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Prosecco con pesticidi, l’ira di Coldiretti per il test del Salvagente sui residui. Ma per lo stesso motivo attaccava il grano canadese…

cena home restaurant cibo proseccoProsecco e pesticidi vanno a braccetto. Almeno questo è ciò che appare dai risultati del test pubblicati sull’ultimo numero della rivista Il Salvagente, che ha portato in laboratorio 12 bottiglie di prosecco. Le analisi hanno riscontrato la presenza di residui di almeno un pesticida in ogni bottiglia, con un picco di ben 7 sostanze in uno dei prodotti testati, ma sempre con valori al di sotto i limiti di legge.

La reazione a questi risultati non si è fatta attendere, ed è molto dura. Walter Feltrini, presidente di Coldiretti Treviso, arriva addirittura a minacciare un’azione legale per diffamazione nei confronti della rivista, rea di denigrare ingiustamente il Prosecco, visto che i residui presenti nelle bottiglie testate sono risultati sempre al di sotto dei limiti di sicurezza per la salute umana. Insomma, per Coldiretti si tratterebbe di un caso di fake news.

prosciutto scandalo
Sullo scandalo dei prosciutti Coldiretti non ha detto nulla

Eppure, quando in passato sono stati individuati residui di pesticidi o altre sostanze in prodotti di origine estera  in quantità migliaia di volte inferiore ai limiti, come nel caso del grano canadese, Coldiretti ha sempre fatto campagne molto  incisive contro questi prodotti per difendere il made in Italy e la salute degli italiani. La rivista respinge le accuse  di Coldiretti e rilancia ponendo una domanda al presidente Feltrin : Perché la sua associazione ha urlato in questi anni contro il glifosato contenuto nel grano canadese (sempre sotto i limiti di legge) e oggi invece assolve senza il minimo dubbio sette pesticidi in una singola bottiglia di prosecco? Quale delle due è una fake news?

La lobby di Coldiretti è abituata a costruire campagne contro i prodotti alimentari importati (grano, latte, cosce di maiale..),  e dimentica regolarmente di focalizzare l’attenzione su problemi italiani seri come lo scandalo dei finti prosciutti di Parma e di San Daniele che abbiamo denunciato, oppure la questione delle micotossine riscontrate su lotti di formaggio grana nazionale dal Ministero della salute e altri episodi.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

  1. Bravi, ben detto!
    Due pesi e due misure: ipercritici con i prodotti esteri, anche in assenza di validi motivi; muti e assenti nel condannare scandali o problemi ben peggiori riguardanti i produttori e i prodotti italiani da loro protetti.
    Alla faccia della trasparenza e della serietà.

  2. Franco Zecchinato

    L’attuale Coldiretti e la sua struttura “militarizzata”, ad occupare ogni spazio disponibile in termini di comunicazione su agricoltura e ambiente, è uno dei grandi limiti per lo sviluppo sostenibile del mondo rurale e della Società italiana in generale!

  3. Condivido in pieno le difficoltà espresse del mondo rurale eco sostenibile, che oltre alle problematiche e difficoltà produttive, sconta anche la mancata informazione e spesso la controinformazione che riesce a danneggiare anche quel poco in termini quantitativi che si riesce ad offrire al mercato, sfruttando terreni scomodi e coltivazioni non di massa estensiva.
    Grazie a pionieri come Carlo Petrini, Girolomoni/Alce Nero e pochi altri, uno spazio informativo e produttivo sta avanzando molto lentamente; certo che associazioni come Coldiretti, Eataly ed altre dell’agroalimentare convenzionale anche di qualità, usano e sfruttano una comunicazione che purtroppo il mondo rurale ecologico non ha e non può permettersi.
    Oltre la passione e l’etica personale, penso occorra competere in termini di qualità, che per fortuna emerge sempre in ogni opera umana.

    • michele blandino

      Ezio,sono d’accordo sul tuo argomentato commento,meno su Alce nero.

      Da noi si dice: il migliore ha la rognetta.

    • Per uscire dall’isolamento servono esempi di comunicazione efficace, mentre per mantenere alti livelli qualitativi servono produttori motivati e giustamente remunerati.
      Praticamente la quadratura del cerchio, in cui il fattore collaborazione è l’attrezzo indispensabile che fa la differenza.
      Quelli che ho citato sono campioni in collaborazione di successo, poi sul resto ognuno ci mette quello che vuole e sa fare.

  4. michele blandino

    Aggiungo: solo sette su dieci per dire che sono sotto il limite di legge?

    Attendiamo una risposta dall’EFSA, in fatto di residui totali in una bevanda o prodotto solido.

    Affermo: il totale di sette principi attivi formano una mole di fitofarmaco complesso che non siamo,oggi,in

    grado di valutarne i danni da essi causabili. Si aggiungano i ” graditissimi solfiti” e ….cin cin!

  5. Non Capisco perchè se la prendano, innanzitutto è scritto sotto i limiti di legge. Poi lo sappiamo bene che vengono usati pesticidi sui vigneti, ma non solo del Prosecco…. ricordiamo poi che i vigneti del Prosecco stanno diventando un problema per i residenti, in quanto ormai “monocoltura” e qualcuno già lamenta problemi di salute!! a causa delle possenti “irrorazioni”……………

  6. Ma come potete pensare di essere imparziali, se siete sommersi di pubblicità a favore di prodotti alimentari?

    • Valeria Nardi

      Questa rivista si basa sulla pubblicità (così come i quotidiani, le riviste e la tv), ma lo fa dopo aver fatto firmare un contratto agli inserzionisti per cui non possono intervenire nella linea editoriale e devono rispettare la libertà e la professionalità della redazione.
      Se lei ha qualche suggerimento in merito saremmo felici li condividesse con noi. Purtroppo al momento non ci sono alternative agli inserzionisti. Il servizio ai lettori è gratuito, dovremmo prevedere un abbonamento? Sovvenzioni dallo Stato non ci sono. Le donazioni dai privati, anche se molto apprezzate non sono sufficienti.
      Spero di aver chiarito al meglio la spinosa questione inserzionisti-banner, e non averla annoiata troppo.

  7. Certo, si può far firmare una sorta di liberatoria. Però l’inserzionista ‘colpito’ da un articolo critico o sfavorevole può sempre recedere dal contratto e privare la rivista di una fonte economica.