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Pane e prodotti integrali preparati con farine raffinate e crusca. Ma è la legge che lo consente. Il commento dell’avvocato Dario Dongo

healthy whole grain bread with carrot and seeds
La maggioranza dei prodotti definiti “integrali” in realtà usa farina raffinata con aggiunta di crusca

Buongiorno,
Nella puntata del 14 novembre 2016 del programma “Indovina chi viene a cena” in onda su Raitre viene spiegato il processo di produzione del pane ed in particolare anche della farina. Sono rimasto completamente ‘spiazzato’ nel vedere che la maggioranza dei prodotti sulla cui etichetta è indicato siano integrali, in realtà non lo sono e che tale informazione ‘errata’ non vìola alcuna legge. Sarebbe possibile avere da voi, così come puntualmente fate, un elenco di prodotti da forno, reperibili nei supermercati, che siano prodotti utilizzando al 100% farine integrali?
Luigi

Il Fatto Alimentare ha trattato più volte la questione delle farine integrali (1). Purtroppo ad oggi non esiste una lista di prodotti da forno realizzati con vera farina integrale e non farina raffinata con aggiunta di crusca: tale elenco sarebbe molto complesso da realizzare.

Organic wholemeal spaghetti
La legge italiana consente questa definizione “ingannevole” dei prodotti integrali

Come rilevato dal lettore, la legge consente di definire “integrale” prodotti realizzati con sfarinati raffinati e crusca aggiunta. Ecco un commento dell’avvocato Dario Dongo, esperto in diritto alimentare, che spiega perché è possibile.

Integrale è meglio. Incoraggiati dalle raccomandazioni di nutrizionisti e istituzioni sanitarie, sono sempre più numerosi i consumatori che scelgono i prodotti da forno nella versione integrale (2). Biscotti, merendine, cracker, grissini, convenzionali o biologici. Peccato che non sempre i prodotti definiti “integrali” lo siano davvero. Sotto la stessa denominazione sono infatti proposti sia quelli realizzati con sole farine integrali, sia quelli composti di farine raffinate e aggiunta di crusca e cruschello.

Fatto l’inganno, trovato il rimedio. Chi intende consumare il vero integrale può scegliere senza errore verificando la lista degli ingredienti. Laddove non sia precisato “farina di grano tenero integrale” o “farina di frumento integrale” si è in presenza di un farinaceo raffinato, seguito dall’aggiunta di crusca o cruschello.A rendere possibile questa “ambiguita” è una circolare del ministero delle Attività produttive (n. 168/2003), secondo la quale non ha alcuna rilevanza ai fini dell’informazione al consumatore precisare se una farina impiegata come ingrediente sia integrale o ricostituita. La conseguenza di questa previsione è che in commercio troviamo prodotti da forno “integrali” con un contenuto di fibra estremamente variabile: dal 2,5% dei preparati con farine raffinate e aggiunta di crusca, all’11% dei prodotti “veri integrali”.

Integral breakfast burro pane
I “falsi” integrali non sono nocivi, ma non hanno le stesse proprietà di quelli genuini

I “falsi integrali” non sono nocivi, sia chiaro, ma è bene ricordare che soltanto le farine integrali conservano intatte le preziose proprietà nutrizionali del cereale: il germe di grano e l’elevato contenuto di fibra, utile per migliorare la funzionalità intestinale, aumentare la sensazione di sazietà (con effetti sul controllo del peso) e persino prevenire patologie, quali quelle coronariche, le malattie infiammatorie e il tumore dell’intestino e il diabete di tipo 2, come ha recentemente documentato uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine (2015;175(3):373-384).

Rimane infine da chiedersi se, con l’entrata in vigore del regolamento (UE) 1169/11, il citato “inganno da circolare” sia ancora ammissibile. Decisamente no, secondo chi scrive. Ma in assenza di un regime sanzionatorio specifico, l’unica possibile tutela rimane affidata all’arbitrio dell’Antitrust.

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Note:

(1) Vedi articoli: “Biscotti Buongrano Mulino Bianco: la farina è integrale oppure è bianca ma con un pizzico di crusca? La risposta di Dario Dongo” e “Tramezzino integrale vegano con farina raffinata e crusca aggiunta: è corretta l’etichetta? Risponde l’avvocato Dario Dongo

(2) Il 60% dei consumatori di età compresa tra 18 e 35 anni consuma alimenti integrali, secondo una ricerca Doxa di giugno 2015.

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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11 Commenti

  1. bisogna che la Legge intervenga a correggere questo pasticcio, perché così il consumatore viene falsamente rassicurato da immagini e descrizioni che non corrispondono alle proprie aspettative!

  2. Sono amaramente stupito che il legislatore si ponga questo problema: “ha rilevanza ai fini dell’informazione al consumatore precisare se una farina impiegata come ingrediente sia integrale o ricostituita?” Il legislatore deve porsi solo il problema di dare al consumatore l’informazione più completa possibile (compresa l’origine, il metodo di coltivazione o di allevamento, l’utilizzo di antibiotici ecc . Sta poi al consumatore dare il peso che ritiene giusto alle informazioni che riceve.

  3. Ritengo che non si stia facendo una sincera informazione quando si antepongono al discorso sulla materia reale i dogmi dell’ “integralismo alimentare”.
    Ritenendo sacrosanto il diritto ad una informazione più dettagliata al consumatore, considero questa battaglia sul vero/falso integrale poco consistente nei numeri e con eccessive esaltazioni/denigrazioni.

