Home / Pianeta / Olio di palma: KFC, Pizza Hut e Taco Bell lo elimineranno a partire dal 2017. In Australia la prima App per individuare l’ingrediente e la sostenibilità

Olio di palma: KFC, Pizza Hut e Taco Bell lo elimineranno a partire dal 2017. In Australia la prima App per individuare l’ingrediente e la sostenibilità

olio di palma
Dal 2017 i fast food statunitensi toglieranno dove possibile l’olio di palma usato per la cottura

Yum!, il colosso statunitense del fast food, che possiede i marchi KFC, Pizza Hut e Taco Bell, con oltre 41.000 ristoranti in 125 Paesi, ha annunciato che dal 2017 eliminerà l’olio di palma per la cottura dei suoi cibi. Nel caso ci siano mercati che incontrino difficoltà a rispettare la scadenza, entro la fine del 2017 tutto l’olio di palma utilizzato dovrà essere prodotto in modo responsabile e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che dei diritti umani, con preferenza per l’olio di palma certificato RSPO.

 

Intanto in Australia è stata lanciata la prima applicazione telefonica per individuare i prodotti che contengono olio di palma e quanto l’approvvigionamento sia rispettoso dal punto di vista ambientale. L’iniziativa è della Palm Oil Investigations e nasce dal fatto che in Australia e in Nuova Zelanda solo tre oli vegetali devono essere indicati esplicitamente in etichetta, perché potenzialmente allergenici: olio di arachidi, di sesamo e di soia. Tutti gli altri vanno sotto l’indicazione generica di “olio vegetale”.

 

olio di palma
In Australia un’app permette di discriminare gli alimenti in base alla presenza del palma

L’app classifica ogni prodotto secondo cinque categorie: senza olio di palma, con olio di palma e politica attiva contro la deforestazione, olio di palma certificato RSPO, olio di palma in parte certificato e in parte no, olio di palma senza alcuna certificazione riguardante l’ambiente e i diritti umani.

Nel caso che il prodotto rientri nelle ultime due categorie, l’app fornisce automaticamente l’indicazione di prodotti alternativi analoghi e il consumatore può mandare una email al produttore, sollecitandolo a cambiare politica, per entrare in una delle prime tre categorie. Sugli scaffali dei supermercati australiani e neozelandesi circa il 40% dei prodotti contiene olio di palma e l’app della Palm Oil Investigations ne ha catalogati sinora oltre 110.000, che possono essere scansionati.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

sostieniProva2

Le donazioni si possono fare:

* Con Carta di credito (attraverso PayPal): clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264

 indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

water bottle with the text life without plastic

Acqua minerale: 10 cose da fare per dire stop alle bottiglie di plastica. Siamo i più grandi bevitori al mondo con 224 litri e 145 euro a famiglia

L’Europarlamento ha approvato in via definitiva la direttiva che vieta dal 2021 alcuni articoli in …

6 Commenti

  1. Nella mia città esiste un deposito enorme per lo stoccaggio dell’olio di palma. Meglio non usarlo visto che molti lo impiegano per autotrazione (Bus Camion).

    • Sarebbe olio di palma ESAUSTO, definito Biodiesel, ci sono prototipi di motori ad olio di girasole e aria compressa, non utilizziamo più nemmeno l’aria e il girasole per questo? I diversi utilizzi industriali non implicano che qualcosa sia nocivo, forse è bene sottolineare che, se qualcosa sia scentificamente provato come nocivo, questo sarà eliminato prima dall’UE e poi da ogni paese.

  2. Lo eliminano per sostituirlo con che cosa ?
    Non è che poi il rimedio è peggiore del male, ma i consumatori boccaloni letta l’etichetta SENZA OLIO DI PALMA (che diventerà a breve un must del marketing) NON ingurgiteranno di peggio ?
    Ovvero accetteranno di pagare un alimento ben più caro del suo equivalente “palmato” senza quantificare il reale beneficio ?

    • Roberto La Pira

      Il prezzo dei sostituti non dovrebbe influenzare il prezzo

    • Ma dovrebbe influenzarlo in marketing 🙂
      Quanti consumatori sarebbero più che ben disposti a pagare i biscotti “olio di palma free” un po’ (o tanto) più cari solo per l’etichetta sulla scatola
      ? Pensa solo a una linea “pediatrica” che boicottasse sotto questo aspetto gli “orridi Plasmon” 😉 Li vogliamo far pagare almeno il doppio per tutelare la salute dei bimbi ?

  3. Chiacchiere inutili: io ho eliminato dalla mia dispensa tutto ciò che contiene olio di palma.
    Primo risultato positivo: eliminata la Nutella, ho fatto la crema di nocciole in casa che è molto più buona e salutare e ne ho drasticamente ridotto il consumo.
    Aggiungo che anche i gelati ne contengono in quantità, saranno anche loro le prossime vittime a favore della dieta dei miei figli.
    Cono cosa lo sostituiranno? Problemi loro, se non sono grassi vegetali un pò meno dannosi, resteranno sugli scaffali.
    Il consumatore sta aprendo gli occhi.
    Da oltre un mese abbiamo anche bandito tutto ciò che contenga E qualcosa o contenga solfiti e similia.