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La burla dei sacchetti che si possono portare da casa. Milioni di italiani ignorano che non cambierà assolutamente nulla. Coop propone: diamoli gratis

È possibile portare da casa i sacchetti per fare la spesa di frutta e verdura al supermercato. Questa notizia è stata data da decine di giornali, da un numero imprecisato di siti e da moltissime tv e radio.  Tutti hanno focalizzato l’attenzione sulla possibilità di usare propri sacchetti (anche di carta) e non pagare quelli venduti dai supermercato. Pochi hanno spiegato che il Consiglio di stato si riferisce a buste: monouso,  compostabili e per alimenti. Questi tre elementi cambiamo radicalmente il senso della notizia, presentata come una vittoria dei consumatori. La realtà è leggermente diversa. Analizzando con attenzione la decisione del Consiglio di stato si capisce che l’impatto per le persone abituate a fare la spesa  è pressoché inesistente e che non ci sono vantaggi di sorta. Gli aggravi invece coinvolgeranno i punti vendita obbligati a istituire all’interno del negozio una nuova figura professionale: il responsabile dei sacchetti. Per superare questa situazione ormai paradossale Coop propone al Ministero della salute  “di autorizzare le aziende a fornire gratuitamente sacchetti ultraleggeri compostabili per i consumatori; sarebbe un vantaggio per i consumatori e una semplificazione importante per gli operatori”.

La realtà è molto semplice. Pochissime persone hanno in casa buste o contenitori monouso (quindi nuovi),  compostabili e per di certificati ad uso alimentare. Chi dispone di questi sacchetti li ha comprati a un prezzo da 3 a 10 volte  superiore rispetto a quello richiesto dai supermercati  (1-2 centesimi di euro) e li usa per altri scopi. Pensare che le persone possano andare a fare la spesa con queste borse, anziché utilizzare quelle reperibili in loco che costano decisamente meno è abbastanza bizzarro. Il legislatore non ha fatto bene i conti e, soprattutto, non ha pensato alla confusione che può ingenerare la situazione. Proviamo a immaginare un consumatore che durante un sabato pomeriggio entra in negozio con i suoi sacchetti e si rivolge al controllore per fare verificare l’idoneità igienica chiedendo di essere assistito quando è il momento di pesare la frutta per calcolare in modo corretto la tara. Help Consumatori ha ipotizzato alcuni scenari molto divertenti  (non molto distanti dalla realtà) che potrebbero accadere.

Coop propone di superare questa situazione critica e di dare gratis i sacchetti

Primo scenario. Il consumatore compra fuori dal supermercato una scatola di bioshopper monouso biodegradabili e compostabili (dopo aver fatto un’accurata analisi di mercato per essere certo che siffatta spesa sia più economica della busta sfusa acquistata nel negozio), ne sfila una quantità commisurata alle sue esigenze e si presenta al reparto ortofrutta con la sua scorta di bioshopper. Un addetto al packaging, adeguatamente formato dalla Grande distribuzione, validerà ogni singolo sacchetto verificando che sia nuovo, monouso e compostabile, poi darà il via libera all’acquisto. L’amara scoperta arriva alla fine quando il consumatore scoprirà che il costo della singola busta venduta dal supermercato è inferiore a quella comprata.

Secondo scenario. Il consumatore si presenterà al reparto ortofrutta con una scorta di buste di carta, che saranno preventivamente verificate dall’addetto al packaging. Vi apporrà tutta la frutta e la verdura che vuole ma avrà problemi con la tara, misurata sul peso del sacchetto in plastica presente nel supermercato. Servirà dunque l’intervento del tecnico specializzato in pesi, misure e bilance per verificare che il kg di limoni imbustati e pesati corrisponda a un kg effettivo di prodotto, e non a 990 grammi. Nel frattempo, si sarà fatta la fila di persone che vogliono pesare il melone e andare in cassa.

Terzo scenario: il melone. Questo rappresenta il tipico esempio di prodotto ortofrutticolo che potrebbe non essere imbustato ma semplicemente posto nel carrello della spesa, dopo essere stato pesato e aver ottenuto la sua bella etichetta adesiva da incollare sulla buccia. Gli addetti alla cassa non sono però sicuri che il trasporto del melone privo di incarto sia igienico, quindi rimanderanno il consumatore al reparto chiedendogli di mettere il frutto in un sacchetto o in una busta di carta o in un incarto qualsiasi, che dovrà essere validato dall’addetto al packaging. La fila ricomincia.

