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Latte in polvere senza i contaminanti cancerogeni dell’olio di palma: ora c’è. Report riporta il problema al centro dell’attenzione

latte in polvere biberonLa presenza di olio di palma tra gli ingredienti del latte artificiale per neonati continua a far discutere. Questa volta a parlarne è la trasmissione di Rai3 Report, che nel corso della puntata del 16 aprile 2018 ha dedicato un servizio, trattando anche la questione del grasso tropicale e dei suoi contaminanti. Il palma, infatti, è presente nella maggior parte delle formule per lattanti perché è molto stabile e favorisce la conservazione del prodotto che dura anche due anni. Inoltre, è ricco di acido palmitico, come il latte materno, ma soprattutto è economico.

Come spiega nel servizio Antonello Paparella, microbiologo alimentare dell’Università di Teramo, i contaminanti che si trovano negli oli vegetali si formano in seguito alla raffinazione, il problema è che il processo che subisce l’olio di palma produce fino a dieci volte più sostanze indesiderate rispetto agli altri oli. Si tratta di composti potenzialmente pericolosi per la salute: stiamo parlando del 3-MCPD, un probabile cancerogeno tossico per i reni e i testicoli, e dei glicidil esteri (GE), genotossici e cancerogeni.

latte in polvere
L’olio di palma è ancora utilizzato come fonte di acido palmitico in alcune  marche di latte in polvere per neonati

Nel febbraio 2018 la Commissione europea ha pubblicato un Regolamento che stabilisce dei limiti alla presenza di GE nel latte per neonati, per cui a partire dal luglio 2019 questi contaminanti non potranno superare i 50 microgrammi per ogni chilogrammo di latte in polvere. Si tratta tuttavia di un limite insufficiente per rispettare la dose tollerabile stabilita dall’Efsa, soprattutto per un neonato alimentato solo con latte artificiale. La stessa Autorità per la sicurezza alimentare, nel gennaio 2018, ha rivisto al rialzo i limiti di 3-MCPD, che salgono così da 0,8 µg/kg di peso corporeo a 2,0 µg/kg. Nonostante ciò, l’Agenzia precisa che i lattanti alimentati con latte artificiale, possono sforare questo limite, con potenziali rischi per la salute.

Nonostante il problema dei contaminanti sia stato sollevato da tempo, i produttori continuano a utilizzare l’olio di palma, considerato un ingrediente ‘insostituibile’ per il contenuto importante di acido palmitico. Ma, come fa notare Paparella, il grasso tropicale può essere rimpiazzato con altri oli vegetali mantenendo gli standard nutritivi necessari al lattante (vedi la lista). Lo dimostra la presenza sul mercato da anni di latte senza olio di palma a marchio Coop, affiancato di recente da Nipiol e Plasmon. In genere il palma viene sostituito con olio di girasole, colza e cocco . Dal canto suo, AIIPA, l’associazione italiana delle industrie alimentari, dichiara che i produttori stanno facendo tutto il necessario per adeguarsi ai limiti di 3-MCPD e GE.

latte polvere crescendo coop
Il latte in polvere Coop da sempre non contiene olio di palma

Nel settembre 2016, dopo i primi allarmi lanciati da Altroconsumo sulla presenza dei contaminanti nel latte in polvere, Il Fatto Alimentare aveva lanciato una petizione che ha raccolto oltre 27 mila firme per chiedere alle aziende produttrici di latte in polvere di sostituire l’olio di palma con altri grassi meno problematici, sia dal punto di vista della salute che dell’ambiente. Il nostro appello come pure la denuncia di Altroconsumo hanno sortito l’effetto sperato, visto che alcune case produttrici avevano annunciato l’intenzione di cambiare formula, anche se non nel breve periodo. A distanza di due anni un cambiamento c’è stato, anche se ancora mancano due grandi produttori: Nestlé e Danone.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. buongiorno, ringrazio per l’articolo, colgo l’occcasione per chiedere questo: l’olio di colza destinato all’alimentare è un olio controllato per quel che riguarda il contenuto di acido erucico, a seguito di selezioni botaniche che hanno consentito una colza con ridotte dosi di erucicio e se non ricordo male ad alto contenuto di oleico. Però io non riesco a desumere dall’etichetta che colza sia stata usata, cioè mi posso fidare che sia uno zero-erucico? ed è proprio zero zero? perche per lo stesso motivo dei contaminanti anche minime dosi di erucico potrebbero esser di danno al lattante (e non solo). Ho provato a scrivere a qualche industria alimentare relativamente al tenore di erucico dei loro prodotti ma non ho avuto risposta. alla fine quando leggo colza tra gli ingredienti, sebbene sappia che negli altri paesi l’olio di colza è raccomandato per la salute (ma non hanno l’olio di oliva!), io non compro niente. Sto sbagliando?

  2. Il problema non è l’eliminazione dell’olio di palma dai succedanei del latte materno, ma, come dall’articolo, la limitazione dei 3-MCPD e GE. Quindi al pari di quanto successo per l’acido erucico nell’olio di colza, penso non si debba continuare in modo talebano la guerra all’uso dell’olio di palma, che ha indiscutibili vantaggi, ma ci si debbaa concentrare sulla determinazione quantitativa delle sostanze indesiderate nei latti per l’infanzia, senza preconcetti.