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Insetti nel piatto: come vengono allevati i grilli? In arrivo dossier dalla Thailandia per la commercializzazione in Europa

Nei giorni scorsi ho visitato un allevamento di grilli (“house crickets”, Acheta domesticus), destinati ad essere venduti sia a livello locale sia ad essere esportati in Giappone, negli Stati Uniti e anche in alcuni paesi europei in cui è attualmente autorizzata la commercializzazione di insetti ad uso alimentare. L’allevamento è situato in un’area rurale a circa 70 km da Bangkok, circondato da risaie. Questo aspetto è importante perché alcuni sottoprodotti della coltivazione del riso vengono utilizzati per l’alimentazione degli insetti. Si tratta di un edificio a due piani che ospita delle grandi vasche larghe circa 2 metri per un metro di altezza in cui si svolge tutto il ciclo vitale dei grilli.

Il ciclo inizia con l’inserimento in una delle vasche di un vassoio contenente fibra di cocco, in cui i grilli adulti hanno deposto le uova. Si tratta di una sorta di incubatoio, le uova vengono tenute per pochi giorni al buio e nel giro di una settimana schiudono; i grilli neonati nei primi giorni hanno a disposizione piccole quantità di cibo ed acqua, e tale quantità viene progressivamente incrementata fino al termine dell’accrescimento, che avviene in circa 45 giorni. Le vasche di allevamento contengono dei cartoni per la raccolta delle uova, dove i grilli possono nascondersi come tipicamente fanno in natura, e sono coperte da una rete per evitare l’uscita dei grilli e l’ingresso di altri animali.
Giunti a maturazione, i grilli cominciano a farsi rumorosi e a deporre le uova, che andranno a loro volta a popolare una nuova vasca, mentre quelli pronti per il consumo vengono “macellati” tramite lavaggio o congelamento, asciugati ed impacchettati, per essere inviati all’impianto di trasformazione, dove viene prodotta la farina di grillo, base per la produzione di pasta, barrette, dolci, ecc. I grilli vengono anche venduti tal quali, fritti e confezionati come snack per l’aperitivo.

allevamento insetti grilli
Allevamento di grilli in Thailandia

I ristoranti tipici thailandesi propongono nel menu vari tipi di insetto, fra cui grilli, cavallette, uova di formica, bachi da seta, si tratta di alimenti tipici soprattutto delle zone rurali del nordest della Thailandia, ma che stanno diventando di moda anche nelle città, tanto da entrare a far parte anche di ristoranti chic di Bangkok; li si può quindi assaggiare come alimento povero, tipico dello street food, ma anche come ingrediente di una cena gourmet. Difficile dire se avranno successo fra i consumatori italiani…probabilmente l’insetto tal quale resterà un alimento di nicchia.

Ai sensi del Regolamento (UE) 2015/2283 sui novel food, i prodotti che non hanno una storia significativa di consumo alimentare in UE prima del 1997 sono novel food e pertanto, per poter essere commercializzati, richiedono una preventiva autorizzazione a livello europeo che è subordinata all’accertamento della loro sicurezza.
Il predetto Regolamento ha introdotto una procedura specifica e semplificata per quei prodotti, definiti come “alimenti tradizionali da Paesi terzi”, che sono novel food in UE ma che hanno una storia di consumo alimentare da almeno 25 anni in un Paese terzo e che derivano dalla produzione primaria. Il Ministero dell’Agricoltura thailandese sta predisponendo un dossier da sottoporre alla Commissione Europea per l’immissione in commercio come “alimenti tradizionali” di grilli, in qualità di alimenti derivati dalla produzione primaria.

bachi insetti piatto
Bachi, cavallette, grilli e altri insetti sono normalmente consumati in molti Paesi

Il documento, redatto secondo le linee guida predisposte dall’EFSA, dovrà essere corredato da dati ufficiali relativi al consumo legale da almeno 25 anni in Thailandia e dai dati scientifici sulla sicurezza relativi al periodo in cui sono stati consumati, da quelli sulla composizione nutrizionale del nuovo alimento e sulla presenza di possibili contaminanti (chimici e microbiologici) che possono intervenire nel corso dell’allevamento, nonché da dati sui potenziali rischi allergenici. Nel documento dovranno essere indicate anche le modalità d’uso per i cittadini europei e le indicazioni da riportare in etichetta.
Se la procedura si concludesse positivamente, tra circa un anno i grilli potranno essere commercializzati nei vari Paesi UE, a patto che gli allevatori rispettino i requisiti della normativa europea in ambito di sicurezza alimentare. Insomma, stante che siano garantite le normative igienico-sanitarie come avviene per qualsiasi altro alimento, i consumatori avranno una possibilità di scelta in più.