Quarto scenario. Il consumatore fa la spesa per una famiglia numerosa, quindi si presenta al reparto ortofrutta del supermercato con una cassetta in legno per frutta e verdura. L’addetto al packaging non sapendo se la norma consente di porre spinaci sfusi, zucchine e peperoni, meloni, mele e pere all’interno della cassetta in legno, che pure rappresenta materiale ecologico e alternativo e che è di sicuro nuova (il consumatore l’ha comprata apposta) ma non necessariamente monouso. Chiama così il responsabile di reparto, che coinvolge il direttore del supermercato, che a sua volta si rivolge al responsabile della catena per chiedere un parere legale. La questione viene rimessa al Consiglio di Stato. La fila si allunga.

Quinto scenario. Il consumatore si presenta nel reparto ortofrutta con una retina ecologica lavabile. Questa è indubbiamente pulita, ma l’addetto al packaging ha qualche dubbio perché emana profumo di bucato. Potrebbe essere stata lavata con un detersivo che lascia residui, non adatto al contatto con gli alimenti. Chiama il responsabile di reparto, che chiama il direttore del supermercato, che chiama il responsabile della Gdo, che chiede una consulenza scientifico-chimica. La fila comincia a rumoreggiare.

La fine di questa storia è quasi scontata. Tra qualche mese nessuno si ricorderà più dei sacchetti e si potrà solo riflettere sulle inutili chiacchiere generaste da un provvedimento necessario e utile, gestito nel peggiore dei modi possibili da parte di politici che non hanno avvertito i consumatori e da parte del Ministero della salute, che prima di diffondere circolari sulla materia farebbe bene a ripassare  qualche capitolo sul packaging alimentare.

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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18 Commenti

  1. Qualche consiglio spicciolo semiserio, ma non troppo:
    -Al Ministero della Salute di chiudere l’Ufficio Complicazioni cose Semplici, per evitare questi come altri annodamenti burocratici ed impositivi d’origine marziana.
    -Alle GDO e grandi strutture commerciali, di smettere di far finta di regalare panettoni e colombe ai clienti, ma omaggiarli almeno del sacchetto monouso biodegradabile, come saggiamente proposto da Coop.
    Non come regalia, ma solamente per compensare il servizio fai da te del cliente, che si serve da solo pesando il comprato, senza alcun servizio del venditore che risparmia personale.
    -Ai politici che approvano senza leggere e/o comprendere quello che approvano, perché prima o poi tutto torna con un caloroso invito a cambiar mestiere.

  2. Purtoppo l’Italia è stata sottoposta a marzianate da tempo immemore e non c’è verso che si usino sistemi “umani”!!!

  3. Buongiorno,
    quello che mi sembra ancora non preso in considerazione, a mio parere, è dimensione/quantità degli imballaggi in rapporto al contenuto. MI spiego. Sono single e necessariamente di ogni prodotto che acquisto le quantità sono molto ridotte per evitare che vadano a male; che io acquisti 1 frutto o più frutti ho sempre a disposizione lo stesso sacchetto biodegradabile. Perchè non prevedere dimensioni diverse dei sacchetti? In secondo luogo, a mio parere noi consumatori, con acquisti mirati, possiamo portare le aziende di produzione a rinunciare a certi tipi di vendite che impiegano ancora troppo gli imballaggi anche non biodegradabili. Perchè comprare la frutta già confezionata nelle vaschette quando possiamo comprarla sfusa con uso coi sacchetti bio? Ho rinunciato al comodo caffè fatto con le cialde e sono tornata a farlo con la Moka per questo motivo, non è un grosso sacrificio. Noi consumatori dobbiamo fare la nostra parte per affrontare seriamente questo problema dell’inquinamento. Non è un problema di soldi!!!! Siamo immersi nella plastica, le cui nanoparticelle ce le beviamo con l’acqua!! Una campagna di sensibilizzazione rivolta a chi fa la spesa, secondo l’ottica che ho appena esposto, o comunque una che influenzi le vendite nell’ ottica di minore uso degli imballaggi, potrebbe portare a risultati importanti.

