesce impanato, piatti a base di pesce e zuppe per verificare la percentuale di pescato presente. Nelle minestre la percentuale varia dal 15 al 45%; per i pesci impanati la quantità è inferiore al 50%. In generale non si usano mai i filetti, ma polpa come nel caso del surimi, dove sull’etichetta viene indicata la frase “polpa di pesce”.

 

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

  1. Ma a conti fatti si tratta di un prodotto di scarsa qualità?
    Grazie

    • Sono ritagli della lavorazione di pesce economici mischiati ad addensanti….fai un po’ tu.

    • La definizione di qualità non può essere univoca, se no non esisterebbe la stratificazione di mercato,ne orizzontale ne verticale.
      Qualità= soddisfazione delle esigenze da parte del prodotto/aspettative del consumatore. Essendo la prima una variabile….

  2. La qualità è un concetto assoluto talvolta anche regolamentato, e la soddisfazione del consumatore non può prescindere dalla conoscenza di quello che sta comprando.
    Dubito che molte persone si potrebbero dire soddisfatte dopo aver letto questo articolo

  3. all’ingrosso costa la metà del pesce, e vorrei ben vedere!

  4. I wurstel del mare

  5. esattamente Alessia …
    io vorrei solo sperare che non “fanno male” .(tra mercurio del pesce ….addensanti & co vari)
    vorrei utilizzarli una volta ogni tanto in tavola per cambiare un po .. non certo per utilizzarli quotidianamente come alimentazione di base:)

    • Gentile Marco,
      contiene molto sale e molti addensanti, e la qualità del pesce non è elevata. Anche dal punto di vista economico, non si spende meno che acquistando pesce al banco frigo. Rispetta comunque gli standard di sicurezza e inteso come dice lei, una volta ogni tanto, non dà sicuramente problemi di salute.

  6. nel 99% dei casi, quando al ristorante chiedo se quanto indicato nel menù con “granchio” sia granchio o surimi e la risposta è “surimi”.
    credo si aprano diverse problematiche riconducibili in truffa e sicurezza alimentare:
    pago di più per un prodotto che vale meno, scelgo un prodotto e ne ricevo un altro, potrei essere allergico al pesce ma non ai crostacei!

    dal mio punto di vista è come se al posto di una bistecca di manzo mi venisse servita una di pollo.

    mi pare però che rispetto ad altri ingredienti su questo non ci sia la stessa attenzione.