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La resistenza agli antibiotici in Europa resta alta: il rapporto congiunto di Efsa e Ecdc. Preoccupazione per la Salmonella multifarmacoresistente

Efsa ed Ecdc hanno pubblicato il rapporto sui batteri resistenti agli antibiotici in Europa nel 2015

Alcuni batteri presenti nell’uomo, negli animali e nei cibi continuano a presentare resistenza ad antibiotici di largo utilizzo. È questa la conclusione dell’ultimo rapporto congiunto Efsa ed Ecdc, basato sui dati raccolti dagli stati membri nel 2015. Il risultati evidenziano una grave minaccia per la salute pubblica e per quella degli animali che causa infezioni in grado di provocare circa 25 mila morti all’anno nell’Ue.

“La resistenza agli antimicrobici desta forte allarme poiché mette in pericolo la salute umana e animale. – spiega Vytenis Andriukaitis, commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare – Abbiamo messo in campo notevoli sforzi per arrestarne l’aumento, ma non basta. Dobbiamo essere più veloci, più forti e agire su parecchi fronti. Per questo motivo la prossima estate la Commissione lancerà un nuovo piano d’azione  per coordinare azioni future, con la finalità di ridurre la diffusione della resistenza”.

Il rapporto mostra che, in generale, la multifarmacoresistenza nei batteri di Salmonella è alta in tutta l’Ue, anche se  per gli  antibiotici di importanza primaria usati nella terapia di casi gravi di infezione, rimane bassa. La salmonellosi è seconda tra le malattie a trasmissione alimentare più comuni in Europa. Secondo  Mike Catchpole, direttore scientifico dell’ECDC  “Risulta particolarmente preoccupante che alcuni tipi di Salmonella comuni negli esseri umani, come la S. typhimurium monofasica, presentino un’elevatissima multifarmacoresistenza.”

Preoccupa la presenza di grandi numeri di Salmonella multifarmacoresistente

Per quanto riguarda, invece, la campilobatteriosi, la più comune infezione alimentari in Europa, oltre il 10% dei batteri Campylobacter individuati negli esseri umani sono resistenti a due antimicrobici di importanza primaria (fluorochinoloni e macrolidi), che vengono impiegati per curare infezioni gravi.

Invece, il batterio E. coli produttore di beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) è stato trovato in carni bovine e suine, maiali e vitelli. I batteri che producono questi enzimi sono resistenti agli antibiotici beta-lattamici, come derivati della penicillina e cefalosporine. La diffusione varia da bassa a molto alta a seconda dei Paesi.

Per la prima volta, poi, è stata documentata una resistenza ai carbapenemici nell’ambito del monitoraggio di animali e alimenti. I carbapenemi sono l’opzione terapeutica finale per pazienti con infezioni da batteri resistenti agli altri antibiotici disponibili. Livelli molto bassi di resistenza sono stati osservati nei batteri di E. coli rinvenuti in suini e carne suina.

Trovati casi di batteri resistenti alla colistina, antibiotico “ultima scelta”, negli animali da allevamento

È stata riscontrata, infine, anche la resistenza alla colistina, antibiotico “ultima scelta” per l’uomo in casi particolari, a livelli molto bassi in Salmonella ed E. coli presenti in suini e bovini. L’uso della colistina per controllare le infezioni negli animali, in particolare nei suini, è comunemente ammesso in alcuni Paesi.

Secondo il rapporto, i livelli di resistenza in Europa continuano a variare per regione geografica, con i Paesi dell’Europa settentrionale ed occidentale che hanno generalmente livelli inferiori a quelli dell’Europa meridionale e orientale. “Queste variazioni geografiche –  spiega Marta Hugas dell’Efsa – sono probabilmente riconducibili alle differenze d’uso degli antimicrobici nell’UE. Ad esempio i Paesi in cui sono state intraprese azioni per ridurre, sostituire e ripensare l’uso degli antimicrobici negli animali mostrano livelli più bassi di resistenza e una tendenza alla diminuzione”. Per questo Efsa ed Ecdc hanno messo online uno strumento interattivo che mostra, Paese per Paese, i dati sui livelli di resistenza di alcuni batteri rilevati in alimenti, animali e nell’uomo.

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