Home / Nutrizione / McDonald’s mette i tablet sui tavoli. “Un servizio aggiuntivo”: dice l’azienda, un problema per i più piccoli secondo Margherita Caroli

McDonald’s mette i tablet sui tavoli. “Un servizio aggiuntivo”: dice l’azienda, un problema per i più piccoli secondo Margherita Caroli

tablet mcdonald 2018Al Centro Sarca, un vasto centro commerciale al confine tra Milano e Sesto San Giovanni, c’è un McDonald’s che dispone di diversi tablet ancorati ai tavoli. Sprezzanti del consiglio dei nutrizionisti che dice di non mangiare di fronte alla televisione accesa, la famosa catena decide addirittura di inchiodare uno schermo al tavolo, su cui si può giocare o navigare in rete.

Abbiamo chiesto all’azienda se l’utilizzo di questi strumenti si pone qualche obbiettivo strategico, come ad esempio distrarre i bambini mentre mangiano, intrattenere i clienti solitari, aumentare la permanenza nel locale… “L’intento – precisa la direzione –  è semplicemente quello di offrire un servizio aggiuntivo alle persone che decidono di frequentare il McDonald’s, che possono inoltre usufruire dell’accesso wi-fi gratuito e, in molti ristoranti, anche dei quotidiani.

In Italia attualmente i nostri fast-food sono circa 570, di cui  200 sono provvisti di tablet, anche se l’azienda intende gradualmente estendere la dotazione a tutta la rete. Questa nuova tecnologia, visto che può essere utilizzata per differenti motivi (giochi, navigazione…), “fa sì che si rivolga a tutti i nostri clienti”, continua il portavoce del fast food. Eppure i più attratti sono i bambini che con lo schermo vengono intrattenuti prima, durante e dopo il pasto.

Peccato che non ci sia nessun bisogno di “intrattenimento”, visto che pranzare con i propri cari, riuniti intorno al tavolo (anche durante un’uscita speciale al McDonald’s) è già di per sé un ottimo modo di passare il tempo, magari chiacchierando o scambiandosi delle opinioni su ciò che si sta mangiando.
La catena non è nuova all’uso di stratagemmi poco in sintonia con le regole di  una corretta educazione alimentare. Ricordiamo ad esempio l’uso di sorprese all’interno del menu per bambini, l’Happy Meal, una tecnica premiale che sposta l’attenzione dal cibo al gioco.

Abbiamo chiesto un commento a Margherita Caroli, esperta in nutrizione pediatrica, past president dell’Ecog* “Secondo le raccomandazioni dell’European Academy of Pediatrics e dell’European Childhood Obesity Group, che insieme hanno pubblicato un articolo sull’uso di tablet, smartphone e simili nell’infanzia su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, questi strumenti non dovrebbero essere disponibili per bambini di età inferiore a 4 anni. L’utilizzo dei dispositivi riduce l’interazione tra il bambino e le altre persone e quindi ne limita lo sviluppo psicomotorio.

tablet mcdonald 2018
Tablet, smartphone e simili non dovrebbero essere disponibili per bambini di età inferiore a 4 anni

L’uso di distrazioni varie, fra cui il gioco con i tablet, è la miglior tecnica per indurre una separazione fra assunzione di cibo e percezione della stessa. Questo provoca anche la mancata percezione del senso di sazietà, per cui i bambini possono continuare a mangiare oltre le loro necessità.
Si tratta però di un comportamento – continua la Caroli – gradito ai genitori che vedono i figli, in particolare quelli fino a 6-7 anni , come “troppo magri e sciupati” e che per questo motivo spesso aumentano la frequenza di visite ai fast food «perché così il bambino almeno mangia…». In questo modo i genitori dimenticano che la qualità del cibo è altrettanto, se non più, importante della quantità. Il consumo frequente di pasti presso i fast food restaurant non facilita lo sviluppo di abitudini alimentari sane perché i prodotti preferiti dai bambini sono troppo ricchi di grassi (soprattutto saturi), sale o zucchero”.

I genitori dovrebbero scoraggiare la cattiva abitudine di mangiare davanti a uno schermo, anche se in molti casi si tratta di una lotta impari, se si va a mangiare in un McDonald’s che offre addirittura il tablet sul tavolo. “C’è anche la possibilità – precisa l’esperta – che i bambini chiedano esplicitamente ai genitori di andare proprio in quesi ristoranti che offrono gli schermi per giocare. Il meccanismo è simile a quello del regalino abbinato agli Happy Meal pensati proprio per i più piccoli. Le tecniche di marketing sono terribili e sanno esattamente come stimolare i comportamenti di adulti e bambini. Sperando poi che nel tablet non siano presenti giochi “brandizzati”, cioè con il logo di McDonald’s, che altro non farebbero che prolungare e rendere ancora maggiore la dipendenza dal fast food.