    • Condivido le sue osservazioni e soprattutto l’invito a farci parte attiva come consumatori, per indirizzare le scelte dei produttori verso soluzioni maggiormente sostenibili.
      Aggiungo il rammarico per l’assenza atavica delle istituzioni ed il persistere dell’eccessivo vestire e guarnire di accessori inutili, da parte di produttori inconsapevoli dei danni ambientali che provocano.

  4. sandro cafaggi

    Faccio sommessamente notare che tutta la faccenda dei sacchetti da pagare è l’ ennesima presa in giro per il consumatore : quando andiamo a pesare la nostra frutta nel sacchetto ci rendiamo conto che stiamo già pagando la tara per merce ?
    Non credo proprio che le bilance abbiano la tara pre impostata di un sacchetto, quante volte dobbiamo pagare quel pezzetto di plastica?

    • Roberto La Pira

      Faccio sommessamente notare che tutta la faccenda dei sacchetti da pagare è l’ ennesima presa in giro per il consumatore : quando andiamo a pesare la nostra frutta nel sacchetto ci rendiamo conto che stiamo già pagando la tara per merce ?
      Non credo proprio che le bilance abbiano la tara pre impostata di un sacchetto, quante volte dobbiamo pagare quel pezzetto di plastica?

    • Roberto La Pira

      Le bilance di molti supermercati considerano la tara del sacchetto ad ogni pesata che scalano dal peso registrato

  5. sandro cafaggi

    Dott La pira :
    ho chiesto al supermercato dove mi servo abitualmente (piuttosto grande) e nessuno ha saputo darmi una risposta in merito, fanno fatica a capire il concetto
    Comunque se le bilance sono veramente pre tarate perchè i supermercati non si vantano della cosa e non la rendono pubblica ?
    come si dice a pensar male si fa peccato ma…
    saluti

  6. Il costo di 1 centesimo va bene ma i sacchetti sono piccoli e poco resistenti.
    Chi ha generato questa situazione non rispetta come sempre chi compra, i guanti sono ancora in materiale non biodegradabile.
    Visto che i politici fanno sempre le incompiute, ho smesso di comprare frutta e verdura nei supermercati, ad eccezione di alcuni dove regalano il sacchetto di carta.
    Risultati da gennaio hanno perso due o trecento euro per qualche sacchetto di plastica. Inoltra il sacchetto spesa è arrivato a 15 centesimi, faccio sempre i complimenti h chi non li acquista.
    Poi si lamentano che le persone comprano sempre di meno.
    Saluti

    • Roberto La Pira

      Sono d’accordo sulla questione dei guanti e sulla questione dei sacchetti piccoli . Si potevano trovare soluzioni diverse. A me risulta che il sacchetto in vendita alla cassa sia ancora 10 centesimi a Milano , magari altri lettori ci possono aggiornare

  7. sandro cafaggi

    Dott La Pira:
    premesso che il marketing si vanterebbe pure del sole che splende in cielo se lo ritenesse utile, tutta la cosa non mi quadra, un sacchetto pesa mediamente 3 grammi ( quindi per un costo al kg di circa 6 euro)
    Non so quale sia la precisione delle bilance da supermercato ma se lei mette un sacchetto vuoto appallottolato sulla bilancia il display resta sullo zero
    Che il programma sottragga in automatico 3 grammi ad ogni pesata mi sembra difficile da credere ..se così fosse stia sicuro che i super ce lo farebbero sapere

    • Roberto La Pira

      Ribadisco il concetto la vendita a peso netto è obbligatoria è un prerequisito. Dal peso della frutta viene sottratto automaticamente il peso del sacchetto in qualche modo dipende dal modello di bilancia. Dire come suggerisce lei che “in questo supermercato” si vende a peso netto è come dire che “in questo supermercato le bilance non frodano sul peso”.

  8. Qui in Repubblica Ceca i sacchetti di frutta e verdura sono sembre stati gratis.

  9. sandro cafaggi

    Dott La Pira
    non sono affatto convinto sulla storia dei sacchetti già pagati da tutti noi come tara x merce
    ieri ho “rubato” un sacchetto e l’ ho pesato a casa su bilancia con precisione 0,1 g
    lo stesso sacchetto l’ ho ripesato sulla bilancia del super da solo e il peso indicato è stato 6 g !
    Qualunque sia il soft che scaricherebbe il sacchetto dal peso mi hanno comunque fregato per almeno 3 grammi facendomelo pagare al prezzo delle banane.. o no ?