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Sicurezza e qualità alimentare, l’Emilia-Romagna a confronto col Commissario europeo per la Salute. Bisogna lavorare sulla sicurezza di carni e formaggi confezionati nei supermercati

ll 13 luglio la Regione Emilia-Romagna ha organizzato a Bruxelles una conferenza sul ruolo dei governi regionali e locali nella garanzia di sicurezza e qualità alimentare, col contributo di altre Regioni d’Europa nonché gli interventi del Commissario Dalli e dell’On.le De Castro.
La Regione Emilia-Romagna, per voce del suo Assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni, ha inaugurato i lavori con grande ottimismo: la “food valley” è infatti un esempio di eccellenza agroalimentare, a livello sia produttivo che di controlli pubblici ufficiali. Altrettanto favorevole l’approccio dell’Aquitania: sottolineato il valore cruciale della rintracciabilità a presidio della sicurezza alimentare, la sua rappresentante ha lanciato l’idea di promuovere lo scambio di esperienze, know-how e buone prassi tra le diverse Regioni d’Europa.

E’ toccato poi a una regione tedesca, l’Assia che ha tenuto un profilo basso pensando ai danni provocati in tutta Europa dalla cattiva gestione delle tre crisi alimentari in cui la Germania è stata protagonista negli ultimi 12 mesi: le mozzarelle blu  l’estate scorsa, la diossina  su uova e maiali in inverno, l’epidemia di E. coli in primavera-estate. Ritardo nelle notifiche di allerta, disfunzioni nella circolazione dei dati tra i “lander” e il governo di Berlino, falsi allarmi (come nel caso dei cetrioli spagnoli), non possono più venire ammessi.
Il Commissario europeo per la Salute e la Politica dei consumatori John Dalli si è accinto a sintetizzare le sfide del prossimo decennio”. Un utile promemoria in premessa: l’alimentare è il primo settore manifatturiero in UE per volumi di fatturato, il secondo per occupazione e numero di imprese. L’UE è la prima piattaforma di scambi alimentari nel mondo, ed esporta le sue merci per un valore di circa 73 miliardi di euro.
Il Commissario ha accennato alla revisione in corso del c.d. Pacchetto Igiene, quel gruppo di regolamenti che a partire dal 2004 ha razionalizzato e armonizzato l’insieme delle norme igienico-sanitarie applicabili alla filiera agro-alimentare, “from the farm to the fork”. Semplificazione delle procedure, misure transitorie, “improvements” (miglioramenti), consultazione di tutte le parti sociali interessate per valutare l’impatto delle riforme dai punti di vista economico e della salute.
Un po’ d’imbarazzo quando il pubblico ha rivolto al Commissario un puntuale quesito sul “Pacchetto Igiene”: come si giustifica la deroga a favore dei supermercati dall’applicazione dei requisiti d’igiene specifici previsti a garanzia della sicurezza dei prodotti d’origine animale? Il regolamento Igiene 2 (reg. CE n. 853/04) stabilisce prescrizioni igienico-sanitarie supplementari e specifiche a carico degli operatori che lavorano o comunque manipolano prodotti di origine animale, in ragione della loro particolare vulnerabilità sotto il profilo microbiologico.

Prescrizioni quali l’autorizzazione preventiva dei laboratori a seguito di ispezione sanitaria (in luogo della semplice notifica di avvio dell’esercizio), l’esecuzione delle attività all’interno di locali opportunamente predisposti per limitare il rischio di contaminazioni (c.d. “sale bianche”), l’adozione di apposite procedure, attrezzature e l’adeguata formazione del personale. Ma i supermercati  sono esentati da queste regole, e possono limitarsi ad applicare quelle di base stabilite per la generalità dei prodotti nel regolamento Igiene 1 (reg. CE n. 852/04).
Visto che le regole in materia di sicurezza dovrebbero – almeno in teoria – venire basate sull’analisi dei rischi legati ai processi produttivi e ai singoli prodotti, non si capisce proprio perché operazioni identiche (come lo scongelamento, la porzionatura, il confezionamento) su merci identiche (i prodotti di origine animale) siano soggette a regimi e perciò a garanzie assai differenti.
Per essere chiari, quando un’industria seziona un prosciutto a fettine e lo confeziona è tenuta a eseguire queste operazioni in un ambiente controllato, soggetto a rigorosi controlli anche da parte delle pubbliche autorità. Quando invece è un supermercato a compiere queste stesse operazioni, non ha bisogno di seguire le ferree regole stabilite nel regolamento Igiene 2. La risposta del Commissario è stata evasiva, ha accennato alla necessità di stabilire regole “pragmatiche”.

La reazione della Confederazione dell’industria di trasformazione delle carni Clitravi (Liaison Centre for the Meat Processing Industry in the EU) si è fatta attendere poche ore, giusto il tempo di tornare in ufficio e spedire alla Commissione una lettera che invoca l’affermazione di identici diritti alla sicurezza e all’informazione sui cibi, senza deroghe per quelli confezionati dalla grande distribuzione organizzata.

Dario Dongo, da Bruxelles

(1) si ricorda che l’accordo raggiunto tra Parlamento europeo, Consiglio e Commissione sulla proposta di regolamento UE per l’informazione al consumatore sui prodotti alimentari, ratificato dall’Assemblea plenaria, esclude gli alimenti confezionati nei locali di vendita o in spazi ad essi attigui,  “pre-incartati”  dalla gran parte delle informazioni invece previste come obbligatorie per la generalità dei prodotti preconfezionati.

Foto:Photos.com

 

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    Speriamo che finalmente si colmi questo buco legislativo…considerando che la maggior parte degli utenti finali comprano in supermercati ed negozi e che il pacchetto igiene dichiara come punto primario la SICUREZZA DEL CONSUMATORE non mi spiego come si possa ancora tergiversare..in Italia nei supermercati e negozi vige l’anarchia…in quanti espongono correttamente il cartello di identificazione e rintracciabilità? Pochi..