Cercare di far passare un’azione pubblicitaria e di marketing come un servizio reso ai clienti è poco etico. Visto che poi parliamo della salute del futuro del mondo, un po’ di attenzione e di rispetto dei più piccoli non farebbe male.”

* ECOG è un gruppo paneuropeo di professionisti che si occupano di obesità infantile e sovrappeso.

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264
indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2018. Clicca qui

  Valeria Nardi

Valeria Nardi
Giornalista

Guarda qui

Fit woman showing hands heart sign on her stomach

L’intestino è il “secondo cervello” dell’organismo che influenza umore e psiche. Ne parla Rita Bugliosi in una nota su l’Almanacco della Scienza del CNR

Sono sempre più numerose le prove di una profonda connessione tra il cervello e l’intestino, …

6 Commenti

  1. l’azienda privata in questione è libera di fare ciò che vuole. Non mi sento di dare a questa particolari “colpe” o rimproveri. Sicuramente gli studi aziendali fatti avranno dimostrato,come ha intuito la nutrizionista, una separazione fra assunzione di cibo e percezione della stessa con l’uso di un device interattivo, provocando la mancata percezione del senso di sazietà..

    Il punto qui è che quei bambini non dovrebbero mettere mai piede in quel locale e la responsabilità è solo dei genitori che non sanno proporre alternative perchè danno a quel “cibo” lo stesso peso del cibo che mangiano a casa non vedendoci nessun particolare differenza. Probabilmente a casa mangiano ancora peggio :)))

  2. Se un bambino, fino ai 6 anni, entra in un fast food restaurant e gioca con un tablet, sapendolo utilizzare, mi chiedo innanzitutto come faccia a saper utilizzare una tecnologia del genere.
    Sono forse delle aziende di ristorazione ad insegnare ai bambini sotto i 6 anni come passare il tempo a tavola?
    Io di anni ne ho 28, lo smartphone durante i pasti non lo utilizzo perché i miei genitori mi hanno insegnato a non utilizzarlo, così come non portavo i giochi non digitali a tavola.
    Mi capita di recarmi da MacDonald’s e, dopo aver bevuto un caffè, leggere il giornale (nella forma cartacea o in quella digitale sul tablet da loro fornito).
    Credo che come al solito si dia molto peso a cause estranee ed esterne a ciò che concerne l’educazione parentale e genitoriale come appunto la scorretta alimentazione.
    Risulta infatti più facile utilizzare il tablet, il gioco premio dell’happy meal, gli schermi interattivi come “baby sitter” che dedicarsi al fanciullo che fa capricci e poi colpevolizzare l’azienda che produce junk food.
    Perché, come al solito, in ogni analisi pressappochista comparsa sui social network, la colpa è sempre degli altri.

  3. Trovo questo articolo su McDonalds un pochino “tirato per i capelli”. Se io, azienda privata, metto i tablet a disposizione dei miei clienti, dove sta il problema?
    Forse, ma solo forse, il problema sta nei genitori che usano il tablet per far giocare il bimbo e farlo stare “calmo”.
    Se proprio vogliamo parlare, parliamo del fallimento genitoriale, non di come una ditta scelga di dotarsi di impianti tecnologici a favore dei clienti.
    Poi, se proprio vogliamo, portate i bimbi nella catena di ristorazione veloce concorrente, li i tablet non ci sono…
    Per me, che ho un figlio di 7 anni, il problema non si pone, Mc è a 35 km da me e non ci capita di andarci.

    • Roberto La Pira

      Il suo punto di vista è interessante ma il confine tra la scelta genitoriale e le furberie del marketing per una parte della popolazione italiana è molto labile

  4. prof.ing.Giancarlo Spadanuda

    Nel contesto dell’articolo NULLA viene detto in merito alla pericolosità sulla salute dovuta al wi fi accertata dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro-afferente all’OMS) che li classifica “possibili cancerogeni” sin dal maggio 2011: probabilmente la notizia NON è a conoscenza dell’autrice dell’articolo; ma se così non è desta perplessità che la Vs. pregevole pubblicazione NON ne faccia menzione.
    prof.ing.Giancarlo Spadanuda-CTU della Magistratura per l’Elettrosmog

    • Il wifi..da Perito elettronico le posso assicurare che il problema se mai è ben altro. Preoccupiamoci piuttosto dei residui di pesticidi e antibiotico presenti in quelle carni e degli additivi alimentari frequenti in quei cibi , che ormai è stato dimostrato alterano il microbioma. provocando disbiosi intestinale… e i giovanissimi sono ancora più a rischio.

      il wifi almeno perde potenza oltrepassando pareti-oggetti.. le onde radio del proprio cellulare quando l’ha all’orecchio no..quelle si presentano alcuni problemi significativi..come ricorda anche lo IARC