    La farina integrale “vera” non è il germe di grano tal quale, ne tanto meno l’olio di germe di grano. Per cui i suoi nutrienti vanno ridimensionati a quanto il germe ne apporta in peso alla farina.
    Il germe costituisce il 2-4% della cariosside, (il cruschello aggiunto alle farine già ne contiene una parte), si tratta comunque nell’ambito di una dieta varia ed equilibrata (va ribadito ogni volta) di un apporto molto modesto di nutrienti. I tanto millantati acidi grassi essenziali del germe apportati dalla farina “vera” integrale impallidiscono di fronte ad un cucchiaino di olio di lino, tanto per fare un paragone quantitativo.

    Ha poco di divulgazione imparziale dichiarare che la variabilità del contenuto in fibra vada dal 2,5% dei preparati con farina ricostituita all’11% della vera integrale.
    2,5% di fibra la contiene una comune farina tipo 0, la % di ricostituzione è a discrezione appunto di chi la ricostituisce; il consumatore può scegliere il prodotto con la % di fibra che più lo aggrada.

    Il contenuto totale di fibra non centra con il fatto che sia ricostituita o meno.
    Ha senso parlare di fibra riferendosi nel complesso di una dieta varia che comprenda legumi, verdure, frutta e quindi nel suo apporto totale (ok 30 g/die), ricordandosi che oltre ai benefici si introducono anche anti-nutrienti che limitano l’assorbimento di minerali, per cui va equilibrato il tutto.

    • La verità, ancora una volta, sta nel fatto che il parlare chiaro è una condizione ancora molto difficile da accettare nella nostra italietta e, oggi troppo condizionata dall’essere “Europei” , se qualcuno cerca di farlo, c’è sempre il saccente di turno che gli dice che le cose non stanno così.
      Intanto le industrie alimentari ci propinano imbrogli di ogni genere, infinocchiati dalla solita pubblicità ingannevole ed illusoria.

    • Guardi Agata che complicare una cosa semplice semplice come questa non le rende merito, neanche per lo sfoggio di percentuali relative citate.
      Una cosa è un prodotto realizzato con farina integrale completa, altra cosa è farlo con farine ricostituite.
      Scrivere in etichetta la verità è la cosa più semplice, interessante e meritoria che possa fare un produttore.

  4. Ma non serve una legge, signori miei. Una circolare è una attività ministeriale. che può essere ritirata dall’oggi al domani.
    Comunque ottimo consiglio ,cercare negli ingredienti “farina di grano tenero integrale” o “farina di frumento integrale”

  5. Grazie a “il fatto alimentare” ed all’Avv. Dongo così come a Report e a tutti gli strumenti di comunicazione che ci aiutano a comprendere meglio ciò che mangiamo e consumiamo. Francamente in questo mare magnum di pseudo e/o parziale informazione ‘chiara’ che l’industria alimentare quotidianamente ci propone sugli scaffali dei negozi e supermercati sarebbe difficile orientarsi. Nuovamente, grazie.

  6. fabrizio_caiofabricius

    L’informazione corretta suffragata da dati scientifici certi a fini divulgativi è bene prezioso per tutte le società evolute e consapevoli. Mi associo anch’io quindi ai ringraziamenti al FATTO ALIMENTARE, testata giornalistica che centra in pieno gli obiettivi citati .
    Peccato che sia una autorevole ma piccola voce FUORI DAL CORO costituito essenzialmente da colossi del giornalismo scandalistico un tanto al kilo assecondatore della tragica deriva sociopolitica di questi ultimi anni straripante di forcaiolismo antikasta a meri fini di audience e relativi spot miliardari incurante di demonizzare il lavoro onesto serio e appassionato di milioni di agricoltori (latte, bio, vino solo per citare i più famosi, quindi “RICCHI” (ma de che…) e quindi da PUNIRE)

    E CHE IO NON RINGRAZIO e anzi sono amareggiato nel pensare che parte delle tasse e del canone TV possano essere scialati per foraggiare profumatamente ignorantissime, saccenti, cattive e presuntose STAR TV che oltretutto si atteggiano a paladine del consumatore che invece contribuiscono a rendere più frastornato e alla fine togliergli la sana e costruttiva voglia di “conoscere” ( perchè tanto “se tutto è M., allora niente è M….SignoraMia)

  7. L unica farina che si avvicina maggiormente al concetto di integrale,per un normale consumatore è quella macinata a pietra a patto che non venga setacciata tutta la crusca.
    Per gli addetti ai lavori invece bisogna sempre tenere conto poi dei processi produttivi e della shelf life dei prodotti che si vanno a mettere in commercio.

  8. Ritengo che si stiano commettendo grossolani errori interpretativi. La circolare ministeriale (ricordiamoci che è pur sempre una circolare e non una legge) è relativa ai prodotti da forno che sono cosa ben diversa dal pane che è disciplinato da una legge specifica e che a norma dell’art. 14, comma 1, della legge 4 luglio 1967 n. 580 recante: “disciplina per la lavorazione e commercio dei cereali, degli sfarinati, del pane e delle paste alimentari”, è denominato “pane” il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, acqua e lievito, con o senza aggiunta di sale comune (cloruro di sodio) e che ai sensi dell’art. 17 è previsto che “il pane prodotto prodotto con farina integrale è denominato pane di tipo integrale”, non consentendo, di fatto nè l’aggiunta di altri sfarinati di grano (come spesso accade di verificare) nè tantomeno l’aggiunta di crusca o altro.

  9. sarebbe interessante “sponsorizzare” una nuova campagna simile a quella dell’olio di palma …… ma al contrario…..
    anzichè premiare con l’acquisto la specifica “non contiene…olio di….” ………. una nuova specifica :
    “100% farina integrale” , “farina di grano tenero integrale” o “farina di frumento integrale”

    bene a sapersi …….e molto importante …… conoscenza da DIFFONDERE