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Piatti sempre troppo abbondanti e porzioni sempre più grandi, fino al 50% in più. Ridurre questa tendenza può invertire l’epidemia di sovrappeso e obesità

Fonte: British Heart Foundation
Porzioni eccessive sia a casa sia al ristorante Fonte: British Heart Foundation

La lotta all’obesità dipende dal miglioramento dei profili nutrizionali degli alimenti e dalla dimensione delle portate. È questo il messaggio che emerge da una revisione di 61 pubblicazioni scientifiche – quasi settemila le persone coinvolte – condotta da un gruppo di ricercatori dell’università di Cambridge e pubblicata sulla Cochrane Library. Gli scienziati hanno dimostrato che la riduzione delle porzioni – in casa, nei prodotti in vendita al supermercato e dei pasti nei ristoranti – può contribuire a ridurre sovrappeso e obesità.

«Rimpicciolendo le portate, tanto negli uomini quanto nelle donne, si potrebbe arrivare a un “taglio” quotidiano di quasi 300 chilocalorie», hanno messo nero su bianco i ricercatori. Ovvero: una riduzione dell’apporto energetico compresa tra quattromila e 6500 chilocalorie al mese, che in peso si traducono in un calo di 0,5-1 chilo. Un risultato interessante anche per le nostre latitudini, dove il 42% degli adulti è in sovrappeso e i bambini sparsi lungo la Penisola sono i più grassi d’Europa. Tutto ciò comp0rta un incremento dei  rischi di tipo cardiovascolare e delle probabilità  di insorgenza del diabete.

Fonte: British Heart Foundation
La quantità di patatine è aumentata del 50% Fonte: British Heart Foundation

Dalla ricerca è emersa una relazione tra le quantità di cibo e bevande che arrivano a tavola  e l’incremento  dei consumi. Non solo. L’indagine ha evidenziato l’influenza negativa di una tavola ben apparecchiata, con più posate e bicchieri, rispetto a modelli più spartani.  Secondo Gareth Hollands, ricercatore del dipartimento di sanità pubblica e cure primarie dell’ateneo britannico e tra gli autori dello studio, «la ricerca accende una luce sull’importanza dei fattori ambientali e di comportamento nel consumo di cibo. Queste informazioni aiuteranno le persone a evitare di presentare porzioni troppo abbondanti a tavola e ad assumere porzioni più contenute di cibo e bevande al ristorante e a casa». Il messaggio è rivolto ai consumatori, ai governi (chiamati a controllare le produzioni industriali) e ai ristoratori (che spesso servono porzioni “over size”).

muffin a confronto
Piccolo, medio o grande? Sempre più enormi le porzioni nei fast food. (Fonte: British Heart Foundation)

Un altro dato evidenziato è il costante  incremento delle porzioni dei prodotti industriali rispetto al passato. Per  dimostrare questa tesi i ricercatori hanno citato un rapporto diffuso lo scorso anno dalla British Heart Foundation,  confrontando il peso di alcuni prodotti venduti da quattro grandi catene di supermercati  inglesi – Sainsbury’s, Tesco, Asda e Morrisons – nel 1993 (anno a cui fanno riferimento le ultime rilevazioni governative) e nel 2013 (con indagini condotte direttamente nei punti vendita). Le foto parlano chiaro. Tutti i 12 prodotti presi in esame presentano porzioni decisamente più abbondanti rispetto a vent’anni fa. Nel caso dei muffin  il peso e l’apporto energetico (da 280 a 475 chilocalorie)  sono quasi raddoppiati (da 85 a 130 grammi). La stessa cosa vale per i bagel, dolci d’origine ebraica consumati a colazione: da 70 a 86 grammi. Anche le dimensioni di una torta di pollo (piatto unico inglese) risultano incrementate del  40%, infine è anche aumentato del 50%  il contenuto di un sacchetto di patatine. Ecco anche perché i bambini oggi sono più grassi che in passato.

Twitter @fabioditodaro

 

 

 

 

 

  Fabio Di Todaro

Fabio Di Todaro
Giornalista free lance. Twitter: @fabioditodaro

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4 Commenti

  1. Giuste considerazioni. In ambito domestico. Ma starei attento agli aspetti commerciali. Le “mini porzioni” offerta da ristoranti o industria a “prezzo pieno” sono di fatto un aumento spropositato dei prezzi.
    Guardate ai distributori automatici: un sacchettino di patatine da 60 g costa anche un euro. Stesso dicasi per “mini porzioni” di salatini, cracker o spuntini vari. Che, al kg, costano il doppio, triplo, quadruplo del prezzo base. Magari non si ingrassa, di certo dimagrisce il portafogli.
    Idem dicasi per i ristoranti (e tanto sono più cari quanto più piccole sono le porzioni). Certo, in uno stellato si va per gustare il cibo, non per banalmente “mangiare”. Forse.

  2. Confermo quanto scritto dal signor Maurizio….aggiungerei anche un appunto sulla salatura dei cibi che ultimamente mi pare stia sfuggendo ai ristoratori, in barba alle normative già vigenti. Il motivo è fin troppo chiaro: far spendere di più ai clienti, dato che le bevande fanno guadagnare parecchio!

  3. Più qualità meno quantità allo stesso prezzo, penso sia la soluzione a diversi problemi compresa la sostenibilità ambientale ed economica, dopo la salute di noi tutti a partire dai bambini.