Antonia Ricci – Membro della missione della Commissione Europea programma “Better Training for Safer Food” (per dare supporto al Ministero dell’Agricoltura thailandese nella preparazione del dossier che sarà inviato a Bruxelles per chiedere l’inserimento dei grilli e della farina di grillo nell’elenco dei “Novel Food”, ai sensi del nuovo Regolamento (EC) 2283/2015).

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Guardi, mia moglie è thailandese, in 30 anni l’ho vista mangiare insetti una sola volta, cavallette fritte. Questa cosa dei thailandesi che sarebbero ghiotti di insetti, è un po’ una leggenda metropolitana, l’insetto è uno snack pomeridiano venduto principalmente ai carrettini non certo pietanza di un pasto.
    Se poi ci sono ristoranti veri e propri che propongono nel menu degli insetti, sono un qualcosa tipo da noi quelli che a Roma propongono lumache o frattaglie. Ristoranti particolarissimi, non si trovano ad ogni angolo di strada.

    I ristoranti in generale in Thailandia propongono pesce, maiale, pollo, frutti di mare, manzo come fonte di proteine animali. Gli insetti forse fra gli hi-so di Bangkok per la serata trasgressiva una o due volte l’anno come da noi uno che va al ristorante etnico, ma poi per il resto dell’anno ci va giù di carbonara.
    Già forse in Isaan è più diffuso, l’insalata di uova di formiche , che mi dicono essere buona, una zuppa di bachi , ma stiamo sempre parlando di modesti esercizi da street food composti da un carretto e tre tavolini. E comunque anche in Isaan va per la maggiore il pollo, il maiale, il pesce e il bovino in genere è il bufalo, anche se ultimamente la carne di vacca comincia a diffondersi.
    Voglio dire, il ragazzo che porta la fidanzata a cena, non le dice “cara, ci facciamo dei grilli thermidor?” La porta a mangiare al centro commerciale pollame, maiale o seafood. O in Isaan vanno a mangiare somtam e pla ra (insalata di papaya con salsa di pesce fermentato) o khao niao e gai yang (riso glutinoso e pollo al barbecue).
    Di questo passo ci convincerete che l’insetto è buono e finiremo con il mangiarlo più noi che gli asiatici.

    • No questo..non credo! Lasciamoli pure agli asiatici.
      Più che altro sono convinto che tutta la manovra sugli insetti, sia motivata dal progetto di produzione di farine proteiche per integratori iperproteici, adatti agli sportivi ed al business degli aiuti alimentari ai paesi poveri.
      Sulla possibilità che nei nostri ristoranti siano inseriti nei menù, la vedo come lei piuttosto dura ed al massimo come curiosità eccezionale per annoiati culinari, che non sanno più cosa mangiare di strano e ricercato.

  2. Quello che è preoccupante, secondo me, è questo martellamento mediatico che fa passare il messaggio che ormai ci rimane solo che mangiare insetti.
    E l’Europa fa la sua parte, in senso negativo naturalmente.

    • Non sono d’accordo. Sarebbe meglio che noi Europei facessimo meno gli schizzinosi e cominciassimo seriamente a pensare a questa eventualità culinaria.
      Caro @Ezio e caro @mauro al momento noi occidentali, con la nostra dieta alimentare in primis, siamo responsabili di un danno significativo ed evidente (basta non nascondere la testa nella sabbia) nel comparto agrario – circa la META’, e dico la metà, dei campi coltivati che vedete ogni giorno quando fate le passeggiate spensierati andrà per alimentare bovini – suini in allevamenti intensivi e non .. OGGI nel 2018, con tutto quello che sappiamo, è decisamente RACCAPRICCIANTE pensare che tutto questo cibo vegetale debba andare x dei mammiferi grandi e grossi tremendamente onerosi sia come dispendio idrico che in termini di escrementi reflui, fatevi una passeggiata negli allevamenti di suini a modena..(tra l’altro per i suini mangiare sementi in continuazione è anche qualcosa di errato come dieta dato che questa specie in natura mangia semi con rarità)

      Gli insetti sotto questo aspetto sarebbero la soluzione definitiva. Verdura e carne di insetti e percentuale di carne di bovini-suini non superiore al 20% del totale… E il pianeta ringrazzierebbe.

      Sicuramente si può cominciare con la farina di insetti da usare in parte per il nostro pane, dolci e la pasta (tra l’altro hanno il sapore di nocciola).