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Nanoparticelle non dichiarate in etichetta, l’associazione francese Que Choisir denuncia nove aziende

L’associazione dei consumatori francese Que Choisir ha denunciato nove produttori di alimenti e cosmetici per aver nascosto ai consumatori la presenza di nanoparticelle nei loro prodotti, non indicandola in etichetta o sulla confezione, come invece prescrive la normativa europea. L’associazione ha analizzato sette prodotti alimentari e nove cosmetici, per verificare l’eventuale presenza di nanoparticelle di biossido di titanio e di silicio, ossido di ferro e di zinco, e di nerofumo. In tutti i prodotti è stata rilevata la presenza di nanoparticelle che, però, nella stragrande maggioranza dei casi è stata passata sotto silenzio, in totale violazione delle normative. Infatti, la presenza di nanoparticelle è segnalata sulla confezione di soli tre prodotti su sedici.

Nel campo alimentare, vista la significativa percentuale di nanoparticelle nel biossido di titanio (E171) o di silicio (E551) rilevate nei loro prodotti e non riportate sulle confezioni, Que Choisir ha denunciato Mars, Casino, McCormick e JDE. Il biossido di titanio (E171) è un colorante molto usato per conferire opacità e colore bianco agli alimenti e anche nei dentifrici, mentre il biossido di silicio (E551) è utilizzato come antiagglomerante. Le analisi di Que Choisir hanno rilevato che il biossido di silicio è costituito al 100% di nanoparticelle nella zuppa liofilizzata di Casino, nel preparato per il cappuccino istantaneo di JDE e nelle erbe aromatiche di McCormick. Nei confetti colorati alle arachidi M&M’s di Mars, il 35% del biossido di titanio è costituito da nanoparticelle.

Anche il governo francese ha condotto delle proprie analisi e il 16 gennaio la Direzione generale per la repressione delle frodi del ministero dell’Economia ha presentato i risultati, da cui emerge che l’87% dei 40 cosmetici analizzati e il 39% dei 74 prodotti alimentari analizzati (dolciumi, decorazioni per dolci, spezie e altro), contengono nanoparticelle ma solo in un caso l’etichetta indica la presenza di tutti i nanomateriali identificati. La Direzione anti-frodi ha dichiarato che proseguirà i controlli, adottando le misure appropriate, anche di carattere penale, a fronte delle inadempienze riscontrate. I risultati delle analisi saranno comunicati alla Commissione Ue, affinché siano avviati controlli a livello europeo, in modo coordinato. L’associazione Que Choisir ha chiesto al governo di pubblicare l’elenco dei prodotti alimentari e cosmetici che tacciono la presenza di nanoparticelle.

L’attenzione francese ai possibili rischi sanitari e ambientali delle nanoparticelle nasce da uno studio condotto su animali dall’Istituto nazionale francese per la ricerca agronomica (Inra), pubblicato nel gennaio 2017 dalla rivista Scientific Reports, secondo cui l’esposizione cronica al biossido di titanio, tramite la sua ingestione, “provoca stadi precoci di cancerogenesi”. Lo studio aveva riscontrato lesioni precancerose al colon nel 40% degli animali coinvolti nel test dopo cento giorni. Tuttavia, aveva affermato l’Inra, allo stato attuale i risultati dello studio non sono direttamente applicabili all’uomo.

nanoparticelle
Nanoparticelle biossido di silicio

Nel successivo mese di aprile, l’Agenzia francese per la sicurezza sanitaria dell’alimentazione (Anses) aveva pubblicato il proprio parere sulla sicurezza dell’E171, affermando che “è necessario condurre, secondo modalità e un calendario da definire, gli studi necessari per una perfetta caratterizzazione dei potenziali effetti sanitari legati all’ingestione”. Il parere dell’Anses era stato richiesto dai ministri dell’economia, della salute e dell’agricoltura del governo francese, dopo lo studio dell’Inra.

Cinque mesi dopo, in settembre, il mensile 60 millions de consommateur ha pubblicato i risultati dei test condotti su diciotto dolciumi particolarmente popolari tra i bambini, che in etichetta indicavano correttamente la presenza del colorante E171, cioè del biossido di titanio: tutti i prodotti contenevano il colorante sotto forma di nanoparticelle e che ciò avrebbe dovuto essere indicato in etichetta con la dicitura “nano”, cosa che nessun produttore ha fatto.

In seguito a questi test, il governo francese ha sollecitato l’Anses affinché completasse a breve termine il lavoro di raccolta di tutti i dati disponibili sul biossido di titanio negli alimenti, come si era impegnata a fare, in modo che si possa portare a livello europeo un dossier che consenta una rivalutazione di questa sostanza da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa).

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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2 Commenti

  1. Ho paura che in tema di nanoparticelle aggiunte, oppure formatesi durante il processo produttivo negli alimenti, il leone sia già scappato dalla gabbia ed i ritardi delle agenzie per la sicurezza alimentare siano difficilmente recuperabili.